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La ricetta dell’Irlanda per ripartire: compromesso storico e politiche verdi

Spinti dalla crisi post coronavirus, gli arcinemici della politica irlandese, Fine Gael e Fianna Fail, sono pronti a governare per la prima volta insieme, con il sostegno dei Verdi.

di Michele Pignatelli

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Il leader del Fianna Fail Micheal Martin. Se l’accordo sarà finalizzato, sarà premier fino a dicembre del 2022

Spinti dalla crisi post coronavirus, gli arcinemici della politica irlandese, Fine Gael e Fianna Fail, sono pronti a governare per la prima volta insieme, con il sostegno dei Verdi.


3' di lettura

Gli arcinemici della politica irlandese, Fine Gael e Fianna Fail, sono pronti a governare per la prima volta insieme, con il sostegno numericamente indispensabile dei Verdi. A più di quattro mesi dalle elezioni, l’Irlanda riparte da un compromesso storico che è figlio di due eventi epocali: il voto stesso di febbraio, segnato da un successo senza precedenti dei nazionalisti dello Sinn Fein, e – soprattutto - la crisi economica indotta dal coronavirus, che ha azzerato la miracolosa ripresa di Dublino. Così lunedì 15 giugno i leader di Fine Gael, Fianna Fail e Verdi hanno annunciato l’intesa e il programma di governo.

Accordo al vaglio della base dei partiti

Perché il nuovo esecutivo veda ufficialmente la luce servirà però l’approvazione della base dei tre partiti, chiamata a esprimersi nei prossimi giorni, e quella meno scontata è proprio quella degli ambientalisti. «È l’ostacolo più difficile da superare – conferma David Farrell, presidente della Scuola di politica e relazioni internazionali dello University College di Dublino – perché serve il via libera dei due terzi dei membri del partito, al cui interno è tra l’altro in corso una competizione per la leadership. Ma questo – aggiunge – potrebbe alla fine anche aiutare, visto che Catherine Martin, la sfidante dell’attuale leader, ha anche guidato la delegazione dei Verdi nei negoziati per la formazione del governo».

I perché della grande coalizione

Una sorta di grande coalizione in funzione anti-Sinn Fein, che mettesse insieme i due grandi partiti centristi, usciti divisi dalla lotta per l’indipendenza dalla Gran Bretagna, era stata già ipotizzata all’indomani del voto dell’8 febbraio. Un voto in cui i nazionalisti, un tempo braccio politico dell’Ira, risultarono in percentuale i più votati, pur senza ottenere il maggior numero di seggi, perché avevano presentato un numero di candidati inadeguato all’exploit poi effettivamente registrato. E nessuno dei partiti storici aveva abbastanza seggi per guidare una coalizione che li escludesse.

Ma la chiave interpretativa dell’accordo di oggi, secondo Farrell, avrebbe potuto essere questa solo «se il governo si fosse costituito subito, qualche mese fa, quando Fine Gael e Fianna Fail temevano che nuove elezioni avrebbero avvantaggiato lo Sinn Fein. Oggi, probabilmente, pesa di più la crisi causata dal Covid (gestita peraltro piuttosto bene dal Fine Gael del premier Leo Varadkar): sarebbe difficile tenere elezioni in un momento buio come questo, in uno scenario completamente cambiato per i partiti. Infine, semplicemente, è stato necessario un po’ di tempo perché tutti si abituassero all’idea che questa alleanza si poteva fare».

Il peso dell’emergenza Covid

A rendere necessaria una rapida uscita dallo stallo c’è inoltre l’urgenza di avere un Governo e un Parlamento pienamente operativi entro fine mese, per l’approvazione o il rinnovo di misure legislative e finanziarie per far fronte all’emergenza, tra cui sei miliardi e mezzo di aiuti alle imprese.

È una crisi che ha colpito pesantemente l’Irlanda: la crescita del Pil a ritmi cinesi, che aveva caratterizzato gli anni seguiti allo scoppio della bolla immobiliare, lascerà il posto quest’anno a una contrazione del 12,4%, secondo lo scenario base del think tank Esri; dal surplus del 2019 si passerà a un deficit compreso tra il 7,5 e il 10% del Pil; la disoccupazione misurata tenendo conto dei sussidi legati al Covid ha toccato in maggio l’impressionante tasso del 26 per cento.

«Abbiamo davanti un periodo impegnativo dal punto di vista economico per effetto del Covid, ma il programma di governo rappresenta una nuova partenza», ha dichiarato il leader del Fianna Fail Micheal Martin che, in base all’accordo, ricoprirà il ruolo di primo ministro per i primi due anni e mezzo, per fare poi staffetta con il leader del Fine Gael Leo Varadkar.

Il peso dei Verdi: politiche sempre più green

In realtà, a guardare alcune delle misure in cantiere, i veri vincitori appaiono i Verdi: riduzione media del 7% annuo delle emissioni di gas serra dal 2021 al 2030, spesa per le infrastrutture concentrata soprattutto sui trasporti pubblici, bando alle auto a benzina o diesel dal 2030 a favore dei veicoli elettrici, aumento della carbon tax da 80 a 100 euro per tonnellata, sempre a partire dal 2030. Misure a cui, naturalmente, si aggiungono quelle di stimolo all’economia e un piano di edilizia sociale, promessa elettorale un po’ di tutti i partiti di fronte all’emergenza case. David Farrell non è sorpreso: «L’Irlanda – fa notare – per anni è rimasta indietro rispetto ad altri Paesi, ma ora l’agenda si sta orientando verso un’azione più decisa in campo ambientale e già il precedente Governo aveva lasciato intendere un cambio di marcia, con obiettivi più ambiziosi. In questo senso, i Verdi sfondano una porta aperta».

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