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La riscoperta dei surgelati, le vendite superano quota tre miliardi

Dopo anni di stallo ripartono gli acquisti (+11%) non solo per verdure e pesce, ma anche per primi piatti e dolci

di Manuela Soressi

I surgelati trovano sempre più spazio nelle cucine dei Millennial

3' di lettura

Mai più senza brioche, pizza, hamburger e patatine: con bar, ristoranti e pizzerie chiusi gli italiani si sono buttati sulle versioni surgelate, sempre pronte e sicure da gustare tra le mura di casa.

«È stato il bisogno di gratificazione a trascinare le vendite dei surgelati nella seconda fase della pandemia – conferma Nicola de Carne, retailer client business partner di Nielsen –. Mentre nel primo lockdown i frozen food sono stati preferiti in un’ottica di stoccaggio e di alternativa economica al prodotto fresco, con il passare dei mesi sono diventati i sostituti dei consumi fuoricasa». L’intreccio di queste due tendenze ha fatto bene al mercato: dopo anni di stagnazione, a novembre 2020 le vendite nel retail hanno segnato un +11,6% a valore e un +8,4% a volume, superando la boa dei 3 miliardi di euro e delle 554mila tonnellate (fonte Nielsen, totale Italia, tutti i canali).

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Dal pesce agli hamburger e alla pizza

La novità è anche che questa crescita si è spalmata su tutte le categorie di prodotto (ad eccezione del pane), andando da quelle più importanti (come vegetali e ittico che da soli coprono oltre il 50% del sell-out e il 65% dei volumi) sino ai segmenti minori (come la pasticceria) e a quelli più innovativi (come il gluten free). E così, nei carrelli della spesa, accanto a Sofficini e bastoncini di pesce, verdure al naturale e minestroni, tranci di pesce e patatine, sono finiti anche altri prodotti, come hamburger (+22,3% in quantità), dolci per la prima colazione (+25,7%), pasta e basi per pizza (+32,2%), pizzette (+17,5%), verdure panate o pastellate (+16,4%), focacce e tigelle (+19,2%), secondi piatti pronti (+16,9%) e primi piatti senza glutine (+70,9%). L’ampliamento del menu sottozero fa prevedere che il 2020 stabilirà un nuovo record dei consumi pro capite, migliorando i 14,1 kg annui raggiunti nel 2019 secondo l'Iias (Istituto italiano alimenti surgelati).

La riscoperta dei surgelati non sembra un fenomeno passeggero dettato dalle nuove esigenze di consumo imposte dall’emergenza sanitaria. Se durante il lockdown il 41% degli italiani dichiarava di averne comprato di più rispetto alla fase pre-Covid, a novembre 2020, secondo un’indagine condotta da Bonduelle, questa quota era salita al 66%. E l’intenzione prevalente è quella di continuare a metterli nel carrello anche nei mesi a venire: il 70% degli italiani dichiara che manterrà lo stesso livello di spesa per comprarli anche a epidemia finita e un 13% afferma che spenderà di più per i frozen food, come emerge dall’EY Future Consumer Index.

Un fenomeno passeggero?

Il ritorno di interesse per i surgelati potrebbe riscrivere le dinamiche di questo mercato, dove negli ultimi anni le marche dei distributori hanno sottratto ampie fette ai brand industriali, diventando leader con quasi il 30% di quota. La progressione delle private label da un lato e il “disinvestimento” di alcuni big brand, unito all’impossibilità di ampliare l’offerta nei negozi a causa dei vincoli spaziali dei banchi freezer, aveva “congelato” il settore.

Ma il Covid ha cambiato le carte in tavola, mettendo il turbo alle vendite dei big dei surgelati (con crescite a due cifre per Frosta nell’ittico, Sammontana e Freesystem nella pasticceria, Birds Eye nella carne, Cameo nelle pizze, McCain nelle patate e Orogel nei piatti pronti vegetali) e facendo registrare ottime performance ai “nuovi” competitor (come Almaverde nelle verdure, Marin nell’ittico, Garbo nei panati, Appetais nei sughi, Alce Nero nella pizza, Amadori nella carne e Mulan nei piatti pronti etnici).

Gli investimenti finanziari

Presentandosi come un mercato “caldo”, i surgelati hanno riacceso anche l'interesse degli investitori finanziari. A fine 2020, Dea Capital Alternative Funds (che fa capo al gruppo De Agostini) ha messo a segno due operazioni: prima, tramite il fondo di private equity Taste of Italy 2, ha acquisito la maggioranza di Gastronomica Roscio, azienda pavese che produce piatti pronti freschi e surgelati.

Poi, tramite il fondo Idea Agro, ha formalizzato un accordo con la calabrese Gias (50 milioni di euro di fatturato) da cui è nata la newco Gias Srl (controllata al 51% da Idea Agro e dalla società di consulenza Cleon Capital) a cui è stato trasferito il ramo d’azienda dedicato ai piatti pronti surgelati a base di verdure con l’obiettivo di valorizzare la filiera locale, aumentare la produzione e crescere sul mercato, in particolare all’estero, che oggi rappresenta il 30% del fatturato. E non finisce qui. Fondi di private equity sono interessati alle Industrie Rolli Alimentari (azienda parmense specializzata in vegetali e pizze surgelati con 180 milioni di euro di ricavi), e al veneto Gruppo Tonazzo, che realizza i surgelati a base di proteine vegetali a marchio Kioene.

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