fur free

La Regina dice stop alle pellicce: dal 2019 le indosserà solo finte

Da Elisabetta II un segnale importante in appoggio del movimento fur free. Che non solo sta conquistando le case di moda più blasonate, ma in California dal 1°gennaio 2023 sarà una legge

di Marta Casadei


default onloading pic
(Reuters)

3' di lettura

Capispalla in visone, alte uniformi bordate d’ermellino, colbacchi in volpe: la storia d’amore tra la Regina Elisabetta e le pellicce non si conclude definitivamente, ma prende una strada cruelty free.

La sovrana britannica, infatti, ha stabilito che, a partire da quest’anno, tutte le nuove pellicce che entreranno a far parte del suo guardaroba dovranno essere finte. A raccontarlo è Angela Kelly - a capo dello staff dei consulenti e, ormai, confidente personale di Sua Maestà - nel libro appena uscito “The other side of the coin: The Queen, the Dresser and the Wardrobe”, nel quale racconta lo stile della Regina attraverso una serie di aneddoti.

La Regina Elisabetta e le pellicce: ci eravamo tanto amati

La Regina Elisabetta e le pellicce: ci eravamo tanto amati

Photogallery12 foto

Visualizza

La notizia, confermata da fonti interne a Palazzo, è finita sulle prime pagine dei quotidiani britannici. Si tratta, infatti, di una presa di posizione importante da parte di un personaggio che, pur sicuramente amando gli animali (lo dimostra il suo storico legame con gli ormai famosi corgi), non ha mai rinnegato la presenza, tra le attività di famiglia, della caccia.

Anche se, proprio lo scorso agosto, per la prima volta la famiglia reale ha cancellato l’annuale caccia ai galli cedroni che si tiene, per tradizione, nel castello di Balmoral, dimora preferita da Queen Elizabeth che lì trascorre almeno due mesi per le vacanze estive.

Se le motivazioni ufficiali oscillano tra la scarsità di esemplari e l’invasione di insetti, alcuni rumor parlano, invece, di una strategia “diplomatica” per non spaccare la famiglia, considerate le convinzioni animaliste di Meghan Markle, “discussa” new entry nella famiglia reale.

La neo duchessa del Sussex, del resto, arriva dalla California, stato nel quale dal 1° gennaio 2023 sarà illegale produrre, donare o vendere nuovi prodotti realizzati con pelliccia animale. La legge, firmata dal governatore Gavin Newson lo scorso 13 ottobre, fa del “Sun state” il primo dei 50 Stati a bandire la pelliccia (ad eccezione di quella di pecora e capra, ed esclusa quella già prodotta, quindi i pezzi vintage, per esempio, continueranno ad avere mercato) con multe che partono da 500 dollari. Il movimento, del resto, è partito proprio da Los Angeles: la prima città a mettere al bando il commercio delle pellicce è stata West Hollywood il 21 settembre del 2013.

Il vento del fur free e del cruelty free, negli Usa, soffia anche sulla East Coast: a marzo 2019, lo speaker del New York City council Corey Johnson ha proposto un bando simile riguardo alla vendita di prodotti in pelliccia, in linea con quanto già fatto a San Francisco e alle Hawaii.

Se in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, dunque, non mancano i segnali di un progressivo avvicinamento all’idea di un mondo senza (nuove) pellicce, nel sistema moda la scelta è stata già fatta da molte maison.

Dai “pionieri” come Stella McCartney, che nelle proprie collezioni non usa pellicce ma nemmeno pelle di origine animale, e Vivienne Westwood, che ha bandito i prodotti in pelliccia già 13 anni fa, a Gucci, che ha annunciato di aver preso una direzione fur free nell’ottobre 2017. Passando per big del calibro di Prada, che le ha vietate proprio quest’anno, e Giorgio Armani, che già lo aveva fatto nel 2016, aderendo alla Fur Free Alliance, Versace, Chanel, Burberry, Ralph Lauren. E, ancora: Michael Kors, Tommy Hilfiger e Calvin Klein.

Il movimento fur free, insomma, si sta espandendo a macchia d’olio. Lo dimostrano anche le prese di posizioni dei retailer. Offline - come Selfridges ( già dal 2004) e Macy’s, gigante Usa da 25 miliardi di dollari di fatturato - e online, come le piattaforme del gruppo Ynap (yoox.com; net-à-porter.com; mrporter) che è fur free da 2017, ma anche Farfetch e Asos che nel 2018 ha accolto un appello della Peta per l’abolizione non solo della pelliccia, ma anche del mohair (fibra tessile ricavata dal pelo della capra d’angora), della seta e del cashmere.

Il bando delle pellicce animali va senza dubbio ad aumentare il rispetto dei diritti degli animali da parte dell’industria, in linea con la sensibilità sempre maggiore delle persone (chi lavora nell’industria, ma anche chi compra) su questo fronte, ma la questione del suo effetto positivo sulla sostenibilità ambientale è controversa: come dichiarato più volte da Mark Oaten, presidente della International fur federation, la durabilità della pelliccia animale (che fino ad oggi, in molti casi, è stata tramandata di generazione in generazione) sarebbe antitetica ai concetti di sovrapproduzione e consumo eccessivo che, invece, rappresentano il tallone d’achille del sistema moda. Un sistema in cui l’industria della pelliccia rappresenta un piccolo tassello, il valore retail del mercato sarebbe di poco più di 30 miliardi di euro. E che continua a essere la seconda industria più inquinante al mondo dopo quella del petrolio.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...