agricoltura

La Puglia chiede a Bruxelles un anno di proroga sulla spesa dei fondi Ue

Mancato l’obiettivo di spesa a fine 2019, alla luce dell’alto livello di contenzioso sul Piano di sviluppo rurale, la regione ha chiesto alla Commissione Ue di spostare tutto l’importo a fine 2020, ma le imprese sono scettiche sulla capacità della macchina amministrativa di spendere 350 milioni in un anno. Le cause che hanno portato al caos

di Domenico Palmiotti


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(Gaetano Lo Porto / AGF)

5' di lettura

Ottime performance, e da qualche anno, nella spesa delle misure del Programma operativo regionale (Por), cioè Fondo europeo Sviluppo regionale e Fondo sociale europeo. Gestione disastrosa, invece, per il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale. È una Puglia a due facce quella che emerge dal rendiconto di spesa a fine 2019. Per la regola del disimpegno automatico, gli agricoltori pugliesi dovranno rinunciare a 142,3 milioni di contributi pubblici del piano di sviluppo rurale 2014-2020.

Il 31 dicembre è infatti scaduto il termine di spesa assegnato dalle regole europee per i fondi stanziati tre anni fa che l'amministrazione regionale non ha erogato nei tempi previsti. Il disimpegno automatico riguarda 86 milioni. Si arriva a 142,3 milioni con la quota di cofinanziamento nazionale. Una bella “botta” per una regione che non solo ha nell'agricoltura un suo punto di forza ma che coordina anche le politiche di settore nella conferenza Stato-Regioni.

La richiesta di deroga
«Stiamo discutendo con l'Unione europea, con la direzione generale agricoltura, sulla possibilità di una deroga perché se non abbiamo potuto spendere, questo è dovuto a cause di forza maggiore» afferma Giovanni Nardone, direttore dell'assessorato alle Politiche agricole della Puglia (dopo l’uscita di Leonardo Di Gioia, dimessosi definitivamente a luglio scorso da assessore, dopo le prime dimissioni di gennaio 2019, per contrasti col governatore Michele Emiliano, la delega è stata presa da quest'ultimo). «A Bruxelles - spiega Nardone al Sole 24 Ore - abbiamo inviato una bozza con l’indicazione di tutte le risorse e facciamo presente che il non speso, a causa dell’enorme contenzioso che si è aperto, è pari a 350 milioni, certamente di più della quota che abbiamo perso. Nella documentazione trasmessa - aggiunge Nardone - dimostriamo che i fondi non spesi sono proprio quelli che, bloccati per il contenzioso, non si potevano spendere. Attendiamo ora la risposta di Bruxelles una volta che avrà esaminato la nostra proposta». La deroga sarebbe di un anno «perché entro un anno contiamo di chiudere il grosso del contenzioso» specifica Nardone.

Lo scetticismo del mondo agricolo
«Sì, la Regione Puglia ha chiesto la deroga di un anno all’Unione Europea - conferma al Sole 24 Ore Luca Lazzáro, presidente di Confagricoltura Puglia -. In pratica, si punta a rendicontare a fine 2020 il target di spesa che si sarebbe dovuto centrare a dicembre 2019 più quello del 2020. Ma sarà possibile? Lo scetticismo è tanto. Perché non pensiamo che la Regione abbia una macchina amministrativa tale da gestire questo volume di spesa, perché gli uffici dell’assessorato hanno perso il personale che avevano, andato in pensione e sostituito con dei precari, e perchè Bruxelles avrebbe fatto presente che chi ha fatto ricorso, non ha mai ottenuto una sospensiva. Ne consegue che l’autorità di gestione poteva comunque procedere, fatti salvi gli accantonamenti prudenziali. Il dato invece abbastanza chiaro - rileva Lazzáro - è che la Puglia ha perso due-tre punti di Pil con i mancati investimenti. E ora sta per esplodere una crisi paurosa dell’uva da tavola dove le difficoltà delle aziende si intrecciano con i mancati investimenti e la situazione della Banca Popolare di Bari».

