Restituzioni

Banksy, la ragazza triste del Bataclan torna in Francia

La consegna della porta con il graffito di Banksy a Palazzo Farnese a Roma nelle mani dell’ambasciatore Massetal per la cerimonia della Festa nazionale francese

di Marilena Pirrelli

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La consegna della porta con il graffito di Banksy a Palazzo Farnese a Roma nelle mani dell’ambasciatore Massetal per la cerimonia della Festa nazionale francese


5' di lettura

È la prima volta che uno Stato celebra un’opera di Banksy. La Festa nazionale francese del 14 luglio è l’occasione per esporre la ritrovata “Ragazza triste” creata dallo street artist sulla porta del Bataclan per onorare le vittime. L’opera, recuperata dopo il furto, è stata riconsegnata nel Salone d’Ercole di Palazzo Farnese, sede dell'Ambasciata francese a Roma, nelle mani dell'ambasciatore Christian Massetal, dalle autorità italiane, dal procuratore capo dell'Aquila Michele Renzo e dal generale Roberto Riccardi, del Comando dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. L’opera apparsa sulla porta di emergenza del Bataclan nel giugno 2018, in onore delle 90 vittime del terribile attentato terroristico del 13 novembre 2015, ha un forte valore simbolico, ha spiegato l’ambasciatore poiché è anche stata la via di fuga per molte persone che durante l’attentato sono riuscite a mettersi in salvo. Rubata il 26 gennaio 2019 ora riceve tutti gli onori ufficiali della restituzione, insolito riconoscimento per un lavoro di street art di un artista anonimo che ha affermato: «The greatest crimes in the world are not committed by people breaking the rules, but by people following the rules». (I più grandi crimini, nel mondo, non sono commessi da persone che infrangono le regole, ma da persone che le seguono) come ha ricordato il generale Ricccardi, che ha molto apprezzato la volontà del procuratore distrettuale dell'Aquila di restituire subito l'opera di Banksy alla Francia «perché era giusto ripristinare quanto prima l'omaggio alle vittime». Il procuratore Renzo con orgoglio ha sottolineato che: «il 14 luglio è la festa della libertà e che l’opera di Banksy ricorda quel tragico evento e ricorda che per la libertà dovremo lottare sempre. Recuperare questo simbolo e restituirlo alla commozione pubblica è stato uno sforzo di cooperazione tra forze di polizia e la magistratura italiana e francese, una tangibiile dimostrazione dell’utilità di strumenti di collaborazione in paesi dove vi sono regole comuni e comunione di ideali».

Un riconoscimento inatteso
Per molti la street art imbratta i muri, per altri valorizza i quartieri periferici, di certo il caso Banksy non smette di far discutere e porre domande scomode. «Banksy ha voluto dedicare alle vittime un dipinto che raffigura una ragazza velata in lutto. Questo anonimo maestro della street art è un personaggio notevole. Con le sue creazioni tocca spesso i temi più attuali» ha sottolineato il generale Riccardi. E per Banksy, immaginiamo, veder ritornare la porta con il suo graffito al Bataclan è un riconoscimento molto più nelle sue corde di quanto sarebbe stato metterlo in un museo.

