economia cinese

La prudenza di Pechino: taglio minimo ai tassi di interesse

La banca centrale cinese vuole evitare l’effetto boomerang di inondare il mercato di liquidità

di Rita Fatiguso


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2' di lettura

Pechino non segue la scia del robusto taglio di 25 punti base della Fed ai tassi di interesse. La Banca centrale cinese, dopo aver lasciato inalterato il tasso di prestito a 5 anni al 4.85%, oggi ha effettuato un taglio minimo, dal 4,25% al 4,20 per cento.

Il nuovo metodo di calcolo, più in linea con le esigenze del mercato, è stato lanciato in agosto per andare in contro alle aziende del settore privato indebitate e in difficoltà a causa della guerra dei dazi. Viene pubblicato ogni 20 del mese. Questo è il secondo taglio al “prime rate” a un anno con questo nuovo indicatore che serve a 18 banche per formulare i tassi alla clientela. Il nuovo prime rate interrompe il collegamento al più rigido medium-term lending facility (MLF) al 3,3%, tagliato l'ultima volta tre anni fa.

La Banca centrale, quindi, non solo non ha cambiato il tasso a cinque anni quasi certamente per contenere i rischi da bolla immobiliare. Ma ha deluso le aspettative di chi dava per certa la riduzione del tasso a un anno (Loan Prime Rate, LPR), adesso al 4.20%, dopo l'ulteriore taglio dei ratios alle riserve bancarie.

Il calo sarebbe così graduale anche per motivi di adeguamento del sistema di calcolo del prime rate, mentre si vuole evitare l’effetto boomerang di inondare il mercato di liquidità.
C'è da considerare che la Cina deve registrare una crescita inferiore alle aspettative. Un LPR più basso potrebbe tradursi in minori costi di finanziamento per aziende e consumatori in un rallentamento dell'economia.

Il taglio del LPR di un anno era ampiamente previsto, ma la maggior parte degli operatori prevedeva che il tasso sarebbe sceso a meno di 10 punti base, con l’aspettativa di un ulteriore calo di 5-10 punti a novembre, nel presupposto che siano necessarie maggiori riduzioni dei costi di finanziamento, dato che la guerra commerciale aumenta i costi e i danni.

    L'economia cinese è cresciuta del 6,2% nel secondo trimestre, il ritmo più lento in quasi tre decenni e la debole produzione industriale, i consumi e i dati di investimento in agosto indicano un ulteriore rallentamento.

    All'inizio di questa settimana, il premier cinese Li Keqiang ha dichiarato che è «molto difficile» per l’economia cinese crescere del 6% o più.
    Ma mentre la Banca centrale cerca di allargare i cordoni dell'economia reale, finora ha evitato il rischio di inondare il sistema bancario con una liquidità eccessiva.

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