La ricerca

La radiovisione ha sempre più successo: attaccati allo schermo per i programmi radio

Stando all'indagine del Censis 'La transizione verso la radiovisione', sono ben 19 milioni gli italiani che seguono programmi radiofonici in formato video attraverso tv, smartphone o pc

3' di lettura

Dinamica, avvolgente, interattiva, duttile, portatrice di parole e contenuti, sottofondo e playlist, mezzo antico eppure sempre più social, la radio sta vincendo anche la nuova sfida, 'andare in tv'.

Stando all'indagine del Censis 'La transizione verso la radiovisione', sono ben 19 milioni gli italiani che seguono programmi radiofonici in formato video attraverso tv, smartphone o pc; di questi, quasi 11 milioni 'vedono' la radio sullo schermo tv.

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Complice anche la pandemia, la visual radio si è sintonizzata sui nuovi stili di vita, offrendo contenuti con qualsiasi dispositivo, dovunque, in ogni momento, per intero o a spezzoni, in diretta e on demand. E non è un fuoco di paglia, dice l'istituto di ricerca: il 52% vorrebbe avere sempre più contenuti radio su device diversi, anche in formato video. Il 50% di chi segue la radiovisione la trova piacevole, il 27,5% coinvolgente, il 24% innovativa.

“La radio è una forma di comunicazione infallibile di per sé: quando esci per strada, chi ti segue in radio discute, puntualizza, ti tratta come una persona di famiglia; chi invece ti vede in tv ti considera inavvicinabile e al massimo chiede una foto”, ride Andrea Delogu, tutti i giorni in diretta quotidiana con Silvia Boschero a 'La versione delle due', programma pomeridiano di Radio2 che ha un palinsesto tutto in diretta visual su RaiPlay.

“Quando la direttrice Paola Marchesini ci ha annunciato questo cambiamento, confesso che ero preoccupata, temevo che non riuscisse il mix tra due linguaggi che tengo sempre be distanti. E invece la radio resta la radio, e le telecamere raccontano quello che succede mentre si va in onda, permettono al pubblico di curiosare nella costruzione del programma. E questo aumenta il livello di empatia, di complicità: è come se la gente lavorasse con noi”.

Scommessa vinta, dunque: “Nessuno immaginava questi numeri, è bello sapere che funziona. In questi mesi difficili abbiamo fatto un patto con gli ascoltatori: essere leggeri per essere utili. Anche oggi abbiamo parlato della Giornata in memoria delle vittime del Covid, ma abbiamo mantenuto il nostro spirito, in punta di piedi, dando voce a chi ci ascolta”, sottolinea Delogu, classe 1982, scrittrice, da sei anni voce di Radio2, per cui ha appena seguito Sanremo, e conduttrice tv, da Stracult a Ricomincio da Raitre con Stefano Massini. “La differenza con la tv? La sento molto, certo. In radio gli spettatori sono più esigenti, è più facile essere redarguiti. La televisione entra in casa, la radio entra in testa”.

Il successo della visual radio “conferma la malleabilità di un mezzo straordinario”, argomenta Linus, direttore di Radio Deejay. “Centrale resta la parola, la voce, che sta tornando prepotentemente come elemento artistico: penso a social come Clubhouse o al successo dei podcast. E' la voce che racconta l'elemento da cui tutta la comunicazione moderna è partita”.

Per Linus, “la parte visuale è un'ulteriore coniugazione, anche se devo ammettere che non sono un grande fan della radiovisione, credo più a uno sviluppo che guardi ai social”, sottolinea il conduttore di Deejay Chiama Italia, che durante la pandemia si è divertito a postare su Instagram mini clip da 'Casa Linetti', con microfono vintage, mixer e vinili.

“Come Radio Deejay facciamo anche alcuni programmi in radiovisione, ma non ci limitiamo alla ripresa statica di quello che accade in radio. Se si va in tv, si entra in un campionato diverso e si rischia di snaturare un po' il prodotto”.

La radio, comunque, conferma la sua forza: “I più grandi personaggi della tv degli ultimi 50 anni sono partiti da lì”. E la sua agilità: “In fondo siamo ragazzini. L'importante è essere originali, propositivi. La tv italiana lo ha completamente dimenticato. In radio si guadagnano di meno, ma ci si diverte di più”.

Concorda Anna Pettinelli, 40 anni di carriera in radio, oggi tra gli insegnanti di Amici di Maria De Filippi: “Ci hanno sempre dato per morti, e invece la radio si reinventa sempre. Anche in forma visual, il linguaggio è lo stesso. E' il mezzo che si adatta al momento, perché è snello, è veloce, è sempre in diretta e spesso batte anche la tv sui grandi eventi. E se la tv generalista sta soffrendo per lo sviluppo delle piattaforme e della fruizione on demand, la radio sta lì, è sempre pronta: l'importante è che la gente abbia ancora voglia di ascoltarci”.

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