L’assegnazione

La rivincita di Vibo, Capitale del libro 2021

di Donata Marrazzo

(Naeblys - stock.adobe.com)

3' di lettura

«Far entrare prepotentemente il libro nella vita delle persone». Una missione forte per una città come Vibo Valentia, sempre in fondo alle classifiche su benessere e qualità della vita. La cittadina calabrese (34mila abitanti) è stata proclamata Capitale del libro 2021, il premio istituito lo scorso anno dal ministro della Cultura Dario Franceschini per promuovere e sostenere la lettura: all'unanimità, la giuria, composta da Romano Montroni, Valentina Alferj, Angelo Piero Cappello, Fulvia Amelia Toscano e Marcello Veneziani, ha valutato di grande qualità le iniziative presentate, «in cui si fondono rigore ed entusiasmo».

500mila euro per promuovere la lettura

Le attività proposte coinvolgono cittadini, associazioni e istituzioni culturali in progetti che ruotano intorno alle biblioteche, ai libri e alla lettura, anche fuori dai luoghi tradizionali. Per realizzarli, ora la città ha a disposizione 500mila euro.

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Fra la commozione della sindaca Maria Limardo (”Stiamo facendo davvero un grande percorso per il riscatto della nostra comunità») e le dichiarazioni del ministro («Vibo Valentia è la prima ad essere proclamata e resterà nel tempo»), c'è chi, apprendendo la notizia, ne gioisce senza cadere, però, dalle nuvole.

Il vanto del Sistema bibliotecario vibonese

Gilberto Floriani, che ha realizzato il Sistema bibliotecario vibonese, polo regionale per le politiche della lettura, riconosciuto tra le maggiori istituzioni culturali della Calabria, sa quanto la città sia da sempre sensibile alla cultura. Come direttore artistico del Festival Leggere & Scrivere, manifestazione letteraria che dal 2012 richiama da tutta Italia 30mila persone, ritiene che la proclamazione di Vibo a Capitale del libro sia «un'ennesima sfida, a dimostrazione che ci sono cose che possono riuscire bene anche qui. Porteremo avanti le nostre attività, continuando a promuovere la lettura. Del resto se la gente legge, pensa meglio e quindi vive meglio».

Il Comune contro la povertà educativa

Il Comune, come si legge nel dossier presentato per la candidatura al premio, patrocina da tempo attività di contrasto alla povertà educativa. Con T.E.R.R.A. (Talent Empowerment Risorse Reti per Adolescenti), ad esempio, progetto nazionale promosso da “Impresa sociale con i bambini”, Vibo sperimenta nuovi modelli di inclusione, riscoprendo identità e territorio e stimolando il talento, le competenze, le capacità, l'intelligenza emotiva e l'intraprendenza dei giovani.

Sorace, «La cultura sta dalla parte giusta»

Domenico Sorace, avvocato e scrittore, è una figura autorevole della città: «Questo territorio ha una ricca e complessa identità culturale che parte dalla civiltà micenea e passa per il mondo greco, bizantino, normanno. Vibo ha memoria di se stessa, ma forse le manca la totale consapevolezza della sua storia. È lì, in quei vuoti di coscienza, che spesso si insinua il peggio, la criminalità, per intenderci, voce importante del bilancio della città. La cultura, però, ha la forza di stare dalla parte giusta. E se oggi Vibo è capitale del libro, oltre il momento celebrativo, deve assumersene il peso e la responsabilità. Tutta la Calabria può cogliere questa occasione per imparare a fare di sé una nuova narrazione, più completa ed esauriente».

Rubbettino, «La forza eretica ed eversiva dei libri»

«La cultura ancora una volta dimostra la sua forza rigenerativa», afferma Florindo Rubbettino, fra gli editori più importanti del Mezzogiorno, punto di riferimento nazionale per la saggistica in materia di economia, politica e scienze sociali. «Come Matera capitale europea della cultura su cui nessuno avrebbe scommesso, Vibo Valentia ci dimostra che ogni territorio può essere centrale se recupera dalla storia e dalla cultura la sua forza reinterpretandola attraverso traiettorie di innovazione. L'auspicio è che questa finestra aperta su una comunità, sia aperta anche per far entrare aria pulita su questi territori e possa dispiegare i suoi effetti eversivi ed eretici. Perché il libro e la cultura – conclude l'editore calabrese - devono servire a questo, altrimenti faremo solo retorica e perderemo l'ennesima occasione».

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