Qualità della vita 2019 - La salute

Attualita

La «Qualità della vita» compie 30 anni e diventa un percorso

di Marco Mariani


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3' di lettura

Correva l’autunno del 1990 e il vecchio mondo della Guerra fredda si stava avviando al tramonto. La Germania celebrava l’unificazione con i cinque Länder dell’Est e il Regno Unito prendeva congedo dall’era Thatcher. In Italia iniziava l’agonia della Prima Repubblica: la scoperta del covo Br di via Monte Nevoso riacutizzava le lacerazioni del caso Moro, presidente del Consiglio era ancora Giulio Andreotti e il Pci era ormai pronto a sciogliersi nel Pds.

Il futuro, intanto, si annunciava sotto il segno dell’Europa senza frontiere, con la firma italiana degli accordi di Schengen. Il riscaldalmento globale era già in azione, ma in quei giorni nessuno ne aveva consapevolezza.

Correva, dunque, l’autunno del 1990 e lunedì 1° ottobre Il Sole 24 Ore pubblicava la prima indagine sulla Qualità della vita nelle province italiane. Una «radiografia della ricchezza, dei servizi pubblici e della tranquillità sociale» sviluppata attraverso 37 indicatori e proposta in sei pagine fitte di percentuali, punteggi e graduatorie.

Nell’impostazione del dossier c’era in fieri quello che, con l’avvento di internet e delle banche dati digitali, si sarebbe affermato come un nuovo pilastro dell’informazione: il data journalism, ovvero leggere i fenomeni sociali ed economici attraverso una grande massa di numeri, statistiche e confronti.

Al tempo stesso, l’idea di proporre parametri di valutazione sulla qualità della vita anticipava lo sviluppo nei decenni successivi di una più ampia corrente di pensiero su come misurare il rapporto tra ricchezza e felicità, tra crescita economica e grado di soddisfazione delle persone. Una riflessione che, in tempi recenti, ha portato l’Istat a formulare un set di 129 indicatori di «Benessere equo e sostenibile» e il Governo a dover indicare ogni dodici mesi nel Def (il Documento di economia e finanza) l’impatto della manovra finanziaria su 11 di questi indicatori.

Anno dopo anno, di quell’Italia radiografata nel 1990 si sono perse numerose tracce. Tra i primi indicatori dell’indagine del Sole c’era un’inflazione ancora a livelli importanti (in media quasi il 6% annuo), gli abbonati Sip, le cabine telefoniche, i tempi medi (piuttosto brevi) per la liquidazione di generose pensioni, quelli per la consegna della posta e i negozi al dettaglio.

Tutto questo appartiene ormai al passato. Oggi non siamo più spaventati dai prezzi ma dal rischio deflazione, la liberalizzazione ha moltiplicato gli operatori telefonici, gli smartphone si sono impadroniti della nostra vita, le email hanno soppiantato le lettere (e presto i pacchi saranno recapitati dai droni), per la pensione bisogna attendere i 67 anni, Amazon ha rivoluzionato le nostre abitudini di consumatori.

Edizione dopo edizione, l’indagine sulla «Qualità della vita» ha così cercato di tenere il passo con le impetuose trasformazioni del Paese nell’era dell’euro, della globalizzazione e del web. Con una costante, purtroppo negativa. Nonostante la rotazione tra gli indicatori via via divenuti âgée e quelli nuovi chiamati ad esprimere il mutato spirito dei tempi, su un tema in particolare la ricerca del Sole 24 Ore approdava puntualmente al medesimo risultato: la grande frattura insanata tra Sud e resto d’Italia, tanto evidente quanto marginalizzata dalle priorità della politica nazionale.

Il prossimo appuntamento con la «Qualità della vita» a fine 2019 coinciderà, quindi, con il 30° anniversario. Per celebrare questo traguardo, Il Sole 24 Ore ha deciso di riformulare l’iniziativa, trasformandola in una storia. Il progetto si svilupperà durante l’anno con un percorso in tappe tematiche, prima di arrivare a dicembre al rapporto finale.

Di questa storia, il primo capitolo è quello odierno dedicato all’Italia dei cambiamenti climatici. Una ricognizione inedita - tanto nella retrospettiva dal 1800 a oggi, quanto nell’analisi 2008-2018 città per città - che per la prima volta verrà considerata nello storico indice di fine anno e che documenta come il riscaldamento globale, già in azione sotto traccia in quel lontano 1990, rappresenti un dato di fatto della nostra vita quotidiana.

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