Interventi

La ricerca italiana e il ruolo che potrà ricoprire nella ripartenza post Covid

di Lucio D'Alessandro

(Gorodenkoff - stock.adobe.com)

4' di lettura

Dopo più di un anno di tempo sospeso dal Covid-19, il crollo di contagi e di decessi nei Paesi stranieri (Israele, Regno Unito) e nei luoghi del nostro Paese dove la campagna vaccinale è stata già estesamente condotta (strutture sanitarie, RSA) mostra che si può finalmente cominciare a uscire dalla logica del pensiero emergenziale per volgere lo sguardo al futuro.

Insieme con perdite tragiche, in termini di vite umane e di deterioramento del tessuto socio-economico, la pandemia lascerà in eredità anche la consapevolezza del ruolo fondamentale della ricerca scientifica e dei processi di innovazione tecnologica; insomma di quel “coraggio della competenza” al quale Mario Draghi ha fatto più volte riferimento. Questa pandemia avrà, nella storiografia dei decenni avvenire, un valore periodizzante come, poniamo, la peste per la “crisi del Seicento”.

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È certo infatti che siamo di fronte a un evento epocale, che pone un problema generale di ripartenza e di sostenibilità del sistema-Paese offrendo però nello stesso tempo un'opportunità irripetibile: in un quadro molto variegato, che necessita di una visione strategica, il Recovery fund si presenta infatti come un'occasione unica per costruire un futuro solido per le next generations, se usato per investimenti massicci nella ricerca e nell'economia della conoscenza.

In questa prospettiva, il sistema della ricerca italiana (che, non dimentichiamolo, è ai vertici nel mondo nonostante un cronico sottofinanziamento) è pronto a fornire il proprio contributo, nei suoi versanti complementari e sinergici delle Università statali e non statali e degli Enti di ricerca. In particolare, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, radicato su tutto il territorio nazionale, dal Nord al Mezzogiorno, e al contempo protagonista di relazioni e di iniziative internazionali, ha voluto attestare la propria voglia energica di rendersi utile al Paese attraverso un documento che è stato consegnato alla Ministra Cristina Messa venerdì scorso, in una riunione operativa alla quale ella ha presenziato dando un segnale forte di attenzione e di vicinanza a un mondo che ben conosce, per avervi a lungo operato da protagonista.Il documento, sintetico ma molto concreto, concepito su impulso dell'attuale Presidenza vicaria e realizzato con i contributi provenienti dai Direttori dei sette Dipartimenti, mette a sistema le potenzialità dei quasi cento Istituti di ricerca e rende evidente quale apporto fattivo il CNR potrebbe fornire per raggiungere al meglio i vari obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Una delle sfide più importanti che animano il Recovery Plan è, come è noto, la digitalizzazione: in questo campo l'Ente ha già sviluppato tecnologie digitali (IoT, Block Chain, Big Data) per la resilienza e sicurezza informatica e fisica delle filiere produttive e delle infrastrutture, nonché dei processi, davvero decisivi, di modernizzazione della Pubblica Amministrazione.

Un apporto significativo, a cavallo tra digitalizzazione e rivoluzione verde, riguarda l'agricoltura 4.0 (uno degli asset principali del Made in Italy), mediante tecnologie per la gestione delle colture e dei rischi, per la tracciabilità dei prodotti, per la certificazione della qualità d'origine degli alimenti. Modelli avanzati di intelligenza artificiale sono applicati anche alla mobilità sostenibile e alle infrastrutture in progetti quali Urban Intelligence, che mira alla piena integrazione tra i sistemi digitali e i sistemi fisici della città, dalla mobilità, alla distribuzione di beni e servizi, alla raccolta dei rifiuti, alle reti per il sistema economico, fino alle tecnologie di fruizione del Cultural Heritage così importante per molte filiere non solo cittadine del nostro Paese ricco di storia e storie.

L'Italia è inoltre tra i protagonisti mondiali per le infrastrutture basate sulle tecnologie quantistiche, che consentono ad esempio crittografia e privacy in settori essenziali, dalle transazioni finanziarie al trasferimento dei dati medici. Per il macro-ambito della “salute”, il CNR è all'avanguardia sia nelle biotecnologie (ad esempio nell'analisi bioinformatica e biostatistica dei dati), sia nelle sfide attualissime della “E-care” (telemedicina, teleassistenza e telemonitoraggio), sia nei nuovi modi di supportare il sistema sanitario attraverso l'uso di dispositivi mobili, sensori, robotica domestica e domotica, nell'ottica di un'assistenza anche domiciliare sempre più personalizzata.

Si pensi poi ad alcuni obiettivi molto specifici per la transizione ecologica, come la forte spinta europea all'idrogeno: l'Ente lavora già a sistemi di immagazzinamento chimico tramite liquidi a basso impatto ambientale che ne permettano il facile stoccaggio, il trasporto e la distribuzione, anche “on demand”. Se l'idrogeno sarà una delle frontiere del futuro, non si deve dimenticare che la parte forse più cospicua della ricchezza dell'Italia risiede nei suoi incomparabili “giacimenti” e beni culturali, ai quali il PNRR dedica attenzione puntuale anche perché lo scenario post-Covid costituirà una grande occasione di crescita di tutto il comparto delle nuove tecnologie per la conservazione e la valorizzazione (anche digitale) del patrimonio culturale.

Sono questi solo alcuni degli apporti concreti che il CNR, che da anni opera per la costruzione di ecosistemi per l'innovazione su tutto il territorio nazionale, è in grado di mettere in campo con rapidità ed efficacia per la realizzazione degli obiettivi del Recovery Plan; e si tratta in molti casi – è bene evidenziarlo – di ricerca applicata svolta attraverso strette relazioni con il tessuto industriale. In queste settimane in cui, nell'attesa del nuovo Presidente, sto avendo il privilegio di guidare questa straordinaria compagine, ho percepito tutto l'entusiasmo, la dedizione, il senso di responsabilità delle migliaia di ricercatrici e di ricercatori per la sfida storica alla quale si sentono chiamati. È quello stesso fattivo e competente entusiasmo che ha consentito all'Italia, dopo ogni crisi, di riprendersi e Presidente vicario del Consiglio Nazionale delle Ricerche

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