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«La pubblicità online deve e può rispettare la privacy». Le novità di Google

Parla il top manager di Google che alla conferenza DMEXCO di Colonia, ha annunciato due nuovi strumenti che contribuiranno a rendere il Web più rispettoso della privacy sia per gli utenti che per gli inserzionisti

di Matt Brittin*

(TarikVision - stock.adobe.com)

4' di lettura

Mai come oggi, l’accesso a informazioni di qualità ha assunto un' importanza cruciale. Stiamo affrontando una pandemia, il costo della vita sta aumentando e siamo in piena crisi energetica, per non parlare della terribile guerra in Ucraina e degli effetti sempre più tangibili della crisi climatica in tutto il mondo.
Le persone hanno bisogno di informazioni affidabili e accessibili per affrontare questo clima di incertezza. Oggi, circa il 95% degli europei è online, e stiamo assistendo a una vera e propria esplosione di strumenti, informazioni e contenuti, tutti sempre più a portata di mano.

Matt Brittin

Da questo punto di vista, gli annunci pubblicitari hanno avuto un ruolo molto importante, in quanto hanno supportato la produzione dei nostri contenuti preferiti, dai giornali alle riviste, dai programmi di intrattenimento in TV al Web. Tuttavia, ora che sempre più persone si connettono e si preoccupano per la propria privacy, il modello di Internet finanziato dalla pubblicità è diventato argomento di dibattito.Le persone rifiutano gli annunci che gli vengono mostrati, come se fossero spam o contenuti invasivi. Gli enti regolatori di tutto il mondo, dal canto loro, chiedono giustamente che su Internet si rispetti di più la privacy e alcuni detrattori chiedono addirittura la proibizione totale degli annunci personalizzati.È chiaro che Internet debba diventare un luogo più responsabile e rispettoso. La pubblicità digitale deve essere più sicura per le persone, più utile per i publisher e più efficace per le aziende. Tuttavia, rinunciare completamente al Web con pubblicità sarebbe un errore.Ecco perché:

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Gli annunci possono essere più rispettosi della privacy

Passare a un mondo senza cookie di terze parti significa reinventare la tecnologia su cui si basa gran parte del sistema pubblicitario e sviluppare nuove soluzioni incentrate sulla privacy. Queste soluzioni non solo sono possibili, ma esistono già.Ne stiamo condividendo e provando diverse tramite Privacy Sandbox, per rendere disponibili nuove tecnologie che consentano agli utenti di visualizzare annunci pertinenti senza violare la loro privacy o monitorare i loro spostamenti da un sito all’altro. Collaboriamo con gli altri player del settore per conseguire questo cambiamento: ascoltiamo le loro opinioni e manteniamo il nostro obiettivo di ritirare i cookie di terze parti entro la metà del 2024.Queste non sono le uniche cose che stiamo cambiando. Oggi, alla conferenza DMEXCO di Colonia, annunceremo due nuovi strumenti che contribuiranno a rendere il Web un luogo più rispettoso della privacy sia per gli utenti che per gli inserzionisti.Il primo è il “Google Ads Privacy Hub”, creato per aiutare gli inserzionisti a stare al passo con le innovazioni dei prodotti e apprendere da altre aziende come loro.Il secondo è “Il mio centro per gli annunci”. L’anno scorso, 300 milioni di persone hanno visitato le Impostazioni annunci, scegliendo di visualizzare annunci più mirati. Il mio centro per gli annunci darà alle persone la possibilità di controllare gli annunci che vogliono vedere su Ricerca, Discover e YouTube, scegliendo cosa piace loro e cosa no, il tutto in unico posto. Questa soluzione è efficace perché i migliori annunci sono quelli utili, pertinenti e sicuri.

Gli annunci saranno più rispettosi della privacy

L’anno scorso abbiamo condotto un sondaggio su oltre 7000 europei e abbiamo scoperto che quando i brand rispettano la privacy del pubblico, i loro annunci hanno un rendimento migliore. Quest’anno, ci siamo spinti ancora più in profondità: abbiamo chiesto a 20.000 europei di raccontarci le conseguenze delle loro esperienze positive e negative riguardo alla privacy.Dalla ricerca è emerso che il settore non solo trarrà vantaggio dal rispettare la privacy delle persone, ma che non può proprio permettersi il lusso di non farlo.I tre quarti delle persone che hanno partecipato al sondaggio hanno preferito acquistare i prodotti o i servizi di brand che hanno dato loro un maggiore controllo sulla propria privacy e quasi la metà ha detto che passerebbe a un brand che rispetti la sua privacy online.Per i brand che non hanno compreso questo aspetto, i risultati sono stati catastrofici. Una brutta esperienza in termini di privacy ha un effetto quasi altrettanto negativo sulla fiducia del cliente che quello di un furto di dati: è sufficiente per convincerlo a passare direttamente a un altro brand. L’impatto di un’esperienza negativa in termini di privacy supera di gran lunga quello di un’esperienza positiva, per cui quando il danno è fatto, per i brand è quasi impossibile riconquistare i clienti.I risultati della ricerca sono chiari: un annuncio che rispetta la privacy è un annuncio efficace. Per questo, il passaggio a un modello più rispettoso della privacy non è facoltativo, ma obbligatorio.

Le persone vogliono un Web con pubblicità

La transizione a un modello di Web con pubblicità più rispettoso e responsabile non è indispensabile solo per la sopravvivenza del settore pubblicitario ma anche per il futuro del Web. C’è chi vuole la proibizione completa della pubblicità personalizzata e l’utilizzo solo di quella contestuale, ma quest’ultima da sola non è in grado di finanziare il Web che piace alla gente. Si stima che se la pubblicità personalizzata cessasse di esistere all’improvviso, da 32 a 39 miliardi di dollari smetterebbero di entrare nelle casse di chi si affida alla tecnologia dell’open web, tra cui i anche i publisher e in un momento in cui le informazioni attendibili sono di estrema importanza.Alcuni sostengono direttamente che tutti i servizi dovrebbero essere a pagamento, ma in questo modo il Web diventerebbe un bene di lusso e miliardi di persone finirebbero per esserne escluse. Per questo, ad esempio, Netflix, che è sempre stata un’azienda pionieristica dal punto di vista degli abbonamenti, sta per introdurre gli annunci per gli utenti che vogliono o hanno bisogno di spendere meno.Questi modelli alternativi non sono solo difettosi ma anche impopolari. Da una ricerca condotta da IAB Europe, è emerso che il 75% degli europei sceglierebbe l’esperienza di Internet attuale rispetto a una priva di annunci mirati, ma in cui dovrebbe pagare per accedere a siti web, contenuti e app.Per la pubblicità online e per il futuro di Internet questo è un momento di svolta improrogabile. Senza la fiducia delle persone, il futuro del Web con pubblicità è a rischio. Per cui dobbiamo accettare il cambiamento: dobbiamo iniziare a creare un Web con pubblicità adatto al futuro. Un Web che dà alle persone le informazioni di qualità che cercano, fornite nel rispetto della privacy che meritano e da brand di cui si fidano. Per quanto ci riguarda, il nostro compito è contribuire a rendere possibile questa transizione.

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