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La riforma degli Its è legge: collegamento più forte con imprese e territori

Via libera finale della Camera all’unanimità. Almeno il 60% dei docenti dal mondo del lavori, i tirocini salgono al 35%. Ora correre sull’attuazione: servono 19 provvedimenti

di Claudio Tucci

(IMAGOECONOMICA)

4' di lettura

Dopo una decina d’anni di sperimentazione di successo gli Its, gli Istituti tecnologici superiori, fanno il salto di qualità tanto atteso, confermandosi, in Italia, il canale strutturale di offerta formativa non accademica subito professionalizzante. Con il via libera definitivo della Camera ieri (387 sì, sei astenuti, nessun voto contrario) alla riforma organica, la prima per il settore, arrivano infatti una serie di novità.

Finanziamenti stabili

D’ora in avanti, i finanziamenti agli Its avranno sempre più «carattere di stabilità», legati ad una programmazione triennale dell’offerta formativa (nasce un fondo per l’istruzione tecnologica superiore da 48,3 milioni a decorrere dal 2022). Le risorse previste dal Pnrr, 1,5 miliardi in 5 anni (di cui i primi 500 milioni in arrivo entro l’estate), dovranno andare ad incrementare il numero dei percorsi formativi, e quindi a vantaggio degli studenti (e non distribuiti a pioggia).

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Imprese perno degli Its

Le imprese poi saranno perno degli Its. Almeno sotto quattro punti di vista. Primo: la docenza dovrà arrivare «per almeno il 60% del monte ore complessivo» dal mondo del lavoro. Secondo: stage e tirocini aziendali, quindi “pratica sul campo”, dovranno rappresentare «almeno il 35%» della durata del percorso, e potranno essere svolti anche all’estero e sostenuti da adeguate borse di studio. Terzo: la presidenza della Fondazione Its è, di norma, «espressione delle imprese fondatrici e partecipanti» (gli Its a guida imprenditoriale sono da sempre i più performanti). E quarto: per le aziende che investono negli Its è previsto un credito d’imposta del 30%, che sale al 60% se l’erogazione è fatta nelle province con maggior tasso di disoccupazione.

Bianchi: ampliamo l’offerta formativa

Soddisfatto il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, che sottolinea: «Ampliamo l’offerta formativa per studentesse e studenti con l’obiettivo di raddoppiare il numero degli iscritti». D’accordo la collega di governo, Mariastella Gelmini: «Il rilancio degli Its Academy consentirà al nostro sistema di istruzione e formazione di competere con quelli di altri Paesi». Sulla stessa linea, Cristina Grieco (braccio destro di Bianchi), che ha seguito passo passo la riforma in Parlamento. Anche a palazzo Chigi c’è soddisfazione; il premier Mario Draghi ha citato gli Its proprio nel discorso d’insediamento dell’esecutivo; e il capo del Dipe, Marco Leonardi, da sempre lavora per il decollo degli Its.

Plauso da tutti i partiti

Il plauso arriva da tutto l’arco parlamentare, dalla storica responsabile scuola di Fi, Valentina Aprea, che spiega: «L’Italia, per la prima volta nella sua storia, definisce un sistema terziario professionalizzante in cui, finalmente, alle imprese si riconosce di svolgere una funzione pubblica. Gli Its sono uno strumento concreto per colmare il mismatch ad alta specializzazione per favorire la competitività della aziende e l’occupabilità dei giovani tecnologici 4.0», all’ex sottosegretario Gabriele Toccafondi, altro esperto di Its, ora in Iv, che ha aggiunto: «Adesso occorre aumentare la quantità di corsi e allievi senza diminuire la qualità» (sulla stessa linea Serse Soverini, Pd: «Si punti avanzati in ambiti strategici per manifattura e servizi»).

I numeri degli Its

Gli Its oggi sono 121, frequentati da 21mila studenti, e anche durante la pandemia si sono confermati passepartout per il lavoro, come confermato dall’ultimo monitoraggio Indire: l’80% dei diplomati ha trovato un impiego a un anno dal diploma, e nel 91% dei casi in un’area coerente con il percorso di studi svolto (il tasso di occupazione raggiunge punte del 90-100% in moltissimi territori).

Le altre novità

Con le nuove norme gli Its si chiameranno Its Academy (il termine Academy richiama il ruolo dei centri di innovazione e di ricerca delle aziende, ndr) e saranno il fiore all’occhiello formativo nelle aree tecnologiche più rilevanti per la nostra manifattura made in Italy, e in linea con 4.0 e Pnrr, dalla mobilità sostenibile all’efficienza energetica, alle nuove tecnologie per il made in Italy, agro-alimentare, meccanica, moda, servizi alle imprese, sistema casa. Gli Its si confermano percorsi a doppia uscita: di norma quinto livello Eqf se di durata biennale (4 semestri), e, per specifiche esigenze formative, di sesto livello Eqf se triennali (6 semestri). La governance viene in parte snellita (è stato cancellato il riferimento al coordinatore didattico proveniente dal mondo della scuola) e resta la quota premiale di risorse al 30%. Confermato il meccanismo di controllo: se per tre anni si prende una pagella negativa scatta la revoca dell’accreditamento (e quindi della possibilità di rilasciare diplomi e ottenere finanziamenti). Si apre poi agli Its multi regionali e multi settoriali; il rapporto con l’università (per le passerelle) dovrà essere disciplinato assieme agli atenei (e con le regioni). Al ministero dell’Istruzione verrà ripristinata una apposita direzione generale, come annunciato dal ministro Bianchi (ma ancora si è in attesa della formalizzazione).

Spingere l’orientamento

La riforma spinge inoltre sull’orientamento per far conoscere queste realtà formative d’eccellenza (purtroppo spesso sconosciute a docenti, famiglie, studenti) e per promuovere scambi di buone pratiche. Sono previste campagne informative, attività orientative ad hoc a partire dalla scuola secondaria di primo grado, anche per favorire l’equilibrio di genere nelle iscrizioni. Vengono costituite “reti di coordinamento di settore e territoriali” per condividere laboratori e favorire gemellaggi tra Fondazioni di regioni diverse.

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