intervista a michele emiliano

«La Puglia laboratorio per le nuove politiche di sviluppo sostenibile»

Per il presidente della Regione l'emergenza ArcelorMittal è il banco di prova per scelte industriali che puntino su innovazione e digitale

di Domenico Palmiotti


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Michele Emiliano è presidente della Regione Puglia dal 2015

4' di lettura

Presidente Michele Emiliano, a Bari, con il focus del “Sole”, si parla di innovazione, però in Puglia c’è l’emergenza ArcelorMittal, ex Ilva, col suo carico di problemi. Teme che il peso di quest’emergenza possa distogliere dal concentrarsi sull’innovazione, che è poi futuro, sviluppo, sostenibilità dell’impresa?
No, anzi. La vicenda Arcelor Mittal, che ha la massima attenzione da parte del Governo e della Regione Puglia, rappresenta un punto di snodo nelle politiche industriali, ma ha anche un valore politico fondamentale dovendosi coniugare salute, occupazione e dinamiche economiche su scala nazionale e internazionale. Se si fosse innovato nel passato, non saremmo ora in una condizione di emergenza. Lo diciamo da quattro anni: solo attraverso importanti investimenti sull’innovazione potremo avviare una transizione epocale verso un nuovo modello di sviluppo sostenibile rispettoso dell’ambiente e della salute.

Spesso è stato attaccato per le sue posizioni sull’ex Ilva e su Tap. È andato anche in rotta di collisione con i precedenti Governi. Non teme che ciò possa influire sulla considerazione che grandi investitori possono avere della Regione Puglia, ovvero ritenere la sua amministrazione un interlocutore con cui è difficile dialogare?
I grandi investitori troveranno sempre un Governo regionale aperto al dialogo, anche tecnico, scevro da ideologie e preconcetti. Le imprese vengono in Puglia perché sanno che siamo capaci e credibili, sanno che gli investimenti devono produrre risultati per le imprese e per il territorio. Ma siamo anche molto chiari su alcuni valori fondamentali, come la legalità, il rispetto dell’ambiente, della salute, del paesaggio, del lavoro: questi presupposti sono un valore aggiunto per chi investe da noi.

Lei per l’ex Ilva ha proposto un’innovazione con decarbonizzazione e idrogeno. Le sue idee, però, non sono andate avanti. Si è spiegato il perché? Perché, come lei ha detto, ci sono lobby che l’hanno ostacolata o perché spinge affinché la svolta avvenga subito quando invece richiede più tempo, e quindi ricerca e risorse?
Invece proprio la crisi Ilva ha fatto sì che il nostro piano di decarbonizzazione abbia improvvisamente messo d’accordo tutti, il Governo, che attraverso il premier Conte ha parlato della decarbonizzazione come un percorso obbligato, industriali e sindacati, che hanno concordato che l’unica tecnologia con quale la fabbrica può proseguire l’attività deve utilizzare gas o idrogeno come combustibile al posto del carbone. La decarbonizzazione non è come mettere un impianto a gas in un’auto. È un processo lungo e complesso, che deve contenere insieme grande coraggio e volontà di innovazione, ma anche capacità di gestire l’attuale struttura industriale migliorandola e utilizzandola per produrre in maniera economicamente vantaggiosa il processo che deve portare ad impianti carbon free ad emissioni nocive tendenzialmente a zero.

Il suo primo mandato di governatore volge al termine. Quale è la sua idea di innovazione per la Puglia e quali risultati hanno avuto le politiche della Regione?
L’innovazione in Puglia è stata fondamentale e lo sarà sempre di più in futuro. Siamo la regione che riesce a impegnare totalmente e meglio delle altre regioni italiane i fondi europei di aiuti alle imprese, perché abbiamo messo insieme il sistema Puglia, e lo abbiamo presentato al mondo. Tante sono le imprese del Nord che, grazie Puglia Sviluppo e Arti, l’agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione, assieme alle Università e al mondo della ricerca, si sono insediate nel nostro territorio. I dati economici della Puglia parlano, come il “Sole 24 Ore” ha più volte documentato, di una controtendenza anche rispetto alla congiuntura negativa dell’Italia.

E proprio da Puglia Sviluppo danno il quadro aggiornato: al 12 novembre scorso, la massa investimenti attivata con gli incentivi disponibili era pari a 4,249.405 miliardi di euro, di cui 769,993 milioni in R&S e innovazione, con un balzo rispetto al 31 maggio scorso quando gli investimenti ammontavano a 3,881.634 miliardi. Pari a 22.252 l’incremento di occupati. Le aree di innovazione fanno riferimento ad aerospazio e aeronautica con 200 milioni, meccatronica con 850, Ict per 550, salute dell’uomo e ambiente per 350, economia circolare per 100.

Presidente, cosa nell’economia della Puglia, ma anche nel sistema pubblico, avrebbe voluto innovare e non è riuscito a farlo?
Avrei voluto che la valanga dei nostri giovani di qualità potesse essere maggiormente impiegata sul territorio che li ha visti nascere e al quale sono visceralmente legati. Tanti sono i pugliesi nel mondo che non vedono l'ora di tornare in Puglia con le loro esperienze e il loro bagaglio culturale e tecnico che potrebbe fare la fortuna delle imprese e della pubblica amministrazione della Regione. Questi giovani sono fondamentali per alimentare e accelerare i grandi cambiamenti economici e sociali che richiedono tempo. La Puglia è un laboratorio dove stiamo sperimentando nuovi modelli di sviluppo in cui il valore della persona e della società è centrale nelle scelte pubbliche.

Dove in Puglia c'è più bisogno di innovazione? E quale salto di qualità dovrebbero fare le politiche future?
Occorre accompagnare il sistema economico verso le due grandi transizioni, quella ambientale e digitale. È un impegno che deve riguardare tutti, individui e imprese, domanda e offerta. Abbiamo comparti già avviati verso tali transizioni e comparti su cui occorrerà continuare ad investire ed incentivare. Le politiche future dovranno essere sempre più sostenute da una capacità di disporre di dati e di una conoscenza profonda delle dinamiche in corso. Stiamo infatti potenziando gli strumenti per meglio valutare l'allocazione di risorse pubbliche e i relativi impatti al fine di rendere sempre più efficaci le politiche stesse. Quanto alle loro finalità, “una lunga vita felice” non è solo un messaggio politico, è un riferimento per orientare le scelte pubbliche, dalla sanità all'industria, dall'alimentazione al turismo, dalla ricerca ai nuovi servizi per le persone e le imprese. È giunto il momento di connettere i settori produttivi tradizionali come l'agricoltura, all'innovazione industriale e commerciale.

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