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L’auto elettrica fa rinascere le miniere piemontesi

La transizione energetica e la mobilità elettrica con le batterie necessitano di nichel, cobalto rame e argento storicamente estratti in Piemonte. La Alta Zinc Ltd ottiene il rinnovo dei permessi di ricerca

di Davide Madeddu

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3' di lettura

Nichel e cobalto dalle miniere dismesse del Piemonte per la sfida della decarbonizzazione. In Italia la partita si gioca a Usseglio e Balme dove la Strategic minerals, azienda controllata dalla Alta Zinc Ltd, ha ottenuto il rinnovo dei permessi di ricerca per l’esplorazione di cobalto, nichel, rame, argento e metalli associati. Il rinnovo, richiesto dall’azienda mineraria, arriva dopo la scoperta di nuove mineralizzazioni a Balme area adiacente a quelle interessate dal progetto Punta Corna in comune di Usseglio.

Già nel 1750 a Usseglio si estraeva cobalto

«L’idea di operare a Usseglio – premette Marcello de Angelis, geologo e manager del gruppo – parte da un fatto storico: nel 1750 c’era la più grossa miniera di cobalto d’Europa. La materia prima veniva esportata in Germania e utilizzata come pigmento. Poi è stata chiusa e mai più riaperta. Da questa ricerca è nata l’idea, accolta da Alta Zinc, di prendere i permessi per questa iniziativa volta a ricercare cobalto e nichel». Una decisione che guarda anche alla prospettiva con il progressivo inserimento sul mercato di auto elettriche. «Il nichel e cobalto sono le materie basilari per la produzione di migliori batterie, soprattutto alla luce della transizione che vedrà una riduzione dei veicoli a combustione interna e una crescita di quelli elettrici – argomenta –. Un altro elemento favorevole è poi l’annuncio della Italvolt per l’apertura di un centro per la produzione di batterie a Torino».

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Via ai sondaggi

Ora il rinnovo per altri quattro anni dei due permessi e la presentazione della richiesta per effettuare le perforazioni. «Una volta ottenute le autorizzazioni si potrà partire con i sondaggi. Andando in porto l’intero progetto si avrà una miniera senza precedenti – aggiunge –. Una simile è presente solamente in Marocco». Quanto alle risorse messe in campo: «In questa prima fase l’investimento è di circa 2 milioni e mezzo di euro, anche perché una parte dei sondaggi necessita di interventi costosi a iniziare dalla sonda che dovrebbe essere portata a 2.500 metri in elicottero». L’orizzonte del progetto è più ampio e va oltre l’Italia.

Lo scenario internazionale

«L’iniziativa si inserisce in uno scenario internazionale, in particolar modo europeo, in cui si cerca di ridurre la dipendenza delle importazioni dall’estero – aggiunge De Angelis –. C’è una direttiva dell’Ue per spingere a cercare fonti dei metalli. Indica 32 elementi tra cui il cobalto che, come tutti sanno, per il 70 per cento arriva dal Congo e con diverse criticità».

«L’idea che si sta portando avanti in questo ambito è quella di rivedere vecchi siti minerari anche alla luce delle nuove tecnologie e della risalita del prezzo dei metalli – continua De Angelis –. In Italia stiamo presentando richieste per effettuare ricerche nelle vecchie miniere della Liguria (a Libiola, attiva sino al 1960 a nord est di Sestri Levante e utilizzata per l’estrazione di rame che copriva il 20 per cento del fabbisogno nazionale) e in Emilia Romagna».

E mentre in passato, come sottolinea Geraint Harris, managing director di Alta Zinc, a determinare la chiusura delle miniere è stato il «prezzo delle materie prime troppo alto e la presenza di materie alternative più economiche se acquistate all'estero» o il fatto che in alcuni casi non c’è stato «il beneficio dell’esplorazione moderna, il supporto delle tecniche più avanzate oggi disponibili», un supporto al settore potrebbe arrivare dalla tecnologia sempre più all’avanguardia.

Geologia provata

«Le miniere storiche, dove di solito venivano estratti solo i minerali più ricchi e più ovvi, a volte creando un disastro ambientale, hanno una geologia provata – aggiunge il manager – con le moderne tecniche possiamo ricercare i potenziali minerali rimasti e creare un approvvigionamento interno di queste materie prime indispensabili per decarbonizzare e ricostruire l’economia post covid».

L’impiego di tecnologia all’avanguardia poi sarà determinante per una riduzione dell’impatto ambientale e per portare avanti gli interventi di risanamento ambientale. «Le nuove miniere in Europa forniranno anche una spinta a lungo termine per le economie locali (l’effetto moltiplicatore tipico nell’economia più ampia è 10 volte l’importo speso direttamente dal progetto minerario) – continua ancora – . Saranno inoltre sottoposti a un controllo ambientale più stretto rispetto alle miniere del mondo in via di sviluppo e il prodotto sarà tracciabile al 100% e prodotto in rigorose condizioni di salute e sicurezza, come qualsiasi moderno impianto industriale».

Quanto al progetto Gorno (che costerà circa 80 milioni di euro e per il quale sono già stati spesi 15 milioni) per riattivare la miniera di galena e blenda (da cui si ricava piombo e zinco), partirà ora lo studio di fattibilità finale, anche alla luce degli ultimi risultati su riserve e tenori. Avvio produzione previsto per il 2024.

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