Arte

La riscossa dell’ex libris

di Stefano Salis


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. Un bellissimo ex libris “erotico” di Antonio Rubino

3' di lettura

Prima di tutto, e lasciatemi esultare! Che in contemporanea arrivino non una ma ben due mostre sull’ex libris non può che farmi piacere; di più, mi inorgoglisce e conferma nell’amore verso questa forma d’arte (sì, d’arte) che è stata capace, nei secoli, di annoverare capolavori notevoli e ha messo alla prova fior di artisti. Gli ex libris – sono quei piccoli fogli incisi, meglio se da artisti, con il nome del bibliofilo e un’immagine, poi applicati sul risguardo dei libri a marcarne la proprietà – sono a pieno titolo storia della grafica e, spesso, esempi di intelligenza, raffinatezza, cultura e talora prodigio. E i collezionisti di libri –e i veri esperti d’arte, vedi Federico Zeri – hanno sempre avuto un sano debole per queste miniature. Un collezionista italiano, Giuseppe Cauti, aveva costruito una raccolta importante: cedutala, qualche anno fa, a un’istituzione pubblica, ora è saltata fuori, da un cassetto, la sua collezione “segreta”: oltre duecento ex libris galanti o erotici, tema ricorrente nel genere, come la morte. I bibliofili della mostra «La carne, la morte e il diavolo. Ex libris erotici del primo Novecento», inaugurata ieri a Melzo, a cura di Andrea Tomasetig (fino al 25 giugno), hanno “antologizzato” qui alcuni dei grandi dell’ex libris: da Klinger a von Bayros a Fingesten, da Sartorio (per D’Annunzio) a Rubino (qui un esempio di quanta bellezza si possa raggiungere in pochi tratti) a Alberto Martini. Simbolismo, liberty, espressionismo, déco, surrealismo: nessuna angolatura dell’arte del Novecento è trascurata in questi disegni.

L'arte raffinata degli ex libris

L'arte raffinata degli ex libris

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E come non festeggiare due artisti contemporanei dell’ex libris, quali Gianfranco Schialvino & Gianni Verna? Spesso ho parlato del loro instancabile lavoro di incisori, xilografi e promotori e continuatori della qualità e dell’eccellenza grafica. Ora, alla Braidense di Milano (fino al 30 giugno), in occasione dei 300 anni di Maria Teresa, ecco un florilegio della loro produzione: quasi 35o pezzi, tra originali, stampe, prove, legni. Ma, con loro, c’è da segnalare un tocco in più. Negli anni, infatti, la loro fantasia e arte, si è applicata ad “immaginare” (nel senso letterale e metaforico del termine) degli ex libris per amanti del libro, scrittori, bibliofili, personaggi pubblici e no. Loro, insomma, omaggiano la devozione al libro, come forma e come essenza, con un ex libris che formi se possibile un tutt’uno con chi lo riceve. Ho avuto l’onore di essere per ben due volte incluso nella loro “galleria” (uno per ciascuna mano): due ex libris con tema la pressa e il torchio di Bodoni: il libro, cioè, come oggetto, come una volta, ben fatto. Eterno. Non potevano farmi regalo migliore. Anche perché mi trovo in compagnia eccelsa. Ecco il ribes rosso per il compianto Nico Orengo, supremo conoscitore di libri, una pipa per Sandro Pertini, una favola per Paola Pallottino, i numeroni con tanti Zeri per Federico, la casa di libri di Andrea Kerbaker, le nuvole di Lucio Dalla. O lo spartito per Massimo Mila, il commovente uomo che vendemmia di Guido Schialvino, lo stemma di Ravasi. Un’enciclopedia personale, ma diretta agli altri. Come scrive nella prefazione il direttore di Brera, James Bradburne: «L’ex libris impedisce a un libro di essere uno dei tanti e lo fa diventare unico: l’ex libris fa di un libro il mio libro». L’ex libris parla del proprietario più ancora del libro: e l’effetto complessivo della nostra raccolta di libri è sempre un nostro autoritratto, veritiero e profondo, più di quanto non si pensi.

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