l’arte online

Coronavirus, i musei italiani che resistono e vanno online

L’emergenza ha costretto alla chiusura fino al 3 aprile. Molti hanno messo in campo le loro proposte artistiche sui siti e sui social

di Giuditta Giardini

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Il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, Ginevra

L’emergenza ha costretto alla chiusura fino al 3 aprile. Molti hanno messo in campo le loro proposte artistiche sui siti e sui social


4' di lettura

Fino al prossimo 3 aprile l'Italia è zona protetta nell’emergenza coronavirus, il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 marzo 2020 ha imposto il divieto di circolazione sul territorio nazionale, i musei che avevano provato a riaprire le porte resteranno chiusi per ulteriori 20 giorni. Le compagnie aeree stanno cancellando uno dopo l'altro tutti i voli verso l'Italia facendo del Bel Paese lo stato più isolato al mondo.

Oggi, non solo i sacelli delle antichità greche, romane, etrusche, i tesori del rinascimento italiano, le Chiese barocche sono inaccessibili, ma anche tutti i siti archeologici a cielo aperto, come i fori imperiali, archi, acquedotti, sono irraggiungibili, non visitabili. Come è ovvio l'emergenza sanitaria giustifica la chiusura di luoghi culturali e religiosi, come chiese, moschee e sinagoghe, ogni argomento contrario verrebbe tacciato di insensibilità, ma se il lavoro continua con tele-working e l'insegnamento si sposta online, come garantiamo l'accesso alla cultura ai cittadini Italiani? Sul web.

Il diritto ad una vita culturale attiva è sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani all'Art. 27 per cui: “ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici”. Sarah Cleveland, professore di diritto costituzionale e diritti umani alla Scuola di Legge della Columbia University (prima docente ad Harvard e Oxford) e membro indipendente della Comitato dei Diritti Umani presso le Nazioni Unite risponde sul punto: “considerate le circostanze attuali, le azioni prese dall'Italia possono considerarsi una ragionevole limitazione al diritto di accesso alla cultura anche considerando l'incertezza e la magnitudine del rischio sanitario”. Anche secondo Maria José Martinez, avvocato per i diritti umani e delle donne basata a New York: “a questa situazione si devono applicare le previsioni dell' International Covenant on Economic Social and Cultural Rights (ICESCR) del 1966, che riconosce un ampio diritto alla vita culturale (Art. 15(1)(a)) per cui si ammettono restrizioni per il benessere della comunità. In aggiunta - continua l'avvocato Martinez - il paragrafo 19 del Commento Generale delle Nazioni Unite sull'Art. 15 permette di applicare limitazioni alla vita culturale della comunità in caso si emergenze”. Secondo il procuratore newyorchese e specialista di diritti umani, Barbara Vidal: “le limitazioni imposte devono passare un test che concerne finalità, proporzionalità compatibilità con i diritti alternativamente protetti, per la promozione del benessere di una società democratica secondo quanto previsto all'art. 4 della Covenant. Lo standard per la limitazione del diritto ad una vita culturale è basso - continua il Pm Vidal - inoltre questo genere di diritto rientra in una categoria di diritti umani secondari che sono tra i primi ad essere limitati in caso di emergenza”. Lo stesso ragionamento potrebbe farsi per la libertà di culto, sebbene il culto possa comunque essere esercitato e il discorso qui sia più orientato sul concetto di “fruizione” del bene artistico.

Le proposte online
Queste “limitazioni” premesse dai trattati, in Italia, si sono ragionevolmente trasformate in una chiusura vera e propria. Presi alla sprovvista, i musei italiani si sono in poco tempo re-inventati con programmi online e sui social per promuovere i contenuti museali sotto l'ombrello dell'iniziativa #museichiusimuseiaperti e la campagna #laculturanonsiferma attraverso Facebook, Instagram e Twitter. Tra i musei aperti ci sono la Pinacoteca di Brera , il Poldi Pezzoli (#PoldiPezzoliStories), GAM di Milano e Torino , la Triennale di Milano (Decameron: storie in streaming), il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci (#storieaportechiuse), la Fondazione Musei Civici di Venezia (Ogni giorno una storia, un gioco, un'opera), la Fondazione Accorsi , i Musei Reali di Torino , XNL di Piacenza , il Museo di Palazzo Grimani, Museo di Palladio , il Complesso della Pilotta di Parma , Palazzo Madama , il Museo Nazionale di Ravenna , la Galleria degli Uffizi (www.facebook.com/uffizigalleries/), i Musei Vaticani , la Galleria Borghese (ciò che accade dietro le quinte del Museo), il Museo di Capodimonte , e molti altri. Il MiBACT ha promosso la maratona culturale scientifica ed economica: “ l'Italia chiamò ”, venerdì 13 marzo per tutta la giornata (6:00-24:00) sul canale Youtube del Ministero. Anche a New York, come in Italia, il Metropolitan Museum , che quest'anno festeggia i suoi 150 anni, le “filiali”: Met Breuer e Met Cloister , la Frick Collection e il Jewish Museum , il MoMa , il Whitney , e il Guggenheim hanno annunciato la chiusura. Altri musei esteri ora visitabili online sono il Prado di Madrid, il Museo Archeologico di Atene , il British Museum di Londra, l' Hermitage di San Pietroburgo e la National Gallery di Washington . Se i musei continuano la loro missione facendo passare l'offerta culturale per canali alternativi, i siti archeologici, le chiese, i parchi restano muti.

Il filosofo Michel Foucault, nel saggio «Sorvegliare e punire» sosteneva che la peste avesse creato il modello secondo cui esercitare la disciplina nei nascenti stati europei: se per leggi e diritti i giuristi si pongono nello stato di natura, per applicare discipline perfette i governatori postulano “lo stato di peste”. In passato il tarlo dell'emergenza e della crisi ha giustificato il rafforzamento del controllo fisico e delle discipline individualizzanti, ma oggi non possiamo lasciare che il virus detti le regole sociali e culturali dell'Italia. Sulla scia della famosa similitudine tra guerra e virus, a cui accennava il direttore del Museo Egizio di Torino, Christian Greco, oggi, ai musei va il merito di aver iniziato una cosiddetta “resistenza culturale” e si auspica che in futuro questo modello di fruizione alternativo possa estendersi anche a siti archeologici, alle piazze, alle biblioteche e al materiale archivistico tramite l'utilizzo di street-view e walk-in projects, del 3D, e dell'intelligenza artificiale in ponderati piani di emergenza preventivi.

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