INNOVAzione

La rivoluzione 5.0 già bussa alle porte della manifattura italiana

di Ilaria Vesentini

(wellphoto - Fotolia)

3' di lettura

Ci sono i robot umanoidi “elastici”, i software che implementano intelligenza artificiale e programmi per far cooperare le macchine: sono solo alcuni dei 14 progetti premiati da Mit Technology Review e BBS-Bologna Business School in occasione della settima edizione di Young Innovators 2017 in corso a Bologna. Ricerca all’avanguardia accademica e aziendale che segnerà il passaggio dalla rivoluzione 4.0 a quella 5.0. «Il nostro compito di sistema Paese è tradurre questa innovazione e ricerca in linfa e strategie per la crescita», è il monito di Romano Prodi, presidente del comitato scientifico del MIT Technology Review Italia e presidente del collegio di indirizzo della Bologna Business School.

La due giorni bolognese dedicata alle “disruptive & nursing companies italiane” e alle sfide tecnologiche della nostra industria alle prese con lo tsunami della robotica, del machine learning e dell’intelligenza artificiale delinea una realtà aziendale e sociale che facciamo fatica anche solo a immaginare, «perché il 5.0 ci porterà in una dimensione “gemella” virtuale dove spazio e tempo assumono identità diversa dall’attuale», spiega Jamie Condliffe di MIT Technology Review. Ma non c’è solo robotica tra i premiati del concorso internazionale che seleziona i migliori giovani innovatori, ma anche gli specchi che seguono la luce naturale e illuminano a costo zero gli ambienti, «e pure un artigiano siciliano, 15° premio fuori categoria – sottolinea Alessandro Ovi, editore e direttore di MIT Technology Review Italia – che ha inventato un kit fai-da-te refrigerato per preparare in casa i cannoli alla ricotta di bufala, in vendita online, perché si può essere rivoluzionari anche nella tradizione».

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«Stiamo ancora implementando il piano 4.0, aspettiamo sei mesi per arrivare al 5.0», scherza il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, nel suo intervento per fare il punto sui risultati di Industria 4.0 e ricordando che sono Pmi e formazione i due binari su cui bisogna investire per competere su tecnologie digitali, Iot, big data. «I risultati li vediamo dai numeri Ucimu con un aumento del 22% delle macchine utensili - spiega il ministro a margine del Premio Young innovators 2017 – ma il Piano 4.0 è solo il primo passo di un processo a lungo termine che avrà successo solo se facciamo squadra e siamo coerenti nel tempo. I soldi ci sono e sono tanti, perché il piano nel suo complesso vale 20 miliardi di euro di incentivi fiscali e sono a disposizione delle imprese in modo semplice, immediato e senza dettami tecnologici». Nella prossima legge di bilancio, assicura Calenda, le misure saranno confermate «e con alcuni correttivi per comprendere anche investimenti in prodotti non fisici, come il cloud. E a settembre partiranno i pilastri dei Digital innovation hub e quattro-cinque competence center in giro per il Paese con diverse specializzazioni settoriali, i Fraunhofer italiani dell’Industria 4.0»>.

E Sandro Salmoiraghi, presidente di Federmacchine (la federazione dei costruttori italiani di beni strumentali, che rappresenta 4.900 imprese, 180mila addetti e oltre 42 miliardi di fatturato) ricorda che il suo comparto è il protagonista di questa rivoluzione 4.0, ma che non tutto luccica e se non si ha un approccio a lungo termine rischiamo che tra pochi anni «una acciaieria sia in balia di un quindicenne pirata informatico perché sulla cyber security siamo molto indietro; così come rischiamo di avere fabbriche piene di robot ma senza persone che li sappiano usare per la drammatica assenza di tecnici preparati per affrontare questo cambiamento: scuole e università, che dovrebbero anticipare questi passaggi storici, arrivano invece ritardo». Ma Calenda assicura che il pezzo disegnato nel Piano Industria 4.0 che prevedeva il raddoppio dei dottorati di ricerca e degli studenti Its e che non è stato avviato sarà presto recuperato nella legge di bilancio.

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