credito

La riforma delle Popolari promossa dalla Consulta

di Laura Serafini


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3' di lettura

La Corte costituzionale ha respinto come infondate le istanze di costituzionalità sollevate dal Consiglio di Stato sulla riforma delle banche popolari. La notizia sull’esito della camera di consiglio, che si è tenuta nella mattinata di ieri, è stata anticipata da un comunicato stampa. Per conoscere nel dettaglio le motivazioni che hanno guidato i giudici in una scelta così delicata bisogna attendere il deposito della sentenza, che avverrà entro un mese. La Consulta si espressa sulla parte della norma in cui si prevede una limitazione al rimborso in caso di recesso del socio in seguito alla trasformazione della popolare in spa. «Le questioni sono state ritenute infondate - spiega la nota - . La Corte ha innanzitutto confermato che sussistevano i presupposti di necessità e urgenza per il decreto legge», si legge. Passaggio che si riteneva scontato perchè la Corte aveva respinto analoga istanza sull’incostituzionalità del ricorso alla decretazione di urgenza sollevata dalla regione Lombardia.

«Inoltre, la normativa impugnata, che in attuazione di quella europea sui requisiti prudenziali prevede la possibilità per le banche di introdurre limitazioni al rimborso in caso di recesso del socio, non lede il diritto di proprietà» viene precisato. «Quanto ai poteri normativi affidati alla Banca d’Italia - si aggiunge - essi rientrano nei limiti di quanto consentito dalla Costituzione».

La questione, nel dettaglio, riguardava la delega che la legge affida all’istituto di vigilanza per stabilire, di volta in volta, quando limitare il rimborso in caso di recesso se questo va a erodere i requisiti patrimoniali della banca (il Cet1). Banca d’Italia ha redatto una circolare che estende la limitazione all’azzeramento del rimborso, con un rinvio sine die. La base giuridica per la limitazione risiede in un regolamento comunitario che concede la facoltà all’organo di vigilanza di limitare o rinviare il rimborso del recesso se questo è incompatibile con i requisiti prudenziali dell’istituto di credito. Un conto, però, è la limitazione, un altro è l’azzeramento, come si configura il rinvio sine die consentito dalla vigilanza italiana. «Aspettiamo di vedere il contenuto della sentenza - commenta Francesco Saverio Marini, uno dei legali che aveva presentato ricorso alla giustizia amministrativa su richiesta di alcuni soci della Popolare di Sondrio -. Il comunicato parla di legittimità della limitazione, che noi abbiamo condiviso. Non spiega, però, se questa è riferita anche a un azzeramento. In ogni caso ci riserviamo di valutare il ricorso alla Corte di Strasburgo».

L’affermazione contenuta nel comunicato, in base alla quale la norma impugnata - che prevede simile limitazione del diritto al rimborso in caso di recesso - «non lede il diritto di proprietà», dunque uno dei diritti individuali tutelati dalla Costituzione, può essere letta come una presa di posizione significativa della Consulta nel difficile equilibrio tra la tutela della stabilità della banca e la tutela dei diritti dei risparmiatori. Una posizione a favore della stabilità, che può costituire un significativo precedente in una fase di crisi bancarie risolte spesso a danno dei risparmiatori.

Nel frattempo per le due popolari che ancora non hanno portato a compimento il processo di trasformazione in spa, Popolare di Sondrio e Popolare di Bari, adesso di prospetta uan corsa contro il tempo per adeguarsi alle previsioni della riforma senza rischiare il ritiro della licenza bancaria. Come si ricorderà, a fine 2016 il Consiglio di Stato aveva varato una misura cautelare che congelava la decorrenza dei termini entro i quali indire le assemblee per la trasformazione. Ai due istituti, nei fatti, mancavano meno di quindici giorni (per Sondrio ancora meno). Dopo il deposito della sentenza della Consulta, atteso attorno al 22 aprile, la causa sarà riassunta dal Consiglio di Stato su istanza di parte (c’è da scommettere che Banca d’Italia sarà molto sollecita). Il tribunale dovrà convocare entro 20 giorni un’udienza per decidere se prorogare o meno la misura cautelare: ma a questo punto una proroga appare alquanto improbabile. Dunque, le due banche dovranno mettersi in regola entro un paio di mesi. Resta sospesa la questione della possibilità per le popolari di costituire una holding di controllo della spa nella quale far conferire i soci attuali. Per Bankitalia rappresenta un modo per riportare in capo alle holding quei privilegi delle popolari che si intendono superare con la riforma. E per questo ha previsto nelle sue circolari che una richiesta in questo senso non possa essere fatta. Il Consiglio di Stato si è riservato, però, di decidere su questo aspetto e dovrebbe farlo in un’udienza di merito separata rispetto a quella sulla misura cautelare. Popolare di Bari potrebbe valutare se impugnare al Tar un eventuale diniego di Bankitalia a creare la holding (sempre che il Consiglio di Stato si esprima in questo senso). Mai rischi di sforare i termini fissati per la trasformazione sarebbero molti alti.

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