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La questione dei salari più alti e il dilemma del reddito di cittadinanza

di Francesco Trebbi


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(Imagoeconomica)

2' di lettura

La recente analisi del Professor Tito Boeri sul reddito di cittadinanza presentata al Senato della Repubblica dovrebbe far venire i brividi ai contribuenti italiani.

Sicuramente li fa venire agli economisti del lavoro più preparati, che studiano politiche per aiutare occupazione, crescita economica e crescita salariale.

Partiamo dal presupposto logico che un reddito di cittadinanza di 780 euro netti mensili avrà effetti distorsivi massicci sull'offerta di lavoro. Se lo Stato mi paga 780 euro per stare a casa e ho un lavoro dove ne guadagno 800 o meno, probabilmente sto a casa, o almeno ci penso.

Questo fenomeno, secondo lo studio INPS, potrebbe coinvolgere una percentuale incredibilmente alta dei lavoratori al Sud. Le politiche di “active labor market programs” (ALMP) necessarie per garantire che i cittadini beneficiari di reddito di cittadinanza non abbandonino un ruolo attivo nel mercato del lavoro non sono presenti in Italia. Paesi come la Danimarca implementano ALMP con costi altissimi e una capacità istituzionale che non è presente nel Centro-Sud e che appare impossibile perfino al Nord. Per esempio, nel caso di giovani disoccupati con basso livello di istruzione, i programmi danesi impongono incontri settimanali con addetti specializzati, protocolli di formazione disegnati su misura e forti incentivi a trovare impiego.

Le distorsioni generate dal reddito di cittadinanza influenzeranno anche individui che aspirino a redditi più alti dei 780 euro. Quest'operazione di politica economica produrrà effetti sull'economia sommersa notevoli.

Lavorare al nero al Sud diverrà ancora più conveniente, perché garantirà anche la possibilità di usufruire del reddito di cittadinanza in assenza di controlli appropriati. Questo indurrà incidentalmente anche una riduzione delle entrate previdenziali e si aggiungerà agli squilibri fiscali già presenti in Italia.
Le tasse degli italiani aumenteranno non solo per finanziare i trasferimenti del reddito di cittadinanza, ma anche per ripagare le distorsioni che una politica economica mal strutturata comporterà.
Importante notare, infine, come la riduzione dell'offerta di lavoro effettiva potrebbe indurre aumenti salariali, come auspicato dai proponenti della misura.

In verità, molti di noi auspicano salari più alti e dignitosi al Sud. Ma questi aumenti salariali avverrebbero nello scenario più plausibile di una riduzione dell'offerta di lavoro e di una caduta della partecipazione alla forza lavoro. Sarebbe un disastro per le imprese al Sud che già faticano ad operare e porterebbe a una riallocazione delle attività produttive in altre aree.
Salari più alti non vengono dallo spazio siderale o da dictat politici dirigisti, ma da imprese che crescono, vendono prodotti e servizi, fanno profitti e assumono. La produttività è ferma in Italia, non solo al Sud. Queste sono le ragioni per i bassi salari. Un reddito di cittadinanza così strutturato non sarà d'aiuto su nessuno dei due fronti. Purtroppo.

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