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La ripresa sarà green e digitale: ecco come si stanno posizionando i fondi

Le società di risparmio gestito stanno analizzando l’impatto degli stimoli fiscali e dei piani di investimento. Dalle utility alle aziende tlc con un occhio alle elezioni Usa e ai dati sull’occupazione: le future strategie

di Vitaliano D'Angerio

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Le società di risparmio gestito stanno analizzando l’impatto degli stimoli fiscali e dei piani di investimento. Dalle utility alle aziende tlc con un occhio alle elezioni Usa e ai dati sull’occupazione: le future strategie


4' di lettura

Stimoli fiscali, attività green, digitalizzazione. Ecco le tre aree più analizzate in queste ultime settimane da uffici studi di banche d’affari e società di gestione internazionali. Il Covid ha messo tutti d’accordo: la ripresa economica, quando si manifesterà, sarà digitale e di colore verde. Dimenticate il “marrone” dei carburanti fossili. «Una recente ricerca mostra che gli investimenti in energia pulita creano tre posti di lavoro per ogni posto perso nel settore dei combustibili fossili, e che per ogni milione di dollari che passa dal fossile all’energia verde vengono creati in media cinque posti di lavoro»: a segnalare il dato è Irene Lauro, economista del gruppo di asset management Schroders.

La ricerca a cui fa riferimento Lauro è quella di Heidi Garrett-Peltier dell’istituto di ricerca di politica economica università Massachusetts Amherst. «Essendo il segmento dell’energia verde relativamente nuovo, la decarbonizzazione probabilmente porterà a un aumento notevole della produzione e dell’installazione di tecnologie rinnovabili – aggiunge Lauro –, fornendo un supporto necessario all’occupazione in un momento in cui i governi stanno tentando di far ripartire l’economia».

Nuove infrastrutture purché green

Ecco spiegato il cambio di marcia sulle infrastrutture verdi da parte del mondo finanziario. Senza dimenticare gli stimoli fiscali messi in atto dagli Stati per uscire al più presto dalla crisi provocata dalla pandemia. «I governi hanno annunciato importanti pacchetti di stimoli fiscali in risposta all’epidemia di coronavirus, molti dei quali prevedono una maggiore spesa per le infrastrutture – evidenzia Alex Araujo, gestore del fondo M&G (Lux) Global Listed Infrastructure –. Questa dinamica potrebbe determinare una forte performance per le infrastrutture quotate come asset class». E aggiunge: «Gli stimoli fiscali in questa crisi giocano un ruolo chiave. Ricordiamo che nel 2008 la gran parte degli incentivi finì alle banche. Ora no come dimostra il Green Deal varato dall’Unione europea».

Il gestore di M&G Investments ha nei dividendi la stella polare ed è per questo che ha ridotto le posizioni nel settore aeroportuale scendendo al 5%, aumentando invece dal 22 al 38% l’esposizione sulle utility che stanno investendo in rinnovabili. «In un periodo di incertezza economica, caratterizzato da dividendi sotto pressione in tutto il mercato, gli utili del settore delle utility sono stati un baluardo di forza – ribadisce Araujo –. Molte aziende di questo comparto non sono solo difensive ma agiscono anche come generatori di reddito affidabili. Inoltre la valutazioni del settore sono estremamente attraenti. Abbiamo così acquistato sei nuove partecipazioni nelle utility tra cui A2A in Italia, Contour Global, con sede nel Regno Unito, China Gas Holdings, quotata a Hong Kong, come anche le statunitensi NextEra Energy Partners e Aes Corp».

Il Green Deal in sintesi

Il piano europeo di investimenti sul green è diventato allora il vero punto di riferimento per gli investitori che stanno guardando oltre il Covid. Ma Green Deal non si traduce soltanto in rinnovabili, tutt’altro. Una buona sintesi del piano Ue è stata realizzata da Alessandro Caviglia, responsabile investimenti di Cordusio Sim (UniCredit) nell’outlook dal titolo: “L’era delle nuove infrastrutture”:
«Il Green Deal europeo costituisce il fulcro della strategia di ripresa dell’Unione europea, attraverso:
• una massiccia ondata di rinnovamento degli edifici e delle infrastrutture e un’economia più circolare, che crei occupazione a livello locale

• il lancio di progetti di energia rinnovabile, in particolare eolica e solare, e l’avvio di un’economia pulita dell’idrogeno

• trasporti e logistica più ecologici, inclusa l’installazione di un milione di punti di ricarica per veicoli elettrici, e l’incentivo a spostarsi in treno e verso una mobilità verde nelle nostre città e regioni

• Il consolidamento del Just Transition Fund con l’obiettivo di sostenere la riqualificazione, aiutando le imprese a creare nuove opportunità economiche”.

Chiaro poi che l’Europa non può fare tutto da sola. Il traino degli Usa come sempre è imprescindibile. Ecco dunque che Caviglia evidenzia il ruolo di Washington e del prossimo presidente: «Negli Stati Uniti, un’eventuale vittoria di Joe Biden alle prossime elezioni presidenziali aprirebbe la strada a una nuova era di investimenti per affrontare i cambiamenti climatici. Il candidato democratico, infatti, ha annunciato un Green New Deal per garantire che gli Stati Uniti raggiungano l’obiettivo di un’economia energetica pulita al 100% ed emissione nette zero entro il 2050». Vedremo a novembre.

Digitalizzazione

C’è poi il diritto alla connessione digitale. Il Covid e il lockdown hanno dato vita a un grande esperimento internazionale a livello di lavoro e di scuola. Non si può tornare dietro e dunque, soprattutto in Italia, è fondamentale che tutti possano connettersi in modo veloce alla Rete. «Sono ottimista sui risultati della rete unica in Italia, almeno come si sta configurando – spiega Araujo –. Siamo azionisti di Enel, presente in Open Fiber, e quindi direttamente interessati a quanto accadrà in Italia. Siamo però anche consapevoli della timeline e quindi dei tempi non brevissimi. Digitalizzazione vuole dire soprattutto 5G. Uk e Italia sono alle prese con la questione dell’infrastruttura digitale dove invece altri Paesi, come il Portogallo, hanno risolto già da tempo tale problema: da Lisbona al più piccolo dei paesi del Sud, ogni portoghese può collegarsi al web con una velocità di 1 Gigabit al secondo».

Come si elimina il gap digitale

Saranno i soldi del Recovery Fund a spingere l’Italia verso una piena digitalizzazione. Denaro che, utilizzando la sintesi del direttore investimenti di Cordusio Sim, dovrà essere convogliato verso: investimenti in una maggiore e migliore connettività, soprattutto nella rapida diffusione delle reti 5G; una presenza industriale e tecnologica più solida in settori strategici, quali l’intelligenza artificiale, la sicurezza informatica, il cloud; la costruzione di un’economia basata su “dati in tempo reale” come motore dell’innovazione e della creazione di occupazione; maggiore resilienza informatica.

Le linee guida ci sono. Sarà necessario ora vedere i singoli progetti degli Stati europei.

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