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La realtà virtuale conquista il mercato dell’arte

di Silvia Anna Barrilà e Maria Adelaide Marchesoni


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Bjarne Melgaard, Still from My Trip, 2019. Courtesy of the artist and Acute Art

7' di lettura

Conoscitori della tecnologia, attratti dai videogiochi e dai software, gli artisti nativi digitali applicano l'intelligenza artificiale e la realtà virtuale alle loro creazioni. I risultati possono essere sorprendenti, divertenti e toccanti, sia nella forma finale di installazioni, video, stampe, composizioni musicali, in galleria o sul world wide web. Le modalità di vendita sono varie, in edizione unica o multipli, e il valore dipende dalla complessità dell'opera. Anche se persiste ancora una certa timidezza a vendere o comprare opere immateriali e continua ad essere un mercato di nicchia, la realtà virtuale può rappresentare sicuramente la prossima rivoluzione nel mondo dell'arte, in quanto è una pratica basata sull'interattività che entusiasma il pubblico.

Il processo di legittimazione è già iniziato e alcuni collezionisti hanno già familiarizzato acquistando questo genere di opere. In prospettiva gli operatori sono fiduciosi e prevedono che l'arte digitale si affermerà così com'è successo per la video arte. Il riconoscimento museale è già in corso: il MoMA ha già acquistato diverse opere di Jacolby Satterwhite (Usa, 1986), artista in forte ascesa che usa il video e la realtà virtuale, mentre alla Serpentine Galleries di Londra parte il 12 luglio la prima «Augmented Reality Commission» realizzata dal danese Jakob Kudsk Steensen, classe 1987, un paesaggio virtuale a partire dall'ecosistema di Kensington Gardens e Hyde Park. A Berlino, la collezionista tedesca di video arte Julia Stoschek, che in collezione ha già un'opera in realtà virtuale di Jon Rafman, “Transdimensional Serpent” del 2016, lancerà in autunno un programma di mostre di opere in realtà virtuale e aumentata in collaborazione con la startup Acute Art con il norvegese Bjarne Melgaard (nella foto in alto) e la coreana Koo Jeong A, entrambi classe 1967. Anche le case d'aste ci credono: Phillips ha avviato una partnership con Daata Editions , una piattaforma per acquistare opere d'arte digitali, e insieme hanno commissionato nuove opere a Jeremy Couillard (Usa, 1980) e Rachel Rossin (Usa, 1987). “Contrariamente a quanto si pensi, collezionare opere digitali è molto semplice” spiega David Gryn, fondatore di Daata Editions. “Le opere si possono scaricare su qualsiasi dispositivo, proprio come quando si acquista su Amazon o iTunes. Ecco una selezione di artisti in rapida crescita che lavorano con arte, tecnologia e digitale scelti da ArtEconomy24.

Cory Arcangel
(Buffalo, New York, 1978)

«Super Mario Cloud V2K3», 2002
Tecnica: Installazione al Whitney Museum nel 2009.
Stima: N.d.
Courtesy opera: Lisson Gallery (Londra, New York, Shanghai).
Archivio: https://www.arcangelsurfware.biz/
Catalogo ragionato: non esiste.
In galleria: dal 2005 è rappresentato da Galerie Thaddeus Ropac e dal 2009 da Lisson Gallery. Prima era da Team Gallery di New York.
Quotazioni: l'aggiudicazione più recente è 89.443 € per “Photoshop CS: 60 by 60 inches, 300 DPI...”, 2012, da Christie's a New York il 16 maggio 2019 (stima 71.555-107.332 €). Ha registrato 47 passaggi in asta di cui 12 invenduti. In galleria (Lisson Gallery) il price range va da 60.000 a 400.000 $ per le grandi installazioni.
Top price: 351.042 € per “Photoshop CS: 72 by 110 inches, 300 DPI...”, 2009, da Phillips a Londra il 7/3/2019 (stima 117.014- 175.521 €).
Commento: americano, vive e lavora a Stravanger in Norvegia. Pioniere nell'uso della tecnologia, internet, del codifice e dei videogiochi nell'arte, ha anticipato la cosiddetta “post-internet generation”. Nel 1996, mentre studiava chitarra classica al Conservatorio di Musica di Oberlin, ha avuto per la prima volta una connessione Internet ad alta velocità, ispirandolo a specializzarsi nella tecnologia musicale. In “Super Mario Clouds” (2002) ha disabilitato il gioco vintage di Nintendo per lasciare solo lo sfondo iconico del cielo blu e delle nuvole; in “Drei Klavierstücke op.11” (2009) ha ricreato l'omonima partitura di Arnold Schoenberg del 1909 modificando su YouTube clip di gatti che suonano i pianoforti. È stato precursore nella distribuzione del suo lavoro attraverso vari network tra cui il suo merchandising Surfware nel suo negozio a Stavanger, Norvegia. (M.A.M.)


