DECRETO MISSIONI

La proroga della missione di assistenza alla Guardia costiera libica divide la maggioranza

Già a febbraio la decisione di rinnovare il Memorandum del 2017 sottoscritto dal governo Gentiloni ha destato critiche nel Pd

di Andrea Carli

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Un'immagine di un centro detenzione migranti in Libia (foto Ansa)

Già a febbraio la decisione di rinnovare il Memorandum del 2017 sottoscritto dal governo Gentiloni ha destato critiche nel Pd


2' di lettura

Probabilmente non sarà scivoloso come l’adesione al Mes, ma il dossier - strettamente connesso alla partita per modificare i decreti sicurezza Salvini e al via libera del governo alla richiesta dell’Egitto di acquistare due moderne fregate Fremm - ha una portata potenzialmente destabilizzante per la maggioranza M5s, Pd, Leu e Italia Viva. È il decreto sulle missioni internazionali.

Un mese fa il provvedimento ha ottenuto, con un certo ritardo, il via libera del Consiglio dei ministri. Ora è all’esame delle commissioni Esteri e Difesa della Camera. Dopo il primo passaggio a Montecitorio, il testo andrà al Senato. Qui, dove la maggioranza ha numeri più risicati, qualche senatore - tra Pd, Italia Viva e Leu - potrebbe decidere che il suo voto a favore non è poi così scontato.

Prorogata la missione di assistenza alla Guardia costiera libica

Tra le missioni che hanno ottenuto la proroga per quest’anno, infatti, c’è anche quella che prevede la partecipazione di personale del Corpo della Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri alla missione bilaterale di assistenza e addestramento della Guardia costiera della Marina militare libica, con l’obiettivo di fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione clandestina e della tratta di esseri umani. Il fabbisogno finanziario della missione per il 2020 è stimato in poco più di dieci milioni di euro.

A febbraio il rinnovo automatico del Memorandum del 2017

La decisione di prorogare quella missione da parte del Conte due è giunta a cinque mesi distanza da un’altra scelta dell’attuale esecutivo, altrettanto significativa: il rinnovo automatico, a febbraio, del Memorandum sottoscritto da Italia e Libia nel 2017, sotto il governo Gentiloni (Minniti ministro dell’Interno), alle stesse condizioni e per altri tre anni.

Le proteste nel Pd

Una scelta che in quei giorni ha destato le proteste delle organizzazioni e agenzie internazionali che operano per la tutela dei diritti umani, e di una parte dell’elettorato di sinistra. È stato messo in evidenza in quell’occasione il fatto che la Guardia costiera libica è stata ripetutamente accusata dalle agenzie Onu di traffico e detenzione di esseri umani. A chiedere una revisione dell’intesa, l’interruzione dei rapporti con la Guardia costiera libica e di organizzare un’evacuazione urgente dei campi anche una parte del Pd.

Il delicato passaggio in Senato: governo con numeri sul filo

Il tema dei rapporti con i libici torna ora al centro dell’agenda del Governo, in un contesto di distanze crescenti tra i Cinque Stelle da una parte, Dem, Iv e leu dall’altra (Mes, concessioni autostradali, revisione dei decreti sicurezza di Salvini, legge elettorale). Il passaggio del decreto Missioni al Senato, dove la maggioranza al momento può contare su sette senatori in più rispetto alle opposizioni, potrebbe pertanto rappresentare un rischio per la tenuta dell’esecutivo. La fiducia al decreto elezioni è passata con appena 158 sì, tre sotto la soglia di sicurezza della maggioranza politica di quota 161. Numeri sul filo che hanno spinto l’opposizione a denunciare la fine di questa maggioranza.

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