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La retorica dell’antievasione e i regali a chi non paga

di Salvatore Padula


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3' di lettura

A volte ritorna. Neanche fosse l’araba fenice, l’impegno per la lotta all’evasione fiscale ciclicamente risorge dalle sue ceneri. Che, di questi tempi, altro non sono che le ceneri di una lunga scia di condoni, dei quali peraltro già si annunciano ulteriori e generose code.
A pochi sarà sfuggito che in queste settimane il fantasma dei 110 miliardi di euro di tasse sottratti ogni anno allo Stato è tornato a occupare con disinvoltura i trend topic della politica, spinto all’insù dai ripetuti annunci e dalle dichiarazioni di premier e vicepremier, tutti alla ricerca di idee (e risorse) per una manovra di bilancio sempre più intricata, tra rincari Iva da evitare e tasse piatte da avviare.

A fare da collante – forse per fortuita coincidenza temporale – è arrivato l’Atto di indirizzo per le politiche fiscali 2019-2021, firmato a fine aprile dal ministro Tria, che rilancia l’obiettivo prioritario «di contrastare l’evasione e ridurre il tax gap al fine di ridurre la pressione fiscale sui contribuenti compliant».

Gli strumenti operativi indicati, a dire il vero, sono quelli che ben conosciamo: in primis, fatturazione elettronica e, a breve, invio dei corrispettivi. Per il resto, si conferma la netta preferenza per la tax compliance rispetto al contrasto vero e proprio (quello fatto di controlli sostanziali, di verifiche e ispezioni sul territorio). Con un forte impegno rivolto alle attività di analisi dei dati e di intelligence: ovvero l’utilizzo di strumenti informatici per “intercettare” a monte i soggetti che mostrano elevati indici di pericolosità fiscale, da sottoporre poi a controllo. Una rappresentazione meno arcigna del “grande fratello del fisco”, tesa a trasmettere l’immagine di un’amministrazione che non fa più “pesca a strascico” e che invece sa con precisione dove guardare e chi cercare. O meglio, visti i numeri granitici dell’evasione, sta imparando a farlo e, bisogna riconoscerlo, la gestione del caso Gucci-Kering (con un accordo da 1,25 miliardi di euro) fa ben sperare.

Per un altro verso, da un po’ di tempo si sono moltiplicate notizie e anticipazioni su “quel che bolle in pentola”. Quasi a voler trasmettere, per chi vuole crederci, il messaggio neanche tanto subliminale di un ritrovato slancio per la legalità fiscale. L’elenco è denso e va oltre le azioni mirate sul mondo delle partite Iva individuali già avviate in via sperimentale da Gdf e agenzia delle Entrate.

C’è l’ok del Garante della Privacy all’utilizzo dell’archivio dei rapporti finanziari per la creazione di liste selettive di controllo per i contribuenti che presentano anomalie nei movimenti di denaro: è la Super-anagrafe dei conti, che era rimasta ferma per ben otto anni, a testimonianza di quanto – anche in passato – il contrasto dell’evasione non fosse certo tra le priorità.

Ci sono Gdf e agenzia delle Entrate pronte a un nuovo approccio per il contrasto alle frodi Iva che, grazie alla raccolta massiva di dati e all’individuazione di 15 profili di rischio, ha l’obiettivo di limitare i danni di un’evasione stimata di oltre 35 miliardi di euro.
C’è una spinta ulteriore sulla lotta alle false compensazioni, operazione che già lo scorso anno ha consentito di recuperare circa un miliardo di euro.

Tutto sacrosanto. Ma, più in generale, qualche dubbio è lecito. Certamente serve favorire la compliance. Allo stesso modo serve però dotare l’amministrazione degli strumenti necessari per svolgere bene i propri compiti. A proclami e progetti, l’evasione è stata sconfitta decine di volte, nella realtà è più complicato. Specie se la retorica dell’antievasione è utilizzata dalla politica solo in modo strumentale e tattico, ma poi i comportamenti vanno in direzione contraria.

Qualche esempio: che fine ha fatto il nuovo redditometro, che attende da mesi il restyling del ministero dell’Economia? E la lotta al contante? Salvini è sempre dell’idea che vada abolito ogni limite al suo utilizzo oppure qualcuno nel governo crede che la tracciabilità dei pagamenti sia un passo non irrilevante per il contrasto all’illegalità? E gli evasori sono sempre “grandi”, come qualche giorno fa ha ribadito Di Maio, oppure si può ragionare con serietà sul perché il tax gap delle (piccole) partite Iva individuali – grosso modo 4-5 milioni di elettori – sia al 68%, con 33 miliardi di euro di tasse evase?

Si attendono risposte. Nel frattempo, chi ci riesce, può consolarsi con la “Lotteria degli scontrini” che partirà l’anno prossimo: una riffa come fiore all’occhiello delle politiche antievasione. Una strategia che tante soddisfazioni ha dato a paesi quali Albania, Malta, Romania e persino Grecia e Portogallo.

Che dire: buona fortuna a tutti. Anzi, boa sorte.

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