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La raccolta a marzo si è fermata, ma i fondi aperti restano positivi per 2 miliardi

Il dato negativo dei mandati istituzionali (-4,4 miliardi) ha fatto virare in negativo il saldo complessivo: -926 milioni contro i 6 miliardi di febbraio. Crescono i consensi per i prodotti azionari, mentre scendono per gli obbligazionari

di Isabella Della Valle

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3' di lettura

Vira in negativo la raccolta complessiva dell’industria del risparmio gestito in Italia. Con un passivo di 926 milioni il settore ha interrotto la lunga serie di dati positivi che per molto tempo ne ha caratterizzato l’andamento. Da inizio anno, comunque il bilancio è ampiamente positivo (9,7 miliardi). Questo è quanto risulta dalle consuete statistiche mensili diffuse da Assogestioni, l’associazione italiana dei gestori di patrimoni. La battuta d’arresto è stata provocata principalmente dal dato delle gestioni di portafoglio e in particolare dai -4,4 miliardi lasciati sul terreno dai mandati istituzionali. Ancora una volta sono le operazioni infragruppo di alcune grandi case di gestione ad aver determinato le sorti del sistema nel suo complesso, più che le scelte di portafoglio o gli eventuali riposizionamenti in base alle dinamiche del mercato presenti e future.

A marzo è stato il gruppo Poste Italiane ad aver avuto l’impatto molto significativo sul totale dell’industria con un risultato negativo sui mandati istituzionali per 4,2 miliardi. Con movimenti di questa entità è difficile individuare le reali tendenze in atto sul mercato nel suo complesso in termini di orientamento degli investitori. In ogni caso a marzo ha tenuto la rotta il segmento dei fondi aperti; con un incasso positivo per 2,2 miliardi hanno confermato la loro fase di crescita (+11,3 miliardi da inizio anno). La cifra è inferiore rispetto ai quasi 4 miliardi di febbraio, ma se si considera la complessa situazione geopolica (conflitto in Ucraina) ed economica (inflazione che galoppa e rischio recessione) il dato è di tutto rispetto (oltre ad essere positivo per due anni consecutivi).Da gennaio le gestioni collettive viaggiano con una raccolta netta di 12,3 miliardi, per quelle di portafoglio, invece, i conti sono in rosso per 2,7 (-6,3 i mandati e +3,7 le gestioni retail).

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Le masse in gestione

Leggera limatura anche per le masse totali che, complice l’effetto combinato dei deflussi e del mercato, in un mese sono passate da 2.508 a 2.502 miliardi. Continua comunque a crescere il peso dei fondi aperti che, con un patrimonio di 1.236 miliardi, ormai gestiscono il 49,4 per cento del totale. In calo al 44,7%, invece, l’incidenza delle gestioni di portafoglio.

I fondi comuni

Tra le fila di questi prodotti, a marzo è aumentata.la.presenza degli azionari nei portafogli degli investitori; questa tipologia ha infatti raccolto 2,4 miliardi, migliorando il dato rispetto a febbraio (2,2 miliardi). Deciso peggioramento, invece, per il saldo degli obbligazionari che hanno ampliato il deficit da -738 milioni a -1,8 miliardi. In calo ma sempre positivi i monetari e i bilanciati., mentre hanno migliorato le posizioni i flessibili (da 175 a 203 milioni). In termini di domiciliazione, sono sempre i prodotti di diritto estero a tenere le redini del sistema (2,5 miliardi) mentre per gli italiani il saldo resta negativo (-329 milioni). I primi da inizio anno a fine marzo hanno incassato 11,4 miliardi, i secondi hanno perso 63 milioni.

Le società

Il gruppo che ha registrato il risultato migliore di tutti a marzo è stato Amundi nelle cui case sono entrati 1,2 miliardi, ma sono stati particolarmente buoni anche i dati di Deutsche Bank e di Intesa Sanpaolo che, complice la spinta dei fondi aperti, hanno messo in cantiere rispettivamente 733 e 619 milioni. Conti in attivo pure per Morgan Stanley (654 milioni), grazie soprattutto ai mandati istituzionali. Tra gli altri dati positivi anche Mediolanum (484 milioni), JP Morgan Asset Management (447 milioni) e Mediobanca (272 milioni). Oltre al dato di Poste Italiane, le operazioni infragruppo sono state particolarmente impegnative anche per il gruppo Generali (-994 milioni), ma in questo caso a pesare sui conti sono stati i riscatti dai fondi aperti (determinati dagli ormai consueti movimenti infragruppo).

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