gli effetti del ddl delega

La riforma del processo civile ridimensiona la conciliazione

Per effetto delle misure contenute nel Ddl delega per le liti in materia di contratti bancari, assicurativi, per colpa medica non sarà più necessario lo svolgimento del tentativo di conciliazione.

di Giovanni Negri


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(Giuseppe Aresu / AGF)

2' di lettura

Una controversia con la banca sul conto corrente? Con la compagnia di assicurazione sulla polizza? Con un medico per chiedergli i danni? Una cosa è certa. Una volta che sarà legge quanto oggi previsto nella riforma del processo civile per tutte queste cause non sarà più possibile percorrere la strada alternativa al tribunale. Per effetto delle misure contenute nella riforma, infatti, per le liti in materia di contratti bancari, assicurativi, per colpa medica non sarà più necessario lo svolgimento del tentativo di conciliazione.

Opinioni a confronto
Il ministero della Giustizia ne è convinto. Dati alla mano, in quelle materie la conciliazione non ha dato buoni risultati. E allora meglio risparmiare una risorsa scarsa come il tempo ed evitare di appesantire le incombenze a carico dei cittadini.

Eh no, replicano invece i “partigiani” della conciliazione. Se i risultati non arrivano non è per un deficit strutturale della mediazione, quanto piuttosto perché non si sono introdotte misure che responsabilizzino soprattutto banche e assicurazioni obbligandole a presentarsi al primo incontro con i conciliatori per poi tentare effettivamente un accordo.
Di fatto, il cittadino non avrà più a disposizione un segmento importante di quel circuito alternativo alle tradizionali aule di giustizia che nel tempo aveva preso faticosamente corpo.

Negoziazione assistita
E se sulla conciliazione riduce le materie, sulla negoziazione assistita evita nei fatti di inserirne, lasciandola a quel ruolo tutto sommato marginale al quale è oggi confinata. Dove nella conciliazione a scendere in campo è una rete di mediatori sui cui requisiti di professionalità vigila il ministero della Giustizia, con l'obiettivo di favorire l'accordo stragiudiziale tra le parti, nella negoziazione assistita sono gli avvocati a potere trovare un'intesa nell'interesse dei clienti.

Da tutti gli operatori era attesa, e così era stato previsto nelle bozze circolate sino alla riunione del Consiglio dei ministri, l'estensione della negoziazione assistita alle cause di lavoro. Aspettativa però tradita dal testo finale approvato dal Governo che, nei fatti, rende nei fatti inutilizzabile lo strumento.

Evapora così nella realtà anche quell'allargamento del ruolo dell'avvocatura nella fase istruttoria, nella raccolta delle prove. Resta sì ancora scritto che gli avvocati potranno raccogliere dichiarazioni che nell'eventuale giudizio successivo potranno assurgere al rango di testimonianze, magari anche rivolgendosi direttamente alle controparti, obbligate ad affermare il vero.

Tuttavia, questa possibilità rimarrà circoscritta, in assenza del contestuale allargamento alle liti sui diritti del lavoro, alle questioni relative alle crisi coniugali. Così come adesso. Dove i numeri non sono certo scintillanti, non più di 4.000 accordi di negoziazione raggiunti nel corso del 2017.

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