STUDI LEGALI 2020 - le prospettive

La rivincita dell’arbitrato: tempi e procedure pìù flessibili

di Elena Pasquini

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2' di lettura

L’imperativo 2020 per l’arbitrato è sperimentare e superare i propri limiti funzionali, reali e percepiti. Va in questa direzione il manifesto di fine aprile firmato da 12 associazioni arbitrali tra cui quella di Milano, apripista per l’Italia: «Una dichiarazione di collaborazione per rilanciare l’arbitrato internazionale», si legge nel comunicato della Camera arbitrale di Milano, considerato «lo strumento più idoneo a rafforzare le relazioni commerciali tra le imprese di diversi Paesi».

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Che il primato debba spettare a questo istituto non è scontato per gli specialisti del settore, che pure riconoscono l’utilità di alcune sue caratteristiche. «L’arbitrato – afferma il partner Cleary Gottlieb, Carlo Santoro – da tempo è oggetto di critiche per i suoi tempi e costi. Il suo cardine è, però, la volontà delle parti che consente ampie possibilità di adattarlo alle proprie esigenze specifiche, anche nel contesto di una crisi diffusa come quella generata dal Covid-19, a fronte della quale le parti potrebbero avere una chiara preferenza per strumenti flessibili».

La percezione è che lo shock subito in tutti i settori su cui insistono i cosiddetti «rapporti di durata» – dalle locazioni alle forniture, dagli appalti alle acquisizioni – renderà più pacato l’approccio alle controversie e aumenterà la ricerca di soluzioni più flessibili rispetto all’applicazione delle norme di diritto. «Benché, in un’ottica di soluzione più morbida della controversia, potrebbe essere semmai la mediazione l’istituto più adatto», continua Santoro.

All’orizzonte, i nodi legati all’esecuzione dei contratti. «Il settore è quasi inevitabilmente destinato ad avere uno sviluppo legato all’emergenza, come in altre crisi», dichiara Luca Radicati di Brozolo, partner di ArbLit. «Per mia esperienza, gran parte del grande contenzioso internazionale finisce in arbitrato – continua l’avvocato – che offre alle parti un sistema di soluzione delle controversie neutrale, uniforme e prevedibile, diversamente da un processo presso il giudice nazionale. Per le piccole liti, invece, spesso non è un istituto conveniente».

Importante è, infatti, la differenza tra la prospettiva internazionale, nella quale il mercato legale è altamente specializzato e definito, e quella nazionale, che pure si sta lentamente adeguando agli standard anglosassoni. Le barriere in accesso saranno sempre meno anche grazie alla tecnologia che renderà le procedure meno costose e più gestibili, mentre si fa avanti una nuova leva di giovani professionisti italiani che padroneggiano l’inglese e si confrontano sulla materia con colleghi di altri Paesi.

In una prospettiva incerta sui tempi e sui modi della ripartenza a livello globale, risulta funzionale la maggiore flessibilità dell’istituto nella sperimentazione di soluzioni alternative per evitare lo stallo. Mentre nelle aule di giustizia si tentava di gestire la serrata, nel campo dell’arbitrato molti si sono chiesti subito come declinare la “nuova normalità” del post lockdown. Udienze virtuali e gestione della riservatezza tra i nodi da sciogliere, anche in ambito domestico. «Presso alcune istituzioni arbitrali si stanno valutando procedure accelerate e semplificate, che potrebbero essere particolarmente adatte per controversie di natura Covid-19 – raccontano da Cleary –. Possibile che regolamenti di questo tipo siano resi disponibili già nelle prossime settimane».

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