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La quarta emergenza del Paese: quella istituzionale

Mattarella chiama Draghi per formare un governo che fronteggi le emergenze sanitaria, sociale ed economica. Ma ce n’è una quarta, quella istituzionale

di Claudio Martinelli e Giulio Enea Vigevani

Governo, incarico a Draghi: "Unità per dare risposte all'altezza"

4' di lettura

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha posto il Paese e le forze politiche di fronte alla necessità di «dare immediatamente vita a un governo, adeguato a fronteggiare le gravi emergenze presenti, sanitaria, sociale, economica-finanziaria». Un monito dal carattere ultimativo, che segnala tre drammatiche urgenze che il governo Draghi, se nascerà, dovrà fronteggiare. Ma a nostro parere il Paese vive da tempo una quarta emergenza, altrettanto urgente e drammatica: quella istituzionale.

Una democrazia “anomala”

Le singolari vicende, a tratti perfino tragicomiche, di questa crisi di governo costituiscono solo l’ultimo episodio di una lunga catena di anomalie rispetto al consueto funzionamento delle democrazie stabilizzate e segnalano una vera e propria crisi di sistema in cui l’Italia si dibatte da decenni. Negli ultimi trent’anni abbiamo avuto quattro governi “tecnici” o del Presidente: Ciampi nel 1993, Dini nel 1995, Monti nel 2011, e oggi Draghi. Inoltre, dal 2011 quasi tutti gli Esecutivi sono stati presieduti da personalità che non facevano parte del Parlamento: Monti venne nominato senatore a vita due giorni prima di ricevere l’incarico, Renzi era sindaco di Firenze e Conte un professore universitario. Solo Letta e Gentiloni erano parlamentari.

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Governo parlamentare in difficoltà

Naturalmente tutte queste nomine hanno piena legittimità, e tuttavia sono la spia di una profonda difficoltà di funzionamento della nostra forma di governo parlamentare, la cui tradizione prevede che tutti i componenti dell'esecutivo siano espressione del legislativo. Ma forse è ancora più significativo constatare come questi governi siano stati il frutto, di volta in volta, di risposte a precedenti fallimenti politici, di coalizioni deboli, di alleanze post-elettorali spurie, di crisi costituzionali. Da questo punto di vista la legislatura in corso si segnala densa di novità anche rispetto alle precedenti e costituisce un concentrato di criticità cui il presidente Mattarella ha dovuto far fronte anche con prassi innovative. Si pensi alle modalità di formazione del primo governo Conte.

I mandati esplorativi “a tema”

Per la prima volta nella pur ricca storia delle nostre crisi di governo, vengono conferiti due mandati esplorativi a tema, con il compito per ciascun “esploratore” di sondare una metà dello spettro politico per verificare la possibilità di costituire una maggioranza. Poi abbiamo assistito alla redazione di un bizzarro “contratto” di governo tra le forze politiche a prescindere dalla figura che avrebbe dovuto guidarlo.Per non parlare di quell’autentico obbrobrio costituzionale che fu l’evocazione della procedura di messa in stato d’accusa del presidente Mattarella, in quei giorni convulsi in cui due partiti cercavano di forzargli la mano, in evidente spregio alle sue prerogative costituzionali.

La crisi del 2019

E ancora, che dire dell’evocazione dei “pieni poteri” durante la crisi dell’estate 2019? Quella frase del leader della Lega era intollerabile soprattutto perché mostrava la rozzezza linguistica e concettuale di una classe politica talmente populista da definire in quel modo la legittima ambizione di godere di un consenso elettorale maggioritario.Insomma, tra anomalie politiche, sgrammaticature istituzionali e crisi di funzionamento dei meccanismi democratici, il nostro Paese si sta da tempo avvitando in una crisi di sistema in cui l’eccezione sembra diventata la regola.

La molteplici cause del disastro politico

Il disastro politico italiano ha molte cause: un elettorato troppo spesso attratto da messaggi propagandistici facili, un sistema dei partiti in evidente consunzione, una classe dirigente che quasi sempre sacrifica l’interesse generale al proprio particulare. Ma vi è anche un problema di regole della democrazia troppo fragili, di un assetto istituzionale che favorisce chi agisce in modo spregiudicato e che umilia chi, al Governo o in Parlamento, vuole adempiere alle sue funzioni con disciplina ed onore.

Parola chiave: responsabilità

La parola chiave di questo passaggio storico sembra essere “responsabilità”. Occorre responsabilizzare l’elettorato, restituendogli un peso nella scelta del singolo parlamentare e dell’indirizzo di governo. Responsabilizzare gli attori politici, spingendoli a essere guida e non meri amplificatori degli umori popolari. Responsabilizzare la classe dirigente, creando le condizioni affinché i “migliori” si impegnino al momento delle elezioni e non solo quando la situazione precipita e il Presidente chiama. Occorre, in altri termini, che maturi la coscienza che una democrazia in continuo stato di eccezione rischia di franare, non importa se progressivamente o di colpo, che non si può semplicemente immaginare di tornare alle urne con questo quadro politico e istituzionale, finita la parentesi breve o lunga del governo istituzionale.

Le possibili soluzioni

Che fare, dunque? Le ricette sono molte e spesso opposte tra loro. A noi, ad esempio, sembra che il tema della riforma del bicameralismo sia ancora attuale, che meccanismi di stabilizzazione del governo siano opportuni, che il processo legislativo debba essere profondamente ripensato. A livello elettorale, siamo convinti che il collegio uninominale favorisca scelte più consapevoli e, appunto, responsabili degli elettori e, nel complesso, determini una classe parlamentare più autorevole e radicata nei territori. Ma non è questo il tempo della discussione su quale sia la soluzione migliore. È, a nostro avviso, il tempo in cui è necessario che maturi la consapevolezza che in Italia siamo nel pieno di una quarta emergenza, quella istituzionale, che la causa non è certo solo la vanità di un leader politico in crisi di consenso e che la posta in gioco è molto alta, forse addirittura il futuro della democrazia in Italia.

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