Intervista a Giorgio Metta

«La ricetta vincente? Costi contenuti e velocità di sviluppo dei progetti»

Direttore scientifico dell'Istituto italiano di tecnologia

di Raoul de Forcade

Accordo. Il suggello dell'intesa tra Luigi Attansio (Cciaa) e Giorgio Metta (Iit)

3' di lettura

L’accordo tra Istituto italiano di tecnologia e Camera di commercio di Genova è vincente sia per le piccole aziende, che potranno avere a disposizione un team di ricercatori a costi molto contenuti, sia per l’Iit, che può così estendere la sua vocazione al trasferimento tecnologico anche alle Pmi. A spiegarlo è Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto genovese.

In che misura questa intesa si inserisce nella logica dell’Iit?
Come Istituto di tecnologia, in generale, stiamo da tempo cercando di avere un canale e risorse a disposizione per consentire alle Pmi, che tipicamente sono quelle iscritte alle Camere di commercio, di assicurarsi innovazione, creando i presupposti perché siano in grado di chiedere a noi delle soluzioni e, al contempo, fare in modo che l’Iit sia in grado di portare avanti le soluzioni anche su progetti piccoli. Le grandi imprese, infatti, hanno i mezzi per finanziare la ricerca anche pluriennale, con accordi che molto spesso prevedono team di lavoratori congiunti. Il problema con le piccole, invece, è che, a volte, hanno esigenze anche semplici, ma si manifestano difficoltà, sia da parte loro, che non possono permettersi i costi della ricerca, sia da parte nostra, che non riusciamo ad agire abbastanza velocemente da far partire il progetto, prendere delle persone per seguirlo e svilupparlo. Questo perché i tempi sono stretti e le risorse finanziarie esigue.

Loading...

Quindi?
Quindi l’ideale, per noi, è attrezzarci in modo da avere dei gruppi che garantiscano già la disponibilità tecnica delle persone per sviluppare progetti; mentre, per le piccole aziende, è avere un canale privilegiato che consenta loro di selezionare i progetti, per evitare di perdere tempo puntando su piani che poi non si riesce a concludere. Da qui nasce l’idea dell’accordo che abbiamo firmato con la Cciaa di Genova. In primis, dunque, apriremo un canale di comunicazione con il network complessivo della Cciaa e lì faremo una selezione delle progettualità, per la quale ci aiuterà lo stesso ente camerale. Una volta comprese le esigenze, cercheremo di sviluppare progetti che, o perché sono riutilizzabili su più aziende o perché abbiamo già a disposizione le risorse per svilupparli, potranno essere portati a termine con risorse di entità più modesta di quella consueta. Noi, dunque, terremo pronta una squadra di ricercatori e tecnici per sviluppare i progetti; e le imprese, se ce ne sono tanti, creeranno insieme quella piccola massa critica che permetterà di svilupparli davvero.

I 2,5 milioni che vi verserà la Cciaa servono a questo?

Sì, esatto. Creare il canale, avere già alcune persone in qualche modo già pronte è una cosa che Iit farà e manterrà in funzione. E quella cifra copre i costi che garantiscono al gruppo complessivo l’accesso ai laboratori e la possibilità di fare ricerca. Anche una ricerca di tre mesi può essere molto utile per una Pmi e quella cifra paga, in qualche modo, l’overhead di un progetto i cui costi, altrimenti, se li dovessi caricare su ogni singolo piano, salirebbero molto. Quei 2,5 milioni ci consentono di serializzare i progetti, di metterli insieme e di portarli avanti in tempi brevissimi, avendo la risorse in casa.

Perciò potranno esserci due o tre aziende insieme che si rivolgono a voi, che potrete, con queste risorse, seguire per tre mesi una e per tre l’altra?
Infatti. E l’azienda pagherà solo il progetto specifico, per i tre mesi che la riguardano, trovandosi però già la piattaforma pronta. Verserà , insomma, solo il costo oggettivo di progetto per la durata effettiva, dato che l’IIt è no profit e quindi lavora a prezzo di costo. In questo modo, si riescono a portare a termine piani da 50, 60 o 90mila euro, senza dover investire milioni.

Il team sarà sempre lo stesso anche a fronte di aziende con esigenze differenti?
Abbiamo formato un team, per ora, su aspetti come l’information technology, la robotica e la meccatronica: fa parte dei nostri gruppi di ricerca, con persone che abbiamo già identificato. Poi se da qualcuno arriverà una richiesta molto particolare, dovremo studiarci. Presumo però che giungeranno richieste principalmente per il digitale, che attiene alle attività su cui abbiamo maggiori competenze: svolgiamo un imponente lavoro su robotica e intelligenza artificiale, quindi tutto ciò che riguarda digitale e automazione è coperto molto bene. Mi aspetto che l’innovazione digitale sia la richiesta che la farà da padrona. Potrebbero emergere anche esigenze legate ai materiali - su cui abbiamo comunque un dominio di ricerca vastissimo - e ai processi chimici; in quel caso vedremo come fare, man mano che inizieremo a lavorare con la Cciaa. Ciò che noi mettiamo a disposizione sono competenze ingegneristiche, magari nate con la robotica, ma che possono essere traslate molto velocemente in applicazioni concrete.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti