ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIL «MODELLO MILANO»

La proposta del M5S: una Procura Nazionale Antievasione fiscale nei tribunali

Interrogazione ai ministri dell’Economia e della Giustizia di 46 parlamentari grillini. Chiedono l’istituzione di una struttura nazionale per la lotta all’evasione fiscale e di direzioni distrettuali nelle Procure italiane e propongono l’estensione del “Modello Milano” ideato dal procuratore Francesco Greco

di Angelo Mincuzzi


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Daniele Pesco (Imagoeconomica)

2' di lettura

La costituzione di una Direzione nazionale antievasione che coordini l'operato di nuove Direzioni distrettuali incardinate presso le Procure della Repubblica dei tribunali italiani e l'adozione del “Modello Milano”, ideato dal procuratore Francesco Greco, anche in altre realtà italiane per velocizzare le indagini sull'evasione fiscale.

Sono le richieste di un gruppo di 46 parlamentari del Movimento 5 Stelle contenute in un'interrogazione inviata al ministro dell'Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, e al responsabile della Giustizia, Alfonso Bonafede.

Miliardi di euro recuperati
Il primo firmatario e ideatore dell'iniziativa è il presidente della Commissione Bilancio del Senato, Daniele Pesco, ma nel documento ci sono - tra le altre - le firme di Elio Lannutti, Primo Di Nicola, Barbara Lezzi e del presidente della Commissione Antimafia, Nicola Morra.

L'interrogazione prende spunto da un articolo del Sole 24 Ore sul “Modello Milano” che - come ha ricordato il procuratore Francesco Greco durante la presentazione del Bilancio sociale 2018 della Procura - ha permesso allo Stato italiano di recuperare 5,6 miliardi di euro di evasione fiscale, di cui 4,4 già riscossi.

«Il sistema, che è stato ribattezzato “Modello Milano” - scrivono i parlamentari nell'interrogazione -, si basa sulle sinergie tra la procura milanese, la Guardia di Finanza, l'Agenzia delle entrate, delle Dogane e la Banca d'Italia, in cui tutti i soggetti impegnati al contrasto all'evasione fiscale sul territorio hanno agito di concerto, assicurando tempestività, linearità di azione e coerenza di sistema».

Il coordinamento in tempo reale
Data la rapidità di investigazione - ricordano i parlamentari - che ha portato agli accertamenti in tempi brevi, «rendendo vana la possibilità di attendere eventuali prescrizioni dei reati contestati, gli indagati hanno preferito patteggiare la pena, chiudere il contenzioso con l'erario e pagare, regolarizzando le posizioni contestate e riportando in Italia le sedi fittizie all'estero e i relativi capitali. Operazioni dunque che, oltre a recuperare gettito fiscale immediato, garantiranno una regolarità fiscale anche in futuro» con la tassazione dei proventi a venire.

Gli ottimi risultati «sono riconducibili - scrivono i parlamentari - sì alle grandi competenze del personale messo a disposizione di questo “modello”, in grado di collaborare in tempo reale e scambiarsi informazioni e competenze, ma resi possibili solo dal procuratore Greco, che ne è stato l'ideatore e ne è tuttora il motore».

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