Le differenze tra Por e Psr
Ma come mai, pur gestiti dalla stessa Regione, i fondi Fesr e Fse vanno bene e il Feasr malissimo? Il meccanismo di assegnazione-erogazione non è uguale. I primi sono gestiti attraverso il metodo dello sportello, cioè i bandi sono a sportello, mentre per il Feasr ci sono procedure e graduatorie che mettono in concorrenza le imprese che avanzano domanda. Ma non c'è solo questa ragione.

Che cosa non ha funzionato nel Psr 2014-2020
«Si tratta di un fallimento annunciato della Regione - attacca Savino Muraglia, presidente Coldiretti Puglia - per non aver voluto rifare le graduatorie sulla base di istruttorie svolte in maniera puntuale, anzi peggiorando la situazione con modifiche ai criteri di accesso a bandi pubblicati nel 2016. Si è così determinato un effetto boomerang che ha aperto la strada ad ulteriori ricorsi alla giustizia amministrativa. A nulla - aggiunge Muraglia - sono serviti i continui richiami, le proposte, le denunce. La sordità politica ha avuto la meglio».

«Nella scorsa programmazione, pur con tutti i limiti, dei buoni risultati c'erano stati - commenta il presidente regionale Lazzàro -. In quella 2014-2020, invece, è stato impostato male il piano di sviluppo, tant’è che Confagricoltura inizialmente si rifiutò di firmarlo. Poi, rimasti soli, lo abbiamo firmato per non essere esclusi dal partenariato, tanto, a quel punto, il piano sarebbe andato avanti lo stesso». Le cause del fallimento, per Confagricoltura Puglia, sono diverse. «È difficile che questo piano possa finanziare aziende che possono realmente competere» ritiene Lazzàro e cita, ad esempio, la misura 4.1, quella sugli investimenti: «Prendiamo un’impresa che abbia 10 ettari vigneto e altrettanti sia di uliveto che di agrumeto. I parametri che permettono un indice positivo di ottenimento aiutano realtà più piccole, non di queste dimensioni». Ma il problema vero sta nell’enorme conflitto giudiziario che si è aperto. «Emiliano, una volta assunta la delega, ha cambiato, a graduatoria chiusa, le modalità di accesso - spiega Lazzàro -. Nel senso che possesso del Documento unico di regolarità contributiva (Durc), bancabilità, sostenibilità dell'investimento, inizialmente andavano mostrati prima, con la modifica, invece, dopo, cioè a valle delle risorse ottenute. Questo ha fatto sì che chi era sotto in graduatoria, è salito sopra e quindi si è scatenato il caos. Una valanga di ricorsi». Non che prima non ce ne fossero. Altri ricorsi hanno riguardato gli indici di performance degli investimenti. «È una cosa che risale alla gestione Di Gioia e che è risultata viziata - spiega Lazzàro -. Le aziende hanno infatti dichiarato che dalla vendita di un prodotto, esempio una bottiglia di olio, o dall’offerta di un bene, tipo una stanza in un agriturismo, avrebbero ricavato determinate entrate, ma, ad una lettura realistica, questo è apparso sovrastimato. La Regione è così entrata nel merito, le aziende sono state escluse e sono arrivati i ricorsi».

Penalizzati anche i giovani agricoltori
Per Muraglia di Coldiretti Puglia, «la gestione è stata un fallimento anche sul fronte dello storico ritorno alla terra che ha portato 5mila giovani under 40 a presentare domanda per l’insediamento in agricoltura. In Puglia - osserva - quasi 9 richieste su 10 (86%) non sono state accolte per colpa degli errori di programmazione della Regione con il rischio concreto di restituzione a Bruxelles dei fondi disponibili». E infine, sottolinea Coldiretti Puglia, sul bando per i giovani, a fronte delle 5.202 domande presentate, solo 750 sono state ammesse all’istruttoria, poco più di una domanda su 10. «Una sconfitta - si evidenzia - per le speranze di tanti giovani».

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