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La pubblicità sul veicolo va pagata anche se vietata

1' di lettura

Non basta che la pubblicità per conto terzi sia vietata sui veicoli a uso privato: la società che si accorda con il proprietario del mezzo per farla esporre sulla carrozzeria in cambio di pagamenti mensili deve onorare comunque il suo impegno a versare le cifre pattuite. È la sentenza 23794/2021, del 21 dicembre, a segnare un’altra tappa del caso “auto no cost”, che nel 2019 ha avuto anche risvolti penali.

La sentenza tocca l’aspetto civilistico tra l’operatore al centro di tutto e un’automobilista. La formula consiste nel veicolare i messaggi di aziende inserzioniste su vetture acquistate da automobilisti, ai quali l’operatore paga un canone mensile se si dimostra che il mezzo è stato visibile al pubblico per almeno 25 giorni quel mese.

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L’operatore sosteneva di non essere più obbligato, date le «interpretazioni restrittive» dell’articolo 23 del Codice della strada date dai vigili, per cui l’oggetto del contratto sarebbe divenuto impossibile. Il giudice rileva che la pubblicità non è l’unico oggetto del contratto e che non c’è impossibilità sopravvenuta, perché l’articolo 23 non è cambiato e l’operatore non ha dimostrato di aver cercato di farne cambiare l’interpretazione.

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