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La rivolta dei giovani banchieri di Goldman: condizioni “disumane”

Un sondaggio uscito online denuncia 100 ore settimanali di lavoro e abusi ai danni di un esercito di analisti junior durante il boom di Spac e Ipo

di Marco Valsania

4' di lettura

Il boom di operazioni, di Spac e di Ipo, ha scatenato una nuova crisi a Wall Street. Non una bolla di Borsa, bensì una insurrezione contro super-lavoro nei ranghi più bassi dei protagonisti dell’alta finanza. A fare le spese del boom è un esercito di giovani banchieri e analisti, spesso arruolati appena usciti dall'università. Se i loro salari sono superiori alla media e il sogno è di fare fortuna in futuro, questa “manovalanza” di Wall Street ha adesso denunciato condizioni di lavoro intollerabili e si è ribellata. Un sondaggio autogestito da reclute della banca d’affari per eccellenza, Goldman Sachs, è stato fatto circolare in questi giorni sui social media con il provocatorio look e la grafica di un vero e proprio rapporto bancario. Ma ha portato in realtà alla luce uno dei lati oscuri di Wall Street: una crisi interna fatta, per i neofiti, di orari di lavoro punitivi, in media 95 ore la settimana ma anche fino 110, con cinque ore in media per dormire la notte. Di maltrattamenti da parte dei senior banker. E, a somme fatte, di un serio deterioramento della salute mentale oltre che fisica.

Lavoro “disumano”

Lo spettro, insomma, è di uscire bruciati in poco tempo dal tritacarne di Wall Street. Il clima di lavoro viene apostrofato come «disumano» e caratterizzato da «abusi». Fatto di scadenze definite non realistiche e di moli di lavoro insostenibili. Mentre le istanze dei dipendenti junior vengono ignorate durante i meeting. Conclusione: i giovani ribelli sono decisamente insoddisfatti. E hanno reso pubblico il loro sondaggio: comparso inizialmente su Instagram, su un account chiamato Litquidity, è stato poi rapidamente ripreso da molteplici mass media.

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Lo slogan: la settimana lavorativa di 80 ore

Il campione che ha preso parte alla “poll” è stato limitato, 13 dipendenti di Goldman solo negli Stati Uniti. Ma è considerato rivelatore d'una situazione più ampia e di obiettivi condivisi da molti. I 13 hanno indicato che se le cose non miglioreranno lasceranno l'azienda entro sei mesi. Ed ecco le richieste o raccomandazioni: una settimana lavorativa di 80 ore. Il sabato sempre libero, dopo uno stop al lavoro venerdì alle 9 di sera. Chiesto anche un alleggerimento delle scadenze e del carico di lavoro.

«Mi fa male dappertutto»

Numerose le testimonianze emerse dal documento che hanno corpo alla denuncia. «La perdita di sonno, il trattamento da parte dei senior, lo stress mentale e fisico… Sono passato da bambino per i programmi di adozioni e questo è peggio», scrive un analista. Un altro: «Il mio fisico duole in continuazione e mentalmente sono in pessimo stato». Ancora, un terzo: «Qui si va oltre il lavoro duro. Qui si tratta di una realtà inumana e di abuso». Per l'esattezza il 77% ha affermato di essere stato vittima di abusi sul lavoro, il 17% ha riportato d'esser stato oggetto di urla e insulti e l'88% ha lamentato «eccessivo monitoraggio e micro-management». Le misure di salute fisica e mentale dei banchieri-analisti, per tutta risposta, sono precipitate: in media le valutavano rispettivamente a 9 e 8,8 in una scala fino a 10 prima di entrare a Goldman. Dopo sono scese a 2,3 e 2,8.

Goldman promette svolte

Da quanto trapelato, la protesta non è caduta nel vuoto. Goldman ha preso seriamente la ribellione, nonostante il sondaggio abbia coinvolto un numero ridotto di dipendenti e sia quindi men che scientifico. I risultati sono stati portati all'attenzione dei dirigenti fin da febbraio. Nelle ultime settimane la banca ha organizzato incontri con i dipendenti. I tredici che hanno partecipato al sondaggio non sono stati redarguiti. Anzi. La banca ha promesso nuove assunzioni nello staff più junior. I team più sotto pressione nel frattempo sarebbero stati rafforzati da trasferimenti da altri rami di attività. Focolaio di protesta: tech, tlc e media. La protesta era scaturita proprio da una delle squadre travolte da impennate di deal. Quella che si occupa di tecnologia, media e telecomunicazioni, che è stata vittima di forte turnover proprio per l'eccessiva pressione. «Riconosciamo che i nostri dipendenti sono molto impegnati – ha ammesso la portavoce di Goldman, Nicole Sharp -. Il business è a livelli storici. E dopo un anno di Covid, le persone sono piuttosto esauste. Per questo ascoltiamo le loro preoccupazioni e stiamo intervenendo per affrontarle».

La tragedia di Londra

E' uno spettro, quello di scandali sul lavoro, che fa tremare il settore. E' ancora fresca la memoria di una tragedia avvenuta nel 2013: allora un giovane stagista di Bank of America morì all'improvviso a Londra, un decesso che accese i riflettori su condizioni che lo avevano visto in piedi per molte notti di fila. Fu un dramma che spinse a riforme, compresi fine settimana off limits se non autorizzati da manager. Il cambiamento non sembra però aver fatto abbastanza, o esser stato abbastanza duraturo. Il modello, oggi come ieri, a Wall Street resta fondato sull'assunzione di migliaia di giovani, spesso dalle università più prestigiose. L'obiettivo: una successiva selezione di chi farà carriera sulla base del talento mostrato per l'alta finanza. Nel frattempo, però, quello stesso bacino di giovani serve ad assicurare lo svolgimento d’una montagna di mansioni di supporto che oggi, per molti, minaccia di rivelarsi insormontabile.


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