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La protesta al Villaggio Coldiretti di Milano: tra i giovani tagli in un’azienda su 4

Gli agricoltori al Parco Sempione per promuovere e difendere le eccellenze dell’agroalimentare e chiedere misure urgenti contro la crisi dovuta al caro energetico

di Emiliano Sgambato

La protesta dei giovani agricoltori al Villaggio Coldiretti di Milano

4' di lettura

Con animali e prodotti tipici al seguito, gli agricoltori della Coldiretti si sono dati appuntamento al Parco Sempione di Milano, dove è allestito – da oggi 30 settembre fino a domenica – il Villaggio Coldiretti, per difendere l’agroalimentare tricolore e denunciare «una situazione insostenibile che minaccia la sopravvivenza stessa del Made in Italy a tavola, a causa dell’esplosione dei costi di produzione e della crisi nei consumi scatenate dalla guerra in Ucraina».

«Un giovane agricoltore su quattro – denuncia Coldiretti – ha ridotto la produzione a causa dei rincari energetici aggravati dalla guerra in Ucraina che hanno provocato un aumento record dei costi, dal gasolio ai concimi, dai mangimi ai materiali per l'imballaggio e mettono ora in pericolo il futuro di un’intera generazione impegnata a lottare per l’autosufficienza alimentare ed energetica».

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Il Villaggio tra promozione e protesta

Sui cartelli dei manifestanti si legge “Senza agricoltura non si mangia”, “Lavoriamo 24 ore per il contatore”, “Fermiamo le speculazioni”, “Mungiamo le mucche, non gli allevatori”, “No Farmers No Food”, “La burocrazia uccide i campi”. Dagli apicoltori ai mungitori e ai viticoltori, i giovani agricoltori sono schierati tra balle di fieno con gli indumenti da lavoro e gli attrezzi. Con loro c'è l'asinella “Terra”, simbolo della volontà di continuare a costruire il proprio futuro in campagna nonostante le difficoltà.

Al Villaggio sono attesi migliaia gli agricoltori arrivati da tutta Italia per far conoscere i primati del Made in Italy a tavola, «nella più grande fattoria mai realizzata nel centro di una città» con mercato contadino, street food a chilometri zero, pet therapy, agrichef, agriasilo, le innovazioni tecnologiche a basso impatto ambientale. E naturalmente le eccellenze di Filiera Italia e i prodotti del social farming.

L’innovazione è giovane

Nell’ultimo anno, secondo l'analisi Coldiretti-Divulga, sono nate in media 17 nuove imprese giovani al giorno e sono 56mila aziende guidate dagli under 35 che hanno una superficie che è quasi il doppio della media (18,3 ettari di Sau per azienda contro 10,7), un fatturato più elevato del 75% e il 50% di occupati per azienda in più.«Le imprese giovani sono dunque più grandi e più orientate al mercato – si legge in una nota – e il loro livello di digitalizzazione è il doppio dell’agricoltura nel complesso, così come più elevata risulta la propensione all’innovazione (il 24,4% dei giovani ha realizzato almeno un investimento innovativo nel triennio 2018-2020, a fronte del 9,7% dei non giovani)».

«Le imprese giovani hanno di fatto rivoluzionato il mestiere dell'agricoltore – continua Coldiretti – impegnandosi in attività multifunzionali che con la crisi energetica scatenata dalla guerra in Ucraina sono diventate sempre più strategiche. Si va dalla produzione di energie rinnovabili per contribuire all’autosufficienza delle fonti di approvvigionamento allo sviluppo della filiera corta con la vendita diretta che abbatte i trasporti fino all'agricoltura sociale per il superamento delle diseguaglianze. Un fenomeno che rischia ora di essere messo all'angolo dall’esplosione dei costi alimentata dalla guerra, aggiungendosi ai problemi già causati dalla burocrazia, che sottrae alle aziende 100 giorni di lavoro e ostacola spesso lo stesso accesso alle risorse comunitarie».

La crisi dei consumi

Il tutto in un contesto in cui, ricordano gli agricoltori, a causa dell’aumento dell’inflazione e delle bollette più di un italiano su due taglia la spesa nel carrello a causa della crescita record dei prezzi, che ha ridotto il potere d’acquisto dei cittadini con un effetto a valanga sull’intera filiera agroalimentare che dal campo alla tavola vale 575 miliardi di euro, quasi un quarto del Pil nazionale.

Secondo i risultati di un’indagine condotta sul sito www.coldiretti.it, inoltre, il 18% dei consumatori per effetto dell'inflazionedichiara di aver ridotto la qualità degli acquisti, orientandosi verso prodotti low cost per poter ad arrivare a fine mese, mentre solo il 31% è riuscito a non modificare le abitudini di spesa.

Le 5 priorità per il Governo

Sono cinque le priorità individuate da Coldiretti e poste all’attenzione del Governo che si sta per costituire: sfruttare i fondi del Pnrr per garantire la sovranità alimentare ed energetica e ammodernare la rete logistica; istituire il Ministero dell'Agroalimentare e difendere i 35 miliardi di fondi europei oggi a rischio; no al Nutriscore, al cibo sintetico e agli accordi internazionali che penalizzano il Made in Italy; fermare l'invasione di cinghiali; realizzare un piano invasi per garantire acqua in tempi di siccità.

«Siamo qui a Milano con la prima manifestazione della nuova legislatura per ribadire che non c’è tempo da perdere e bisogna intervenire subito perché la drammatica situazione dei costi delle imprese agricole minaccia direttamente la disponibilità di prodotti per le forniture di cibo alle famiglie italiane con uno shock dal punto di vista alimentare, economico e occupazionale a livello nazionale», ha detto il presidente Ettore Prandini. «L'Italia è infatti costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori – ha aggiunto –. Occorre lavorare da subito per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione oltre a investire per aumentare produzione e le rese dei terreni contro i cambiamenti climatici».

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