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La riscossa di Prato: una provincia “senza trucco” ma con molti tesori

di Silvia Pieraccini

4' di lettura

A volte le potenzialità restano nascoste, schiacciate, inespresse. Le potenzialità turistiche di Prato sono rimaste “dormienti” per lunghi anni, tarpate prima dalla storica vocazione industriale della città, poi dall'affannoso tentativo di arginare l'assalto della problematica comunità cinese. Ma per chi vanta tesori d'arte (dal pulpito di Donatello agli affreschi quattrocenteschi di Filippo Lippi nel Duomo) e tesori d'architettura (dallo stesso Duomo al Castello dell'Imperatore, dalla Basilica a croce greca di Santa Maria delle Carceri al Palazzo Pretorio sede del museo civico), racchiusi in un centro storico che non crea affanni (né per dimensioni né per folla), e ha la fortuna di trovarsi a 20 minuti di treno o di auto da Firenze, sfuggire al destino turistico è difficile. Ecco allora che Prato ci (ri)prova, tentando di ritagliarsi uno spazio in una Toscana, e in un'area, affollate di bellezze e di eventi.

L'occasione è una mostra ospitata a Palazzo Pretorio (fino al 14 gennaio 2018) che celebra la Cintola della Vergine Maria arrivata a Prato nel 1141 dopo varie peripezie, e diventata simbolo religioso e civile. La Cintola - una striscia di lana finissima lunga 87 centimetri color verdolino, broccata in filo d'oro con ai capi due cordicelle, oggi custodita nel Duomo - è il punto di partenza per un viaggio nell'arte del Trecento, periodo di grande crescita per Prato, prima di tutto economica come testimonia il mercante illuminato Francesco Datini ma anche artistica, con le committenze a personaggi come Giovanni Pisano e Bernardo Daddi che raffigurarono, e amplificarono, la devozione alla Vergine.

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Cuore dell'esposizione pratese è proprio la pala trecentesca di Bernardo Daddi dedicata all'Assunta e al dono della Cintola a San Tommaso, smembrata nei secoli e ora ricomposta nei suoi “pezzi” originali che arrivano dai Musei Vaticani di Roma e dal Metropolitan Museum di New York, oltre che da Prato. La visita alla mostra sulla Cintola può essere l'avvio di un percorso di visita alla città che riserva sorprese. Perché vicino al centro storico, con i suoi palazzi medievali e l'arte rinascimentale, con le chiese e il castello, ci sono due scrigni unici: il Museo del Tessuto, ospitato nell'affascinante ex lanificio Campolmi, che racconta l'evoluzione dell'attività che ha segnato la storia di Prato, il tessile; e il Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci, uno spettacolare luogo delle arti riaperto da poco dopo una profonda ristrutturazione firmata dall'architetto olandese Maurice Nio.

Ora l'aspetto è quello di un'astronave dorata, atterrata da un pianeta sconosciuto o pronta a decollare verso un futuro incerto. Dentro, c'è una delle più importanti collezioni italiane di arte contemporanea. Proiettata verso il futuro, Prato rivendica l'identità e sbandiera la propria autenticità. Quella che ne fa una città (la seconda della Toscana per dimensioni) “vera”, con la crisi del commercio che ancora morde e i locali mangia&bevi che si moltiplicano; con i cinesi che non sono riusciti a ‘conquistare' il centro storico ma premono ai margini dove hanno creato una vera e propria Chinatown. Una città senza paccottiglia turistica, senza fronzoli e senza trucco, facile da raggiungere e da visitare. Una città che, anche per queste caratteristiche, ha appena attirato il campus di un'altra università straniera, la terza (due sono americane, una australiana).


DOVE DORMIRE
Buonanotte Barbarossa Bed & breakfast in un palazzo del 1200 in pieno centro storico, proprio di fronte al Castello dell'Imperatore e alla Basilica di Santa Maria delle Carceri. Sorprendente il giardino, dove può essere servita la colazione.
Dimora 16 Aperta da pochi mesi in piazza San Francesco, in un palazzo di tre piani in pieno centro storico, offre camere e giardino attrezzato a disposizione degli ospiti, così come la libreria, la cucina e la zona pranzo al piano terra.
Villa Rucellai
Bed & breakfast in una villa cinquecentesca, arricchita da un giardino all'italiana e circondata da boschi, a pochi minuti dal centro storico sulla riva sinistra del fiume Bisenzio. Storia, fascino, silenzio e una piscina che utilizza l'antica vasca per l'allevamento dei pesci che esisteva già nel 1400.

DOVE MANGIARE
Baghino, via dell'Accademia
A due passi dal Duomo, è una istituzione della cucina tradizionale toscana. Soprattutto, la bistecca alla fiorentina e i piatti pratesi come i sedani ripieni e le “pesche” della pluripremiata vicina pasticceria Nuovo Mondo.
Trattoria Soldano
Ha due sedi - una in via Pomeria vicino a piazza San Marco, l'altra a un passo da piazza del Duomo - ma la stessa filosofia: piatti gustosi della tradizione, “quella della nonna che piace a tutti, anche nel nuovo millennio”. Trippa, fagioli, E prezzi senza sorprese.
I Corti Sotto le logge di piazza Mercatale, un ristorante di pesce che punta su qualità e gusto, dalla battuta di gamberi al coltello con mela verde e sbriciolata di pane agli spaghetti con arselle sgusciate in bianco. Due fratelli, Marco in sala e Lorenzo in cucina, e un sogno che si è realizzato.

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