AGROALIMENTARE

La qualità del cibo paga: crescono i ricavi di Dop e Igp

di Giorgio dell'Orefice


Agroalimentare made in Italy ha valore aggiunto di 61 mld

3' di lettura

La qualità paga. Per i prodotti agroalimentari Dop e Igp (compresi i vini) nel 2017 è aumentato il valore della produzione, sono cresciute – nonostante l'offensiva dei prodotti similari sui mercati internazionali - le esportazioni e si sono rafforzati i consumi interni (almeno per quanto riguarda la grande distribuzione organizzata). È quanto è emerso dal XVI Rapporto Ismea- Qualivita sui prodotti alimentari e sui vini Dop e Igp presentato oggi a Roma.

Secondo i dati del Rapporto 2018 infatti l'intero sistema delle Dop e Igp, compresi i vini, in Italia conta 822 marchi per un valore alla produzione di 15,2 miliardi di euro (+2,6% rispetto al 2016) e un export di 8,8 miliardi (+4,7%). Il comparto vale il 18% dell'intero settore agroalimentare italiano e copre il 21% del totale delle esportazioni made in Italy di food and wine.

Spacchettando i due grandi aggregati il segmento food conta un valore alla produzione di 6,96 miliardi (+3,3%) che diventano 14,7 (+6,7%) al consumo e un export che nel 2017 ha raggiunto i 3,5 miliardi di euro (+3,5%). Ancora più rilevanti i numeri messi in campo dal settore del vino che conta un valore alla produzione di 8,27 miliardi (+2%), un export di 5,26 (+5,8% mentre l'export complessivo compresi i vini non a denominazione sfiora i 6 miliardi) e nel 2017 ha visto una produzione di 2,95 miliardi di bottiglie.

La qualità agroalimentare italiana è quindi un sistema complesso che conta 197.347 operatori e 275 consorzi di tutela e può contare su un sistema di organismi pubblici di controllo che nel 2017 ha effettuato oltre 10mila verifiche.

“I prodotti agroalimentari a indicazione geografica – ha commentato il ministro delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio – sono un asse strategico del paese. Tra le nostre azioni è prioritaria la lotta all'Italian Sounding lesivo dei diritti dei consumatori ma anche degli interessi economici dell'intera filiera agroalimentare. Dobbiamo migliorare la competitività del settore attraverso politiche di sostegno per le aziende agricole e quelle agrituristiche, potenziando l'export, garantendo una filiera sicura ed equilibrata per offrire anche nuovi posti di lavoro ai più giovani”.

“I dati che emergono dal rapporto – ha detto il direttore generale di Ismea, Raffaele Borriello – dimostrano come il sistema delle indicazioni geografiche rappresenti una solida realtà dell'economia agroalimentare italiana e quanto esso contribuisca al consolidamento della reputazione del made in Italy nel mondo”.

Tra le curiosità che emergono dal Rapporto Ismea-Qualivita va ricordato che i due grandi formaggi grana made in Italy dividono i primati del valore alla produzione e di quello al consumo. Nel primo caso prevale il Parmigiano reggiano Dop (1,34 miliardi e una crescita dei prezzi all'origine del 13,7%) mentre quello con il maggior valore al consumo è il Grana Padano (con un valore di 2,91 miliardi e un balzo nel 2017 del 33,7%). Il prodotto Dop più export oriented si è confermato l'Aceto Balsamico di Modena Igp (con una propensione all'export del 92% e una crescita delle esportazioni del 2%).

Tra i vini invece quello col maggiore fatturato all'origine è il Prosecco Dop (con 631 milioni di euro) mentre quello con il maggior valore dello sfuso è - manco a dirlo - il Brunello di Montalcino con prezzi all'origine cresciuti nel 2017 del 18%.

Ma la vera novità del Rapporto 2018 è la sezione dedicata a Dop e Igp su web e social, in sostanza una fotografia delle conversazioni e del sentiment on line realizzata sui 50 prodotti food e 50 wine Dop e Igp che contano il maggior numero di follower. “Nel mondo delle Dop e Igp in questi anni sono cambiate molte cose – ha aggiunto il direttore della Fondazione Qualivita, Mauro Rosati -. Nel 2010 molti consorzi non erano neanche interessati ad approfondire le tematiche web. Oggi il 61% delle Ig ha un sito web ufficiale e il 52% ha un profilo social. Ma soprattutto dal monitoraggio che abbiamo effettuato su 64 milioni di engagement, tenendo conto di 2,4 milioni di menzioni e dei post effettuati da 1,1 milioni di autori emerge come il sistema Dop e Igp sia un vero e proprio ambasciatore della cultura italiana nel mondo. Un'armata che racconta il paese, non solo se stessi ma anche i propri territori di origine diventando così un fenomenale strumento attrattivo per il turismo. Un ruolo peculiare che solo i marchi territoriali riescono a svolgere e che non ha eguali invece tra i brand aziendali tout court”.

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