Opinioni

La responsabilità sociale della finanza

di Elena Beccalli

(yingyaipumi - stock.adobe.com)

3' di lettura

La pandemia ha amplificato le povertà, alimentando ulteriormente le disuguaglianze. Dall’indagine straordinaria di Banca Italia sulle famiglie italiane nel 2020 emerge un diffuso calo nei redditi, una crescente difficoltà a far fronte alle spese per consumi essenziali e forti difficoltà nel sostenere l’indebitamento. Oltre un terzo dei soggetti indebitati dichiara di avere difficoltà nel sostenere le rate del mutuo o del credito al consumo, percentuale più che raddoppiata rispetto al periodo pre-Covid. La pandemia amplifica anche il rischio di truffa, corruzione e usura nonché quello di infiltrazione criminale da parte di organizzazioni che possono trovare nuove occasioni per svolgere attività usurarie.

Qual è il ruolo della finanza in questo contesto? Per comprendere quali siano le sue responsabilità, nonché come tradurle concretamente nei processi decisionali, appare utile il riferimento al modello di tutela sociale elaborato da Nien-hê Hsieh, economista della Harvard Business School, nel volume Quali responsabilità per la finanza? Dialogo tra l’Arcivescovo di Milano e le banche (Vita e Pensiero, 2020). Le responsabilità della finanza non si limitano alla realizzazione di risultati economici, ma riguardano una platea ampia di soggetti fino ad arrivare alla società nel suo complesso. Tale necessità di allargare lo sguardo nasce dalla mancanza di fiducia da parte dell’opinione pubblica nei confronti di imprese e banche: se da una parte, infatti, aumentano le iniziative a favore della responsabilità sociale, dall’altra l’opinione pubblica percepisce che l’impegno non sia mai sufficiente. Il modello di tutela sociale si fonda su una semplice quanto dirimente domanda: «Dovrebbe esistere?», da porre con riguardo non solo a prodotti e servizi specifici ma allo stesso modello di business. Si pensi al prestito di emergenza a brevissimo termine basato sull’anticipo di stipendio molto diffuso negli Stati Uniti. In caso di mancata restituzione di una rata viene acceso un nuovo prestito a valere sugli stipendi futuri, creando un vortice debitorio non sostenibile. Questo invece di aiutare il debitore finisce spesso per renderlo sovraindebitato: si tratta di un modello di business che chiaramente non dovrebbe esistere.

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L’interrogativo sulla legittimazione sociale dell’esistenza di un business è il fondamento logico di un ripensamento del significato del concetto stesso di valore e creazione di valore, a lungo inteso come creazione di rendimenti per i soli azionisti spesso con un orizzonte di breve termine. È una concezione questa che ha mostrato i suoi limiti già con la crisi globale del 2007 e ancora oggi con la pandemia. Il nuovo concetto di valore poggia su una “proposta di valore sociale”, che sottende un riorientamento nel modo in cui i manager sono chiamati a dare priorità alle loro responsabilità nei confronti della società.

La tutela sociale non deve essere intesa in contrapposizione all’efficienza, alla redditività e alla solidità del business della banca. Questi aspetti economici, fondati sull’erogazione di credito a prenditori che siano in grado di restituire quanto ricevuto, sono il presupposto di un business attento alla tutela sociale. Il ruolo della banca a sostegno dell’economia reale si associa sia alla prosperità della banca stessa sia alla tutela di sostenibilità e inclusione: un aspetto è presupposto per l’altro. Tale ruolo di sostegno a ben vedere rappresenta la funzione originaria della banca stessa.

In tal senso l’esperienza delle casse di raccolta scozzesi, comunità parrocchiali con caratteri che diventano portatori di un modo di fare credito che fonda le sue radici fin dal Medioevo, è emblematica della nascita nell’Europa continentale dell’Ottocento di molte piccole banche di credito cooperativo, casse di risparmio e banche popolari volte a favorire l’accesso al credito bancario delle fasce della popolazione fino ad allora escluse per consentire loro l’uscita della povertà, come ben comprese Giuseppe Toniolo. Del tutto evidenti sono le analogie con le recenti esperienze del credito di soccorso erogato a persone in difficoltà attraverso un sistema di rete che comprende non soltanto istituti bancari locali e nazionali, ma anche enti come Caritas e fondazioni antiusura. Si tratta di prestiti intesi a restituire dignità e opportunità di sviluppo adeguate a persone che sperimentano fragilità o forme di esclusione finanziaria.

Queste esperienze, che hanno radici antiche, indicano una direzione verso una nuova concezione della tutela sociale che permei i valori di riferimento e il modello di business della banca. In questo contesto l’opinione pubblica ha essa stessa una responsabilità nel creare sensibilità sulla tutela sociale per riorientare la creazione di valore: la spinta di ciascuno a questo proposito è fondamentale.

Preside Facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative, Università Cattolica del Sacro Cuore

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