Per l’artista di Bristol la strada è il museo e per i ladri la notorietà dell’opera è il più difficile ostacolo da superare per ricollocarla. «Di fatto i furti su commissione si sono rarefatti – spiega il generale Riccardi - grazie alla ricchezza della nostra banca dati con 1,3 milioni di opere trafugate e tracciate, possiamo intercettare il traffico illegale. Dal 2018 registriamo una flessione del 27,2% degli illeciti e del 50% nei luoghi pubblici». L’opera custodita del Comando Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Ancona durante il furto fu tagliata con una smerigliatrice angolare dalla sua collocazione a Parigi. Il furto aveva suscitato lo sdegno di tutto il mondo, per il suo valore simbolico tanto che la direzione del teatro del Bataclan decise di lasciarla al suo posto, alla libera fruizione di tutti: un memoriale della strage. Lo aveva sottolineato lo stesso staff del locale parigino all'indomani del furto su un Twitter: «L'artista ha offerto quest'opera sulla porta dell'uscita di sicurezza del Bataclan in uno slancio di omaggio e di sostegno. L'essenza stessa dell'arte urbana è di dare vita ad un'opera d'arte in un ambiente particolare e siamo convinti che essa avrebbe avuto un senso solo in questo posto. È per questa ragione che avevamo deciso di lasciarla, libera, nella strada, accessibile a tutti». Per questo tra qualche giorno l’opera sarà rimballata a trasportata dai Carabinieri della Tpc alla frontiera per consegnarla alle autorità francesi, gli inquirenti francesi continueranno ad analizzarla a livello scientifico. Il generale Riccardi ha proposto di esporla a Parigi nella sede dell' Unesco il 13 novembre dopo cinque anni dall’attentato al Bataclan e il 14 novembre dopo 50 anni dalla Convenzione Unesco sulla tutela del patrimonio nazionale in segno della cooperazione nazionale.

Le indagini
Dopo un'attività di cooperazione giudiziaria e di polizia condotta anche attraverso l’Interpol dalla Procura dell'Aquila in collaborazione con gli organi di polizia e con la magistratura francese, la porta con il graffito di 2,03 metri per 1 è stata ritrovata in un casale di Sant'Omero in Abruzzo lo scorso 10 giugno, dove si è fermata a lungo, secondo gli inquirenti. Nella parte inferiore aveva attaccato un lenzuolo disegnato, in un tentativo maldestro di celarne l’autore. Le stesse indagini hanno portato lo scorso 23 giugno la polizia francese ad arrestare per furto e ricettazione 12 persone tra cui francesi, italiani e turchi, due di loro sono accusate di aver organizzato il furto, una in particolare è una vecchia conoscenza, mentre altre quattro di aver occultato la porta con il graffito, mentre in Italia sono indagate due persone.

L'ultima provocazione di Banksy che fa pulizia nel metrò di Londra

Intanto in laguna
Mentre Roma celebra Banksy, tre giorni fa a Venezia è comparsa una “x” disegnata con con lo scotch sulla bocca del piccolo migrante che sbuca dalle acque di San Pantalon apparso nel a maggio 2019. È rimasta appena 24 ore, prima di essere rimossa. In poche ore l'opera del'artista di Bristol è tornata alla sua forma originale, benché lo stencil sia scolorito e mangiato un poco alla volta dalla salsedine. Un piccolo giallo quanto capitato al piccolo migrante: uno sfregio all’arte in piena regola per chi ritiene che i muri siano le tele di oggi, luoghi collettivi per dialogare con il pubblico dove chiunque è libero di esprimere il suo pensiero. Tutto bene, se non fosse per la legge che prevede il reato di imbrattamento. Accusa che ha colpito lo stesso bimbo profugo di dell'artista inglese senza volto, poi decaduta dopo una attenta valutazione artistica dell'opera, e archiviata dalla Procura di Venezia. La croce sulla bocca del piccolo migrante, però, potrebbe anche contenere un messaggio, sebbene Banksy come suo solito non si è attribuito il gesto su Instagram: rafforzare il significato dell'opera per portare a galla la questione dei migranti e la loro lotta per un futuro migliore. La bocca tappata potrebbe indicare l'impossibilità dei migranti di spiegare la loro versione della storia, le difficoltà a farsi ascoltare dalla società e i diritti negati. Tema da sempre caro a Banksy, lo stencil con Steve Jobs (figlio di rifugiati) ritratto con una sacca in mano nel campo profughi di Calais ne è un esempio. Oppure capovolgendo il significato della croce: la voglia di tappare la bocca ai migranti, oggi ancor più demonizzzati dalla paura del contagio da Covid.

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