Jacolby Satterwhite
(Columbia, South Carolina, Usa, 1986)

«Disco demoiselles», 2019.
Tecnica: C-print, 200x150 cm circa, ed.2+1AP.
Stima: 18.000 $.
Courtesy opera: Lundgren Gallery Palma de Mallorca.
Archivio: jacolby.com
Catalogo ragionato: Non esiste.
In galleria: è rappresentato da Lundgren Gallery di Palma di Mallorca.
Quotazioni: ha registrato due passaggi in asta nel 2011 da Swann Galleries (Usa) e nel 2019 da Phillips (Usa), entrambi invenduti. Da Lundgren Gallery un video in due canali come “Blessed Avenue” costa 30.000 $; un wallpaper in ed.unica costa 15.000 $; una c-print come “disco demoiselles” costa 18.000 $; i neon arrivano a 26.000 $.
Top price: non esiste.
Commento: vive e lavora New York, ha conseguito il BFA dal Maryland Institute College of Arts di Baltimora e il MFA dalla University of Pennsylvania, Philadelphia. I suoi lavori affrontano i temi del lavoro, del consumismo, della sessualità e della fantasia attraverso video installazioni, realtà virtuale e media digitali. Utilizza una serie di software per produrre animazioni dettagliate e film d'azione dal vivo di mondi reali e immaginari popolati dagli avatar di artisti e amici. Queste animazioni fungono da palcoscenico in cui l'artista sintetizza le molteplici discipline che abbracciano la sua pratica: illustrazione, performance, pittura, scultura, fotografia e scrittura. Satterwhite attinge da una vasta gamma di riferimenti, dalla teoria queer al modernismo e al linguaggio dei videogiochi per sfidare le convenzioni dell'arte occidentale attraverso una lente personale e politica. Prende ispirazione dai disegni per prodotti per la casa e cosmetici realizzati da sua madre Patricia Satterwhite. È stato tra gli artisti invitati alla Whitney Biennial del 2014. (S.A.B.)


Jakob Kudsk Steensen
(Danimarca, 1987)

«Re-animated», 2018-19.
Tecnica: video installazione in realtà virtuale, ed. 4.
Stima: 38.000 €.
Courtesy opera: l'artista.
Archivio: Jakobsteensen.com
Catalogo ragionato: non esiste.
In galleria: non è rappresentato da una galleria.
Quotazioni: non ci sono passaggi in asta e non è rappresentato da una galleria. Una sua video installazione con realtà virtuale come “Re-animated” costa 38.000 € in edizione di quattro di cui due sono già vendute. Comprandola si acquista una video installazione completa, l'opera in realtà virtuale con l'equipaggiamento per mostrarla e archiviarla.
Top price: non ci sono passaggi in asta.
Commento: danese, vive e lavora a New York. Nella sua pratica artistica intreccia immaginazione, tecnologia ed ecologia. Le sue opere spaziano dagli ecosistemi immersivi in realtà virtuale alle installazioni in mixed reality che collegano mondi fisici e digitali. I suoi mondi virtuali mistici sono composti da materiali organici del mondo reale digitalizzati. Utilizza scanner 3D, fotogrammetria, dati satellitari del terreno e foto di texture organiche reperite attraverso escursioni e collaborazioni con biologi sul campo e artisti di diverse discipline per trasformare luoghi reali e storie naturali in ecosistemi digitali vibranti. Selezionato per il Future Generation Art Prize 2019, dove ha presentato l'opera RE-ANIMATED (2018-19), è il primo artista della Augmented Architecture Commission della Serpentine Galleries, creata in collaborazione con Google Arts & Culture e Sir David Adjaye, OBE, che debutta a Londra il 12 luglio 2019 (S.A.B.).


