urbanistica

La rigenerazione urbana di Roma parte dal bando per l’area di San Lorenzo

Si scaldano così i motori in vista di Reinventing Cities che, dopo l’esperienza milanese, nel bando del prossimo autunno vedrà protagonista anche la capitale con 4 o 5 aree

di Paola Pierotti


default onloading pic
Roma, un'immagine del quartiere di San Lorenzo. (Ansa)

2' di lettura

Collaborazione tra pubblico e privato e coinvolgimento del territorio. Parte da qui il bando lanciato dal Comune di Roma per la riqualificazione di San Lorenzo, sotto i riflettori anche dopo la tragica morte della sedicenne ritrovata in uno spazio abbandonato del quartiere, meno di un anno fa.

Entro fine novembre, possono essere presentate le proposte preliminari che saranno poi oggetto di una consultazione online aperta ai cittadini. «È una call rivolta a gruppi interdisciplinari con progettisti e stakeholder interessati allo sviluppo e al miglioramento di San Lorenzo. Si tratta di un primo tentativo di portare un piano di rigenerazione urbana in aree private – spiega Luca Montuori, assessore all’Urbanistica della Capitale – e ci rivolgiamo agli investitori perché con i privati propongano progetti innovativi».

Esclusi grandi centri commerciali e interventi residenziali, quasi tutto il resto è possibile. Il programma punta alla riqualificazione di un’area di circa 10mila mq, la cui proprietà è solo in piccola parte comunale e per il resto suddivisa tra proprietari privati e immobili sottoposti a pignoramento e affidati a custodi giudiziari.

Un’opportunità anche per gli studi locali di architetti e ingegneri che potranno essere dei riferimenti per creare il ponte tra investitori e operatori non romani, con i proprietari, oltre a investire in creatività per la propria città. «Entro l’estate 2020 la gara conclusa e la variante impostata – dice Montuori – entro il 2021 i cantieri».

Si scaldano così i motori in vista di Reinventing Cities che, dopo l’esperienza milanese, nel bando del prossimo autunno vedrà protagonista anche la capitale con 4 o 5 aree, alcune già selezionate nell’ambito del manifesto Reinventiamo Roma. Anche per queste, in generale, si escludono proposte per Gdo e complessi residenziali, ma si incentiva il mix di funzioni.

La procedura internazionale, all’interno della quale il Campidoglio si inserisce, prevede che investitori, progettisti, start up e tenant si riuniscano per proporre un piano di fattibilità e un concept per rilevare e valorizzare aree pubbliche. A Roma la partita si giocherà sull’area dell’ex Miralanza, un edificio industriale abbandonato dietro il teatro India, circa 10mila mq, ma anche sull’ex filanda di San Giovanni.

Molto probabilmente anche FS Sistemi Urbani proporrà un’area come ha fatto a Milano con l’ex scalo Greco Breda. Tra le altre ci sarà anche una scuola della periferia da riconvertire, «anche facendo tesoro di un laboratorio-modello sperimentato a Parigi – commenta Montuori – dove l’investimento finanziario sarà minore e la sfida si giocherà sul sociale».

Dal settore Urbanistica arriva anche un “ufficio progetti qualità” per chi fa innovazione in modo non ordinario con «interventi che abbiano obiettivi green e di decarbonizzazione – dice Montuori – o con progetti di valorizzazione con un forte impatto sulle persone e la città».

È entrato a pieno titolo in questa corsia l’iter per il Poligrafico (ex Zecca di Stato) ma anche la valorizzazione della sede Enel. Ai blocchi di partenza anche la riqualificazione dell’ex Fiera sulla Colombo.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...