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La Repubblica cerca strade alternative per uscire dal tunnel

La Banca Centrale del micro-stato pensa anche a certificati di compensazione fiscali e a un ricorso anche al FMI per risanare i conti pubblici

di Stefano Elli

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(Adobe Stock)

La Banca Centrale del micro-stato pensa anche a certificati di compensazione fiscali e a un ricorso anche al FMI per risanare i conti pubblici


2' di lettura

Non solo bond e non solo compensazioni fiscali. L’esecutivo sammarinese e gli altri gangli istituzionali della Repubblica, dalla Banca centrale sammarinese, presieduta da Catia Tommasetti, all’Anis (l’associazione nazionale degli imprenditori guidata da Neni Rossini) stanno lavorando alacremente per trovare una o più soluzioni in grado di riportare il Paese in condizioni di sicurezza. Il Paese ha necessità di liquidità: si parla almeno 500 milioni di euro in un biennio per far fronte a ostacoli di cui il Covid-19 non è che l’ultimo in ordine di apparizione.

E le strade tentate, secondo i rumor che si captano sul Titano, non si limitano all’ ingresso del Paese nel mercato dei capitali (sarebbe la prima volta) con la maxiemissione obbligazionaria descritta nell’articolo a fianco. Le strade che verrebbero percorse sono anche altre: si vocifera, per esempio, di imminenti incontri ad alto livello in programma nei prossimi giorni a Roma tra il segretario di Stato Marco Gatti, Catia Tomasetti (Banca Centrale) e le autorità italiane politiche e finanziarie, allo stesso modo sarebbero in corso contatti con due fondi internazionali che starebbero valutando il “dossier Paese”.

Meno calda (perché più datata) ma egualmente battuta sarebbe poi la via che porterebbe all’intervento del Fondo Monetario internazionale che, da sempre, tiene monitorata la situazione sammarinese. Una piccola Repubblica che, non va dimenticato, è reduce da oltre un decennio ininterrotto di guai all’origine dei quali vi sono stati tre scudi fiscali e due voluntary disclosures che, riducendo drasticamente l’afflusso di capitali dall’Italia e, al contrario, favorendone l’esodo, hanno ridotto a cinque (Banca Agricola commerciale, Banca di San Marino, Cassa di risparmio di San Marino e Banca sammarinese di investimento) le 12 banche presenti sul territorio nel 2008.

Non sono mancati poi casi giudiziari transnazionali che hanno portato alla distruzione sistematica di un gruppo attivo nel credito al consumo come Delta (partecipato dalla Cassa di risparmio sammarinese). Delta, nata nel 2002 per iniziativa di Mario Fantini, dopo avere scalato le classifiche di mercato del settore del credito al consumo sino a raggiungere la top five, è finita smembrata definitivamente, dopo un’inchiesta aperta dalla procura di Forlì sfociata in un processo di cui ancora è attesa la sentenza.

La vicenda del gruppo Delta, poi, ha avuto un impatto più che significativo anche sulla complessa partita giocata non più di due anni fa sui non performing loans (Npl) del sistema bancario della Repubblica Serenissima. Un pacchetto di sovraesposizioni monstre da due miliardi di euro di cui oltre un miliardo riconducibili alle attività di Delta (e alla partecipante Cassa di Risparmio di San Marino).

Per concludere un’agenda già costellata di malinconie non va dimenticato che prossimamente andrà in scadenza il bond da oltre 100 milioni di euro, emesso dalla medesima Cassa di Risparmio, a parziale ristoro dei correntisti di un’altra banca sammarinese, la Asset Banca, stritolata da un controverso commissariamento deciso dai precedenti vertici della Banca Centrale (poi allontanati). Da ricordare anche come, contro quella decisione, si schierò a più riprese il Tribunale locale.

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  • Stefano Elligiornalista

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Inglese

    Argomenti: patologie finanziarie, criminalità finanziaria, riciclaggio, risparmio tradito, finanza

    Premi: Premio giornalistico Federico Caffè 2017

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