Jeremy Couillard
(Livonia, Michigan, Usa, 1980)

«Hotr Home Furnishing», 2019.
Tecnica: HD Video, mp4, 9:05 min, ed.8+4.
Stima: 1.000 $
Courtesy opera: l'artista e Daata Editions.
Archivio: jeremycouillard.com
Catalogo ragionato: non esiste.
In galleria: è rappresentato da Denny Dimin Gallery di New York
Quotazioni: non ha passaggi in asta.
Top price: non ha passaggi in asta.
Commento: vive e lavora a New York. Programmatore autodidatta, realizza dipinti di ispirazione digitale, sculture cinetiche, videogiochi, film e animazioni 3D. Costruisce le sue opere partendo da oggetti vari, spazi e personaggi antropomorfi. Con un background nella pittura (MFA in pittura alla Columbia University), le sue opere sono viaggi senza soluzione di continuità in altre dimensioni piene di creature simili a cartoni animati e frammenti di architettura dei videogiochi. “HOTR Home Furnishing”, opera commissionata da Phillips in collaborazione con Daata Editions, è un mix di animazione 3D, poesia, videogiochi e pubblicità realizzato in UnrealEngine, lo stesso software utilizzato per realizzare il gioco Fortnite. La narrazione si svolge in un futuro distopico in cui cartoni animati alieni sono venuti sulla Terra per salvarci da noi stessi, sbarazzandosi di cose come il petrolio, il denaro e la disuguaglianza di reddito. (M.A.M.)


Louisa Clement
(Bonn, Germania, 1987)

«Avatar 28», 2016
Tecnica: ink jet print, 115 x 86 cm, ed. 2/5+2ap
Stima: 6.500 €+Iva.
Courtesy opera: Wentrup Gallery, Berlino.
Archivio: www.louisa-clement.de
Catalogo ragionato: non esiste.
In galleria: è rappresentata da Wentrup Gallery di Berlino dal 2016 e da Galerie Bernier/Eliades di Bruxelles dal 2019.
Quotazioni: ha registrato due passaggi in asta nel 2014 da Lempertz a Colonia (risultati non registrati). In galleria (Wentrup Gallery) le fotografie costano sui 4.500 €+Iva, le sculture circa 16.000 €+Iva (a parte una grande installazione da 30.000 €+Iva che non è più disponibile).
Top price: non esiste.
Commento: nata a Bonn nel 1987, vive e lavora tra Bonn e Düsseldorf. Nel 2010-14 ha frequentato la master class di Andrea Gursky alla Kunstakademie Düsseldorf, diplomandosi nel 2015. Nella sua pratica artistica la tecnologia è un elemento importante sia a livello di contenuto, che di modalità di produzione delle fotografie. Lavora con la fotografia, il video, la realtà virtuale e la scultura. Si è occupata anche di intelligenza artificiale e in particolare con i suoi limiti. Partendo dal presupposto che il formato dello schermo dello smartphone è il modo in cui la maggior parte delle persone percepisce il mondo nell'era digitale, ha realizzato fotografie con un vecchio iPhone riuscendo ad ottenere un aspetto pittorico e sgranato. La serie Avatar (2016) si concentra sull'oggettivazione del corpo umano, tema trattato anche negli ultimi anni attraverso l'uso di manichini. (S.A.B.)


Rachel Rossin
(West Palm Beach, Florida, Usa, 1987)

«Recursive Truths», 2019.
Tecnica: HD Video, MP4, 2:55 mins, ed. 8+4AP.
Stima: 2.000 $.
Courtesy opera: l'artista & Daata Editions.
Archivio: rossin.co
Catalogo ragionato: non esiste.
In galleria: attualmente non ha galleria.
Quotazioni: non ci sono passaggi in asta. Per sei anni l'artista ha lavorato con Signal Gallery di New York, ma la galleria ha chiuso l'anno scorso. Sulla piattaforma per l'arte digitale Daata Editions è in vendita il video commissionato in collaborazione con Phillips a 2.000 dollari (ed. 8+4AP).
Top price: non ci sono passaggi in asta.
Commento: vive e lavora a New York. È considerata una pioniera nel campo della realtà virtuale. Nel 2015 è stata scelta come prima Virtual Reality Fellow dall'incubatore del New Museum, NEW INC, a New York, e lavora creando mondi digitali immaginari a cui si può accedere con Oculus Rift. Programmatrice autodidatta dall'età di otto anni, Rossin fonde immagini della storia dell'arte, della cultura popolare e della tecnologia moderna nelle sue simulazioni di realtà virtuale, descritte come collage algoritmici, vedute a 360° che sfidano la gravità e mondi sotterranei danteschi. Le opere scultoree recenti esplorano la presenza/assenza del corpo nel mondo digitale: lastre acriliche trasparenti stampate con immagini alterate di ambienti virtuali vengono fuse con una fiamma ossidrica e modellate intorno al corpo dell'artista. Inoltre combina tele surreali con frammenti distorti e appena riconoscibili di paesaggi e nature morte con la realtà virtuale creando esperienze immersive ispirate dai dipinti stessi. (M.A.M.)

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