messaggio a reti unificate

La Regina Elisabetta richiama gli inglesi all’autodisciplina: stare a casa è la cosa giusta

Il quinto discorso in 65 anni di regno di Elisabetta tutto incentrato sull’emergenza pandemia

di Simone Filippetti

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La Regina Elisabetta durante il discorso ai britannici

Il quinto discorso in 65 anni di regno di Elisabetta tutto incentrato sull’emergenza pandemia


3' di lettura

La Domenica delle Palme del 4 aprile 2020, in altri tempi, a Londra sarebbe passata agli annali solo per essere una caldissima e soleggiata giornata quasi estiva, con Londra incorniciata da un cielo blu che sembra il Mediterraneo. Ma questi non sono tempi normali: il coronavirus è la minaccia più pericolosa e devastante per l'umanità dalla Seconda Guerra Mondiale. Pure la Regina d’Inghilterra ha rotto il suo tradizionale silenzio per parlare alla nazione. Alle 19 la sovrana ha ammonito la nazione sull'emergenza sanitaria, una crisi senza precedenti, in un misto di paternalismo fiducioso e severo: nessun pericolo solo se tutti rispettano le regole date dal Governo.

Il discorso in sé è un fatto a suo modo storico, ancor prima dei contenuti. Nei suoi 65 anni di regno infinito, il più lungo nella millenaria monarchia inglese, Elisabetta, che ha battuto pure il record secolare della Regina Vittoria, ha parlato solo cinque volte ai cittadini. Di solito la sovrana parla agli inglesi solo il giorno di Natale per i tradizionali auguri. Altrimenti, in ossequio alla regola aurea della monarchia, fin dalla Glorious Revolution del 1688, che Elisabetta rispetta alla lettera, i re inglesi non si immischiano mai nelle vicende politiche del paese.

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L'ultima volta che la sovrana aveva parlato ai sudditi era stato 18 anni fa: nel 2002, in occasione della morte della mamma, la Regina Madre, Elizabeth Bowes-Lyon moglie di Giorgio VI vissuta fino a 102 anni. La volta precedente, anch’esso un discorso storico ma per tutt’altri motivi, fu per un’altra morte quella di Lady Diana, nel 1997. Prima di allora, Elisabetta aveva parlato nel 1991, per la prima Guerra del Golfo contro Saddam Hussein.

Sua Maestà si è presentata ai sudditi vestita di verde, il colore della speranza. Ha parlato da una stanza del Castello di Windsor, luogo isolato fuori da Londra, dove la sovrana è stata trasferita per precauzione, assieme al Principe Filippo, a sua volta spostato dalla più remota tenuta di Sandringham, dove il marito della Regina vive ormai da tempo. Non era un discorso in diretta: è stato registrato giovedì scorso e mandato in onda domenica dalla BBC a reti unificate, quando tutti gli inglesi sono a casa davanti alla tv.

In quello che ha definito un ”messaggio profondamente personale”, ma nessun messaggio pubblico di un sovrano inglese lo può essere davvero, Elizabeth Windsor ha fatto leva sull'orgoglio britannico: una nazione fondata sulla “autodisciplina”, i cui cittadini potranno in futuro raccontare di aver sconfitto il virus e superato la crisi con quel valore che ne ha decretato il successo nelle epoche passate: il rispetto delle regole. “Siamo forti come sempre, abbiamo l'orgoglio di quello che siamo”.

Dietro l'afflato vagamente sovranista, ma non ci si può aspettare di meno da un sovrano, si nasconde in realtà un problema molto concreto e poco ideale: l'indisciplina dilagante. A Londra, la città con il picco di contagi (quasi 11mila) e morti (un migliaio circa), la gente fa fatica a seguire l'invito del Governo di rimanere a casa (Stay at home) e lo stesso ministro della Salute Matt Hancok ha minacciato di vietare lo sport e le attività all'aperto se le persone continueranno a uscire.

Nel discorso durato 5 minuti, l'esordio è stato un ringraziamento speciale ai medici e al personale del NHS (National Health System), l'equivalente del SSN italiano: gli ospedali pubblici (e gratuiti) stanno facendo un super lavoro, oberati di casi, con pochissimi posti letto per la terapia intensiva (5mila in tutto il paese, contro una popolazione di 60 milioni).

Il Discorso della Regina, per parafrasare il titolo del film da Oscar, ha richiamato alla memoria quello che suo padre Giorgio VI pronunciò nel 1939 alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale contro la Germania. E l'anno successivo, proprio da Windsor, Elisabetta ha ricordato di un suo discorso alla nazione assieme alla sorella, la principessa Margareth.

Dopo 70 anni, dalla stessa località e con una nuova guerra in casa, ma stavolta contro un nemico invisibile, la sovrana indirizza la Gran Bretagna e i governi mondiali, dal record personale di capo di stato in carica da più tempo tra tutti i paesi del mondo.

L'eccezionalità dell'evento ha scatenato i politologi inglesi: la “discesa in campo” della sovrana è un assist clamoroso per il controverso premier Boris Johnson finito nel mirino per la sua strategia sanitaria ondivaga: immunità di gregge, poi lockdown e ora forse altro cambio di rotta. Lo stesso primo ministro, per una sorta di contrappasso dantesco è stato contagiato ed è da quasi due settimane recluso dentro le mura del numero 10 di Downing Street, la residenza dei premier, attaccata alla sede del Governo. “Torneremo a incontrarci, a riunirci con famiglie e parenti, ma per ora restate a casa” ha concluso Elisabetta. “E’ la cosa giusta da fare”.

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