ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùBus elettrici

La rinascita di Tecnobus: ricavi oltre i 100 milioni per il 2026

L’azienda di Frosinone

di Andrea Marini

Minibus green. Paolo Marini, neo amministratore unico di Tecnobus, nonché presidente della sezione Meccatronica di Unindustria Lazio e general manager di Icapgroup

2' di lettura

Un piano di investimenti che parte da 40 milioni, per garantire la rinascita di Tecnobus, azienda di Frosinone già leader europeo e pioniere della mobilità sostenibile grazie ai suoi piccoli bus elettrici. Dopo le difficoltà dell’azienda degli ultimi anni, la nuova proprietà, salita in sella dieci mesi fa, punta ora con il nuovo piano di investimenti ad arrivare ad un fatturato medio di 60 milioni entro i prossimi 5 anni. Con una punta che potrebbe superare i 100 milioni nel 2026, grazie alla rinascita della mobilità sostenibile sulla scia del Pnrr. Poi, ovviamente, i ricavi dovrebbero assestarsi verso un livello più basso. Attualmente l’azienda ha 12 dipendenti, ma il programma è di salire a 70 unità entro la fine del 2022 e raggiungere le 150 unità a regime.

Tecnobus è nata oltre 30 anni fa, quando i fondatori hanno pensato che fosse possibile utilizzare l’alimentazione elettrica nel trasporto pubblico, «in un tempo in cui nessuno si era nemmeno fatto la domanda», specifica Paolo Marini, neo amministratore unico di Tecnobus, nonché presidente della sezione Meccatronica di Unindustria Lazio e general manager di Icapgroup. Proprio Icapgroup ha avuto un ruolo fondamentale nel rilancio di Tecnobus (attualmente 6 suoi dipendenti sono in supporto a Tecnobus) . Icapgroup ha il quartier generale a Latina. Nata nel 1983 come piccola officina meccanica, adesso è arrivata a fatturare 20 milioni di euro l’anno, diventando una multinazionale attiva in 27 Paesi, in grado di costruire impianti e macchine per clienti nei settori più disparati, dall’automotive alla farmaceutica. «Già da tempo – spiega Marini – come Icapgroup volevamo affiancare alla nostra capacità tecnologica un nostro prodotto. Durante una riunione della sezione di Unindustria era venuto fuori il nome della Tecnobus. Siamo andati a fare il negoziato con i proprietari. Sono rimasto folgorato dalla bellezza del prodotto». Il quel momento Tecnobus, nonostante gli ottimi risultati – oltre 500 mezzi venduti e più di 200 milioni di chilometri percorsi tra Italia, Norvegia, Germania, Belgio, Inghilterra, Francia, Portogallo, Spagna, Grecia, Canada, Taiwan e Sudafrica – si trovava in una situazione di stallo, non riuscendo a sfruttare a pieno le sue capacità produttive «a causa di problemi di governance», spiega Marini. Così circa dieci mesi fa c’è stata l’aquisizione di Tecnobus e il passaggio al nuovo proprietario. «Grazie anche al Pnrr e alla transizione ecologica, il tema della mobilità sostenibile si sta affermando in maniera importante: senza fare nessuna attività commerciale già abbiamo richieste per 200 mezzi, con interlocuzioni anche con Paesi del Medio Oriente», spiega l’amministratore unico di Tecnobus.

Loading...

Oltre alla alimentazione elettrica, la particolarità dei veicoli Tecnobus sta nelle dimensioni: sono lunghi poco più di 5 metri, perfetti per spostarsi nei centri storici. Inoltre sono gli unici con batteria intercambiabile. «La forza del prodotto sta nel fatto che è nato ed è stato progettato come un mezzo elettrico. Non è una derivazione, è nativo elettrico», aggiunge

Al momento l’azienda è in grado di far fronte al caro materie prime: «Fortunatamente non siamo una azienda energivora, abbiamo pezzi sufficienti in magazzino e accordi con i fornitori per un medio-lungo periodo. Certo, se entro il 2023 la situazione non si stabilizzerà – conclude Marini – anche noi avremo problemi».

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti