ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIntervista a Piercarlo Rossi

«La programmazione è ineccepibile, ora serve fare sistema tutti insieme»

Direttore dell’Istituto universitario studi europei (IUSE)

di Filomena Greco

 Piercarlo Rossi, direttore dell’Istituto universitario studi europei (Iuse)

2' di lettura

«l’Italia ha puntato molto sul tema della coesione a partire dalle regioni del Sud oltre che in riferimento ad altre situazioni, questa negoziazione ha contribuito a far aumentare le risorse per il paese». Nasce in questo contesto l’aumento delle risorse per il Fesr del Piemonte nel periodo di programmazione 2021-2027, come spiega Piercarlo Rossi, docente dell’Università di Torino e presidente dell’Istituto Universitario di Studi Europei (IUSE).

Punti di forza e punti di debolezza del Piemonte?

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Sicuramente questa programmazione è stata costruita bene, e le maggiori risorse destinate al Piemonte lo confermano. Il Piemonte è indietro rispetto alle regioni frontrunner in Europa su alcuni parametri, ma ha puntato su uno strumento che la aiuti a sanare alcuni gap. La regione, rispetto a casi virtuosi come l’Emilia Romagna, ha meno opportunità di fare sistema: l’Emilia Romagna ha storicamente potuto contare su una realtà come Aster, diventata successivamente ART-ER, società consortile tra la Regione, le Università, gli Enti pubblici nazionali di ricerca, nata per favorire lo sviluppo dell’ecosistema dell'innovazione e della conoscenza. Si tratta di una realtà capace di fare lobbing a Bruxelles e creare meccanismi efficaci per la pianificazione e la gestione di bandi e fondi. In Piemonte non esiste ancora un meccanismo simile ed un reale coordinamento sulle politiche legate a ricerca e innovazione. Però in Piemonte si è puntato più che in altri territori sulla creazione di infrastrutture per la ricerca e l’innovazione, ad esempio all’interno del Politecnico, dell’Università di Torino e del Piemonte Orientale. Si tratta di realtà importanti che permettono di creare laboratori aperti alle imprese, aspetto fondamentale per un territorio caratterizzato da imprese piccole che faticano a fare Ricerca e Sviluppo e che ha bisogno di stimolare il trasferimento tecnologico.

Quali le sfide più signiticative per questo territorio?

La vera scommessa del nuovo Fesr è rappresentata dal tema delle competenze, la programmazione è strutturata per lavorare in sinergia con il Fondo Sociale europeo (FSE) e le competenze rappresentano la chiave abilitante per i processi di innovazione. Il Piemonte in realtà ha visto nascere un’esperienza di eccellenza, sul tema della formazione, rappresentata dai dottorati di alta specializzazione che sono rimasti in unicum in Italia. Si tratta di percorsi di Alto apprendistato molto interessanti. In Lombardia per esempio vengono solo erogati voucher alle imprese che assumono dottorandi mentre in Piemonte ci si fa carico di tutte le spese.

Si parla spesso di ecosistema dell’innovazione. Come è posizionato il Piemonte?

La Regione sta rilanciando l’esperienza dei Poli di innovazione e dovrebbe riaprire i bandi per trasformarli in veri e propri hub per la ricerca e la formazione creando un sistema unico che metta insieme ITS ed Atenei su filiere chiave come quella della mobilità sostenibile.

Come se la cava il Piemonte sul fronte della progettazione?

Per il Piemonte il problema come dicevo è quello di fare sistema. Ci sono Dipartimenti universitari che vincono bandi continuamente ma che spesso hanno partner industriali che arrivano da fuori. In generale poi il paese ha un problema di carenze di organico nell’apparato amministrativo, a fronte di regole molto complicate per gare e bandi. Il tema dunque non è la capacità di spendere ma la lentezza indotta dai procedimenti amministrativi e dal sottodimensionamento dell’apparato burocratico.

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