Spagna

La questione climate change può attendere

Madrid indietro sul clima. Il tema non trattato in campagna elettorale

di Luca Veronese


2' di lettura

Non c’è traccia del cambiamento climatico nella campagna elettorale che porterà la Spagna a votare il prossimo 10 novembre. Lo scontro sull’indipendenza della Catalogna sta monopolizzando il dibattito.

Sono passati quattro anni da quando l’allora premier conservatore, Mariano Rajoy, annunciava il via libera alla legge sui cambiamenti climatici, poi rimasta incagliata in Parlamento. Da allora, nonostante tre elezioni generali, la Spagna non ha mai potuto contare su un governo stabile. La grave crisi economica e le misure di austerity avevano già, di fatto, interrotto un percorso verso la sostenibilità avviato per esempio sulle fonti rinnovabili, in particolare l’energia eolica e quella fotovoltaica. L’incertezza politica ha poi tolto forza alla programmazione, nonostante la ripresa economica e il cambio di governo da Rajoy al socialista Pedro Sanchez.

Manca dunque in Spagna una legge che regoli la transizione green del Paese e guardi all’obiettivo europeo di decarbonizzare l’economia entro il 2050. E accanto alla legge manca il piano nazionale integrato per l’energia e il clima, richiesto dalla Commissione di Bruxelles. «Una legge sul clima è fondamentale per stabilire in che modo, con quali attori, con che mezzi oltre che con quale scansione degli obiettivi, affrontare la transizione», dice Pedro Linares, direttore del gruppo Economics for Energy.

Il 70% degli spagnoli, secondo un’analisi della Banca europea degli investimenti, pensa che il cambiamento climatico «è già una minaccia per l’umanità». Ma Madrid è rimasta indietro: le emissioni di gas a effetto serra che nella Ue sono state ridotte del 22% tra il 1990 e il 2017, in Spagna sono aumentate del 18 per cento. Nell’ultima proiezione inviata a Bruxelles, il governo spagnolo afferma che in mancanza di misure ambiziose, le emissioni nel 2040 saranno praticamente le stesse del 1990. In altri termini la Spagna sta avvisando che non rispetterà gli impegni europei e l’accordo di Parigi.

Le amministrazioni locali potrebbero intervenire per contrastare l’inquinamento dell’aria soprattutto nelle città ma si muovono senza una regia, come dimostra la vicenda di Madrid Central, la grande area a traffico limitato introdotta a fine 2018 dalla giunta di sinistra e bocciata dal nuovo sindaco di destra, con una retromarcia senza precedenti nel mondo, nonostante le proteste e i ricorsi alla magistratura degli ambientalisti.

La Spagna deve inoltre ridefinire anche le linee per la produzione di veicoli a combustione. Come le misure per proteggere la biodiversità e arginare la diminuzione delle risorse idriche.

Sulla produzione di energia, il problema più urgente riguarda le centrali nucleari, ormai obsolete, e la gestione delle scorie radioattive. La spinta per sviluppare la produzione di energia da fonti rinnovabili viene dai gruppi privati ma è da vedere se la Spagna riuscirà a raggiungere entro l’anno prossimo l’obiettivo del 20% fissato a livello comunitario.

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