VENEZIA

La rinascita della Peggy Guggenheim Collection

La direttrice e lo staff della Peggy Guggenheim Collection di Venezia accolgono i visitatori dopo il lockdown

di Silva Menetto

3' di lettura

Lungo il Canal Grande, a Venezia, si respira aria di rinascita. Anche la casa di Peggy Guggenheim, Ca' Venier dei Leoni, uno dei musei più amati della città, ha riaperto i cancelli dopo il lungo lockdown.

La formula della riapertura al pubblico, per ora, riguarda solo i fine settimana, sabato e domenica, e a fare gli onori di casa i visitatori trovano proprio la nipote di Peggy, Karole Vail, direttrice della Collezione, che assieme allo staff della Peggy Guggenheim Collection (una quarantina di dipendenti in tutto) si è messa a disposizione per assolvere al servizio di guardiania. Un modo per rendere economicamente sostenibile la riapertura, dato che in questo momento il museo, a causa dell'emergenza Covid19, non può contare su quella ventina di stagisti che solitamente ospita e che in tempi normali svolgono mansioni di guida e guardasala.

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Collezione permanente

Con le nuove regole dettate dai decreti governativi si possono visitare la collezione permanente di Peggy, il giardino delle sculture e il bookshop esterno. L'orario di visita è dalle 10 alle 18, con ingressi contingentati di 70 persone ogni 75 minuti. Un massimo di 420 ingressi al giorno, rispetto alle circa 1270 presenze giornaliere che la PGC contava lo scorso anno. È caldamente consigliato l'acquisto del biglietto online, attraverso il sito web del museo, per evitare le file, anche se è comunque possibile fare il biglietto in loco seguendo una determinata procedura. I visitatori devono usare la mascherina e rispettare le distanze di sicurezza; il percorso espositivo è a senso unico e nelle sale – che vengono sottoposte a continua sanificazione - ci sono dispenser di gel disinfettante. In questa fase sono sospese le visite guidate e non è consentito l'uso di audio guide ma a quanto pare il pubblico non si è scoraggiato, a valutare dal numero di prenotazioni che la Collezione ha già registrato.

Restano chiusi invece il Caffè e lo shop interno di Ca' Venier dei Leoni, così come l'ala delle mostre temporanee, dove però rimane allestita “Migrating Objects: arte dall'Africa, dall'Oceania e dalle Americhe nella Collezione Peggy Guggenheim” in attesa di poter essere riaperta al pubblico.

Dobbiamo ripartire

“Le difficoltà economiche sono innegabili – precisa Karole Vail - in 13 settimane di chiusura della Collezione, i mancati incassi da biglietteria, shop e eventi speciali, si aggirano intorno ai 2 milioni di euro. Ora però dobbiamo ripartire. E torniamo ad accogliere tutti, anche le persone che ci hanno scoperto virtualmente e che ora vogliono conoscere la Peggy Guggenheim Collection dal vivo. In questi mesi abbiamo portato avanti la nostra attività con programmi online e attività educative anche attraverso il nostro nuovo sito internet. L'arte ha una grande capacità terapeutica e spero che anche noi potremo dare il nostro contributo in questo senso”.

Del resto la Peggy Guggenheim Collection non si trova da sola in questa situazione: lentamente a Venezia hanno riaperto anche le Gallerie dell'Accademia, la Fondazione Querini Stampalia, il Gran Teatro La Fenice e alcune sedi della Fondazione Musei Civici, tra cui Palazzo Ducale.

Intanto anche la programmazione della PGC ha dovuto subire dei cambiamenti: annullata la prevista esposizione su Ligia Clarke, ospitata attualmente al Guggenheim di Bilbao che ha riaperto i battenti il 1 giugno, in autunno a Venezia si dovrebbe allestire la mostra sul pittore Edmondo Bacci, curata da Chiara Bertola.

Rimane chiuso fino a data da destinarsi invece il Solomon Guggenheim Museum di New York, stretto tra l'emergenza Covid e i disordini che sono dilagati negli Stati Uniti dopo l'uccisione di George Floyd.

Per tutte e tre le sedi della “galassia Guggenheim” comunque la vera sfida che si profila è quella di riconquistare i turisti stranieri, che costituivano circa il 70% dei visitatori prima dell'emergenza Covid19.

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