Salgono i toni della protesta

La protesta dei ristoratori: «Dal 7 maggio apriamo i ristoranti anche al chiuso. Basta prese in giro»

L’annuncio dei ristoratori del Movimento imprese ospitalità (Mio), indignati dopo gli assembramenti di Milano per i festeggiamenti dell’Inter campione d’Italia e l’invasione del centro storico dei tifosi del Perugia per la promozione in serie B

A Milano riaprono bar e ristoranti, molta gente nonostante meteo

2' di lettura

Dal 7 maggio apriranno i ristoranti a pranzo e cena, anche al chiuso, seguendo i protocolli approvati il 29 aprile dalla Conferenza delle regioni. Sale il tono della protesta dei ristoratori del Mio, il Movimento imprese ospitalità. «Ora basta con le prese in giro. Il comparto dell'ospitalità a tavola è stanco di fare da capro espiatorio. Dopo i maxi-assembramenti di Milano e Perugia, ormai è “liberi tutti”», ha detto Paolo Bianchini, presidente di Mio Italia, Movimento imprese ospitalità. Gli assembramenti di Milano per i festeggiamenti dell’Inter campione d’Italia e l’invasione dei tifosi biancorossi del centro storico di Perugia per la promozione in serie B della squadra di casa hanno indignato le categorie più penalizzate dai lockdown legati alla pandemia creata in Italia dal nuovo coronavirus.

La minaccia: dal 7 maggio riapriremo anche al chiuso

E la sera del 3 maggio, in una manifestazione improvvisata davanti a Montecitorio, hanno annunciato che dal 7 maggio riapriranno anche al chiuso. «Sono mesi che il comparto dell'ospitalità a tavola viene penalizzato, colpevolizzato, assunto a capro espiatorio del contagio e poi vediamo le immagini dei maxi-assembramenti di decine di migliaia di persone a Milano e a Perugia. Lo Stato bastona il vecchietto che consuma cornetto e cappuccino al bancone, si dimostra rigido, severo e intransigente nella festività di Pasqua come in qualsiasi altro giorno, e poi stranamente dimentica eventi prevedibili da settimane, come i festeggiamenti per lo scudetto dell'Inter e quelli per il rientro in B del Perugia. E sempre stranamente continua a non accorgersi degli assembramenti sui mezzi pubblici di tutta Italia. Perché il problema, a quanto pare, sono sempre e solo i ristoratori».

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I ristoratori pagano un prezzo altissimo

E dopo quanto accaduto a Milano e a Perugia hanno chiesto al premier Draghi «provocatoriamente le dimissioni del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, in quanto riteniamo che i ristoratori stiano pagando un prezzo altissimo che non rispecchia i numeri attuali della pandemia. I ristoranti sono chiusi, se non all’aperto ed esclusivamente in zona gialla, mentre le feste dello scudetto sono ammesse. Basta a queste restrizioni che penalizzano solo le nostre aziende». E annunciano che «dal 7 maggio chi vuole salvare se stesso e le proprie attività aprirà a pranzo e cena, sia all’aperto, sia al chiuso, rispettando il protocollo e le nuove linee guida sottoscritte dalla Conferenza delle regioni il 28 aprile scorso».

La contestazione sui numeri

Contestano, numeri Iss alla mano, «i motivi per cui le restrizioni risultano inaccettabili. Dall’inizio della pandemia, secondo l’Istituto superiore di sanità, si sono registrati 4.419 decessi di persone con età inferiore ai 60 anni. Il virus continua, dunque, ad avere un impatto relativamente basso sugli under 60. Perchè chiudere in maniera indiscriminata i ristoranti se questi cittadini vengono colpiti in maniera marginale? Si pensasse, inoltre, a vaccinare in maniera massiccia gli over 60 piuttosto che imporre chiusure dannose e prive di senso».

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