IL CONFRONTO

La richiesta dei sindacati: più spazio alla contrattazione

di Giorgio Pogliotti

(ANSA)

3' di lettura

Prove di dialogo tra governo e sindacati, in vista del consiglio dei ministri di venerdì che darà il via libera al Testo unico sul pubblico impiego.

Ieri a Palazzo Vidoni si è svolto un incontro tecnico in due tempi tra le organizzazioni sindacali e i vertici del ministero (assente la ministra Madia perché impegnata alla direzione del Pd): in mattinata Cgil, Cisl, Uil e Confsal hanno esposto le loro osservazioni sulle due bozze di Dlgs consegnate ad inizio febbraio dal governo, poi dopo una pausa chiesta dai tecnici del ministero per gli approfondimenti, nel round serale il confronto è proseguito alla ricerca di punti di convergenza.

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Un primo problema sollevato dai sindacati è che la legge Brunetta e la Buona scuola hanno tolto materie definite dai contratti, mentre con l’accordo quadro dello scorso 30 novembre si è concordato un riequilibrio a favore della contrattazione nel rapporto con le leggi. In particolare i sindacati hanno posto l’accento sulla legge 107 del 2015 che ha previsto una clausola di inderogabilità nella scuola, nella Pa alcuni temi (soprattutto su materie di gestione e di organizzazione del lavoro) sono inderogabili contrattualmente, o comunque la norma contrattuale prevale sulla legge solo se è la stessa legge a non prevedere che sia inderogabile. «Per una serie di materie - spiega Michele Gentile (Cgil) - come la progressione delle carriere, il trattamento economico complessivo, le reazioni sindacali in tutte le pubbliche amministrazioni il ruolo della contrattazione è in tutto o in parte limitato dalle leggi. Ciò contrasta con l’accordo del 30 novembre». Per Maurizio Bernava (Cisl) «le novità devono riguardare tutti i settori inclusa la scuola». Per Antonio Foccillo (Uil) «bisogna dare la possibilità ai contratti di derogare alle leggi presenti e future, e liberare da ogni vincolo la contrattazione di secondo livello». Per la Confsal «il testo definitivo deve rispondere alle aspettative dei lavoratori e dei fruitori dei servizi pubblici». Altre richieste riguardano l’assunzione dei precari utilizzati ben oltre il triennio dalla Pa, insieme alla necessità di ristabilire nuove relazioni sindacali.

Il confronto sul Testo unico del pubblico impiego si incrocia con il rinnovo dei contratti, dopo 7 anni di blocco: una volta definite con il Dlgs le materie che sono nella disponibilità della contrattazione, potrà decollare la trattativa contrattuale. I tavoli saranno convocati all’Aran (l’agenzia per la rappresentanza negoziale della Pa) dopo la firma degli atti di indirizzo della Funzione pubblica per i quattro comparti (Pa centrale, scuola-università, sanità e regioni e autonomie locali). Con l’accordo del 30 novembre il governo si era impegnato a riconoscere a regime per la vigenza contratuale 2016-18 aumenti «non inferiori a 85 euro mensili medi», ma va sciolto il nodo delle coperture. La legge di Bilancio ha previsto per il 2017 circa 1,5 miliardi per aumenti medi compresi tra 35 e 40 euro, le risorse per il 2018 ammontano a 1,9 i miliardi che non bastano a coprire gli aumenti promessi. Un Dpcm dovrà stabilire come saranno utilizzate le risorse del Fondo per la Pa, che oltre agli aumenti contrattuali, andranno a finanziare il bonus da 80 euro per militari e forze dell’ordine, il riordino delle carriere, le nuove assunzioni. Nella distribuzione delle risorse non si parte da zero: per l’accordo del 30 novembre la quota prevalente delle risorse dovrà andare ai rinnovi contrattuali.Ma in questo contesto reperire nuove risorse per il governo non si preannuncia affatto facile.

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