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La propaganda russa prova a nascondere la guerra, ma non ci sta riuscendo grazie ai social

La strategia di non menzionare la guerra, di occultare la pioggia di fuoco a cui ogni notte sono sottoposte le città ucraine, ha scatenato un clamoroso effetto boomerang, coni canali social in fermento per ripristinare la verità

di Biagio Simonetta

Ucraina, Putin: "L'Occidente è un impero di bugie"

3' di lettura

Ha bisogno del consenso del suo popolo, Vladimir Putin. Ne ha bisogno come l’aria, ora che il mondo esterno sembra averlo isolato. E sa che la macchina della propaganda deve lavorare in modo infallibile, in questi giorni. Nascondere la guerra, veicolare solo informazioni approvate dal Cremlino, evitare parole come “attacco, invasione o dichiarazione di guerra” per descrivere quanto sta succedendo in Ucraina.

È prassi, nei Paesi in preda al totalitarismo. È prassi, nella Russia di Putin. Dal Roskomnadzor, servizio federale che controlla la comunicazione nel Paese, hanno spiegato che solo «le fonti ufficiali russe hanno informazioni accurate e aggiornate». E i media che non si attengono corrono il serio rischio di essere banditi.

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La realtà parallela russa

L'invasione dell’Ucraina, insomma, è accompagnata da una narrativa ufficiale russa che racconta una realtà parallela, parla di «operazione militare speciale» e tutto sta andando secondo i piani del Cremlino. Tutto questo è fatto per assicurarsi che i cittadini russi non sappiano che è in corso una vera e sanguinosa guerra.

La propaganda di Putin può contare su una macchina ben oliata che ha già funzionato in passato, creando sostegno ai precedenti conflitti nell’Ucraina orientale e in Siria, e che si alimenta di una brutale repressione del dissenso in patria e nella vicina Bielorussia. Stavolta, però, ci sono elementi nuovi. Applicazioni per smarphone (come Telegram) e social network che veicolano messaggi che il Cremlino non può intercettare. C’è Anonymous che ha hackerato siti di informazione, lanciando messaggi chiari. Tutti fendenti che hanno ferito visibilmente la propaganda di Putin. E che stanno creando una certa insofferenza, all’interno dell’opinione pubblica russa.

Difficile nascondere la realtà

Sulle Tv di Stato e sui giornali russi, dal Cremlino stanno provando a inquadrare il conflitto come una guerra per liberare i russofoni nella regione di confine del Donbass, controllata dai separatisti, costringendo i media a non far menzione delle feroci battaglie in corso nel resto dell’Ucraina. «Le autorità ucraine stanno facendo la guerra con la loro stessa popolazione in città dove non ci sono truppe russe, in primis a Kiev», ha affermato falsamente Artyom Sheinin, conduttore di un talk show politico sulla Tv di Stato. Un esempio di come funzioni la propaganda. Ma nel mondo digitale del 2022, nascondere verità così nette è un’operazione complessa.

Effetto boomerang

La strategia di non menzionare la guerra, di occultare la pioggia di fuoco a cui ogni notte sono sottoposte le città ucraine, ha scatenato un clamoroso effetto boomerang, coni canali social in fermento per ripristinare la verità.

La propaganda russa sembra essersi spinta talmente oltre, che addirittura pare abbia colto di sorpresa anche alcune truppe. Alcuni soldati russi erano convinti che la popolazione ucraina li avrebbe accolti come liberatori. Invece stanno combattendo da giorni contro la resistenza autoctona.

«Negare la realtà è nella peggiore tradizione sovietica. Hanno negato Chernobyl e ora sta accadendo esattamente la stessa cosa» ha detto al Financial Times, Kostyantyn Batozsky, un analista politico ucraino.

La fase 2 della propaganda

Ora la propaganda è passata alla fase 2: dall’occultamento allo stravolgimento della realtà. Dal Cremlino hanno cambiato tattica sabato scorso, dopo che l’Ucraina ha comunicato di aver resistito al primo feroce assalto notturno a Kiev, e il suo presidente, Volodymyr Zelensky, ha pubblicato sui social network un video che mostrava se stesso e i suoi principali collaboratori ancora nella capitale. Così da Mosca hanno deciso di interrompere alcuni programmi del palinsesto tradizionale, per trasmettere talk show politici che ripetono la linea del governo.

Attualmente, la televisione di Stato è la principale fonte di notizie per quattro russi su cinque, mentre il Paese ha iniziato a limitare l’accesso a Facebook e Twitter. Ma i canali telegram alternativi alla propaganda stanno esplodendo, e i cittadini che utilizzano una Vpn per accedere ai social network silenziati da Putin riescono a intercettare l’informazione non captata dal Cremlino. Per questo, più a lungo va avanti questa guerra, più la percezione dei russi potrebbe cambiare. Un rischio che Vladimir Putin non può correre.

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