ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIntervista a Maurizio Bigazzi

«La Regione convochi un tavolo la crisi si vince insieme»

Parla il presidente di Confindustria Toscana: «La situazione è complessa, dobbiamo uscirne con la coesione di tutti. Priorità a fondi Ue e infrastrutture. Non è più il tempo dei no»

di Silvia Pieraccini

4' di lettura

Ogni giorno ha davanti imprese che lottano per agganciare la ripresa, assicurarsi le forniture, attenuare l’impatto dei costi dei trasporti e dell’energia schizzati alle stelle. Ma adesso Maurizio Bigazzi, imprenditore del settore alimentare alla guida di Confindustria Toscana (e di Confindustria Firenze), è consapevole che questo dinamismo potrebbe non bastare: in questa fase così complicata, è fondamentale che le imprese toscane possano operare in un ambiente più favorevole allo sviluppo. Un ambiente fatto di infrastrutture moderne, fondi europei a sostegno dei progetti aziendali, formazione adeguata, fonti energetiche diversificate, procedure autorizzative semplificate, impianti per smaltire i rifiuti industriali. È un elenco che chiama in causa la Regione e lo Stato, e che critica pesantemente i “campanili” e le proteste di Comuni e comitati del ’no’ contro navi rigassificatrici, piste aeroportuali, centrali geotermiche, pale eoliche e autostrade.

Presidente Bigazzi, come sta la Toscana?

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Abbiamo situazioni in chiaroscuro. L’industria manifatturiera era ripartita con grande slancio dopo la pandemia, ma ora l’aumento dei costi di materie prime, energia e logistica ha messo in difficoltà le aziende, che non riescono a trasferire questo ’tsunami’ sui listini.

Quindi la pressione sarà sui margini aziendali?

Inevitabilmente. Oggi ci sono aziende che avrebbero convenienza a interrompere la produzione e continuano a lavorare solo per senso di responsabilità e altre, come cartiere e vetrerie particolarmente colpite dall’esplosione dei costi energetici, che nei mesi scorsi hanno sospeso l’attività per alcuni periodi.

Come si esce da questa situazione?

Abbiamo chiesto da tempo alla Regione una concertazione: la crisi è complessa e dobbiamo uscirne con la coesione di tutti, categorie economiche e sindacati. Vogliamo confrontarci sulla programmazione dei fondi strutturali 2021-2027, sui fondi del Pnrr (destinati a incidere per l’1% sul Pil toscano), sulle infrastrutture che mancano.

A proposito di fondi strutturali, gli industriali di Prato, Pistoia e Lucca puntano il dito sul ritardo regionale nell’emanazione dei bandi, che mai come oggi servirebbero alle aziende per affrontare questa fase difficile.

Nella precedente fase europea 2014-2020 la Giunta regionale aveva anticipato i bandi, in attesa del via libera Ue. Abbiamo proposto di farlo anche questa volta, ora che l’accordo di partenariato sulla programmazione dei fondi europei 2021-2027 in Italia è stato approvato dalla Commissione Ue: ci aspettiamo che già da settembre si possa procedere, perché è indispensabile accelerare per sostenere gli investimenti delle aziende.

I sindacati chiedono un aggiornamento del Patto per lo sviluppo, firmato nell’estate 2019 da Regione e parti sociali. E’ d’accordo?

Sicuramente è necessario. Noi diciamo che quel Patto va addirittura riscritto, e al più presto, perché le condizioni sono cambiate: ora siamo in recessione e i problemi sono ben diversi dal passato, con un’inflazione terribile, e che potrebbe peggiorare. Siamo all’allarme rosso. Il nostro sistema-Confindustria, così strutturato, permette di capire prima degli altri cosa accade, anche se purtroppo siamo inascoltati.

Oltre al Patto per lo sviluppo, che dovrà indicare le priorità, manca ancora il Piano regionale di sviluppo (Prs), atto fondamentale d’indirizzo della programmazione economica, che di solito si fa all’inizio della legislatura.....

Sicuramente è arrivato il momento di mettersi intorno a un tavolo perché il rischio che ci preoccupa è il venir meno della coesione sociale. La situazione dal punto di vista economico è complessa. Per questo dobbiamo studiare gli strumenti per attenuare questa crisi, per salvaguardare la manifattura che crea valore e anche i lavoratori che devono guadagnare di più: il costo del lavoro è troppo alto, va ridotto il cuneo fiscale e chi ha stipendi sotto 35mila euro deve avere una mensilità in più.

Così si risolvono i problemi di manodopera che molti settori hanno?

Il nostro è un paese povero di materie prime, la principale ricchezza è il capitale umano: dobbiamo investire risorse sulla scuola e formare i giovani per renderli cittadini consapevoli, riavvicinandoli agli istituti tecnici che servono alla manifattura.

State lavorando a un progetto in questo senso?

Un’idea è quella di far confluire le scuole fiorentine di alta formazione, dal Polimoda alla Scuola di Scienze aziendali, in una holding.

Le infrastrutture che la Toscana attende da anni si faranno?

Sulla nuova pista dell’aeroporto spero si sia trovato un accordo, e che i lavori possano partire presto. L’importante è che i Comuni vicini a Firenze non si oppongano. La stazione dell’alta velocità è fondamentale, non è pensabile che Firenze non abbia un passante ferroviario.

Non le sembra che la Toscana sia una bella addormentata?

Io direi che l’Italia è una bella addormentata: non sta facendo le riforme strutturali che servono, e si è dimenticata della politica energetica appoggiandosi per anni al gas russo.

Le alternative energetiche però sono difficili: Piombino protesta contro la nave rigassificatrice che il Governo vorrebbe ancorare nel porto per far fronte all’emergenza-gas...

Perché siamo un Paese che scappa di fronte alle necessità e lascia prevalere i comitati del ’no’.

Cosa potrebbe fare la Toscana per fare un salto in avanti?

Deve velocizzare tutti i passaggi burocratici, snellire, semplificare ad esempio le procedure autorizzative sugli impianti energetici e approvare il piano rifiuti per dare risposte non solo sui rifiuti urbani ma anche su quelli industriali.

Nel 2021 il Pil della Toscana è cresciuto del 6,5%; le previsioni per quest’anno indicavano +4,6%, poi sono scese di mese in mese fino a dimezzarsi. Come andrà a finire?

È difficile fare previsioni perché le variabili sono tante e in evoluzione continua e, purtroppo, repentina. Sicuramente il clima di fiducia delle imprese italiane continua a essere in costante diminuzione così come l’indice degli ordinativi.

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