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La Rai stringe i tempi sul piano immobiliare A Roma il 45% delle aree

Allo studio il programma di gestione e valorizzazione del patrimonio. Dai dati risulta possibile una riduzione del 15% delle superfici

di Andrea Biondi

3' di lettura

«Il consistente patrimonio immobiliare della Rai necessita, ad avviso della Corte, di misure organizzative volte, da una parte, alla valorizzazione dei cespiti (sfruttando le opportunità offerte dal lavoro agile e dalle minori dimensioni delle apparecchiature di nuova generazione) e, dall’altra, a una riduzione delle numerose locazioni passive attivate nel tempo».

È netta la valutazione della Corte dei Conti nella sua Relazione sulla gestione 2020 della Rai. Dove una specifica menzione viene quindi fatta su un tema, quello della gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare della Tv pubblica, al centro dell’attenzione in questo momento con un “Piano immobiliare” che sta prendendo forma. L’ad Rai Carlo Fuortes ha parlato di una determinazione che dovrebbe essere presa «entro l’estate», insieme con il Piano industriale.

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Alla base c’è l’idea di rinnovare il patrimonio immobiliare lungo tutto lo Stivale. Il che vorrà dire intervenire per favorire un migliore utilizzo degli spazi, economicità, sostenibilità, anche sfruttando le possibilità offerte dalla tecnologia. Dove gli spazi sono più ampi del necessario, si può mirare alla vendita di tutto o di parte.

E tutto questo in un quadro in cui il tema delle efficienze e degli sprechi che pesano sul conto economico è motivo delle bacchettate della magistratura contabile: «È necessario - scrive la Corte dei Conti – che la Rai spa ponga in essere ogni misura organizzativa, di processo e gestionale, per eliminare inefficienze e sprechi, assicurando un maggior contenimento dei costi e migliorando l’equilibrio economico e gestionale, viste le perdite, per il terzo anno consecutivo, di conto economico». Era il 2020. Intanto però le perdite, per 30,4 milioni, la capogruppo Rai le ha messe agli atti anche per il 2021.

Riguardo al patrimonio immobiliare, a quanto ricostruito dal Sole 24 Ore incrociando i dati della Corte dei conti con alcuni documenti interni della Tv pubblica, in Rai si parla di circa 736mila metri quadri lordi, di cui circa l’85% di proprietà. In questo ambito, la quota degli immobili Rai presenti su Roma è di circa 340mila metri quadrati lordi, pari al 45% del totale nazionale. Il che fa di Roma la sede di gran lunga preponderante. Ancora più importante è la quota degli addetti presenti nella Capitale che sono circa 7.800, pari al 63% sul totale di circa 12.300 addetti del Gruppo Rai.

Il grande problema è quello dell’età media degli immobili che è di oltre 40 anni. Gli immobili destinati alla Produzione Radio risalgono addirittura perlopiù a prima della Seconda Guerra Mondiale, mentre i principali Centri di produzione Tv sono stati realizzati negli anni ’60, insieme alle sedi direzionali di Roma e Torino. Le sedi regionali sono state invece realizzate in due fasi: la prima negli anni ’60, e la seconda tra gli anni ’80 e ’90.

La realizzazione del Centro di Saxa Rubra che risale agli anni 1990-1992 – più importante insediamento romano per dimensioni e anche il primo in ambito nazionale – ha garantito un sostanziale consolidamento. Ma la problematica degli immobili, con il tempo, è diventata sempre più cogente. In alcune situazioni, come nel caso della sede di Viale Mazzini, la situazione è resa ancora più urgente dalla necessità di bonifica dall’amianto.

Non a caso proprio sulla sede sociale della Rai si stanno facendo valutazioni approfondite circa la possibilità di una vendita. Ma a quanto risulta al Sole 24 Ore l’ipotesi vendita starebbe perdendo quota, con l’idea di non procedere a quella che finirebbe per rappresentare, ai valori attuali, una svendita di un asset di interesse.

Fatto sta che dall’analisi degli indici di superficie pro capite contenuta nei documenti allo studio della Direzione Asset immobiliari e servizi risulta che lo stock immobiliare è sovradimensionato rispetto alle attuali esigenze, e che, anche senza incidere sui modelli produttivi, sarebbe possibile ipotizzare una diminuzione di circa il 15% delle superfici. E oltre al tema dell’età degli immobili c’è il problema della frammentazione degli insediamenti. Basti pensare che la Direzione generale di Roma comprende, oltre alla Sede di Viale Mazzini, altre 30 sedi distaccate. Perlopiù immobili in affitto e di piccole dimensioni.

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