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La rivoluzione dell’eolico offshore: potrebbe darci tutta l’elettricità del mondo

Potrebbe arrivare dal vento e dal mare la prossima rivoluzione nel campo dell’energia. L’eolico offshore ha la potenzialità di soddisfare più volte l’intero fabbisogno mondiale di elettricità nel giro di un paio di decenni, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie). Il tutto ovviamente a zero emissioni. Ma per arrivare al traguardo servono grandi investimenti e un forte sostegno politico

di Sissi Bellomo

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Il campo eolico offshore di Walney, a Blackpool, sulla costa occidentale della Gran Bretagna (Reuters)

Potrebbe arrivare dal vento e dal mare la prossima rivoluzione nel campo dell’energia. L’eolico offshore ha la potenzialità di soddisfare più volte l’intero fabbisogno mondiale di elettricità nel giro di un paio di decenni, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie). Il tutto ovviamente a zero emissioni. Ma per arrivare al traguardo servono grandi investimenti e un forte sostegno politico


3' di lettura

Potrebbe arrivare dal vento e dal mare la prossima rivoluzione nel campo dell’energia. L’eolico offshore ha la potenzialità di soddisfare più volte l’intero fabbisogno mondiale di elettricità nel giro di un paio di decenni, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie). Il tutto ovviamente a zero emissioni.

Per arrivare a questo traguardo c’è però bisogno di un forte sostegno politico e finanziario (oltre che di molta fiducia nello sviluppo di tecnologie a costi più bassi di quelli attuali).

Nel primo rapporto approfondito su questa fonte di energia, l’Aie afferma che allo stato attuale i parchi eolici offshore dovrebbero attirare investimenti per 840 miliardi di dollari in giro per il mondo entro il 2040, con Europa e Cina in prima linea. La previsione di base è che capacità di generazione, che nel 2018 era di 22 Gigawatt, aumenti di altri 20 Gw l’anno: uno sviluppo enorme, che tuttavia dovrebbe addirittura raddoppiare il passo secondo l’Aie per consentirci di raggiungere gli obiettivi sul clima.

L’Agenzia dell’Ocse stima che sarebbe in realtà opportuno investire 1.200 miliardi di dollari, non solo per l’installazione delle pale eoliche (il cui costo è peraltro destinato a diminuire) ma anche per realizzare i necessari sistemi di trasmissione sottomarini e in generale per adeguare la rete elettrica. Interventi costosi, ma che che potrebbero risultare interessanti per le compagnie petrolifere.

Obbigata a fare i conti con il processo di decarbonizzazione, l’industria dell’Oil & Gas può sperare di sfruttare il know how e le tecnologie sviluppate con le estrazioni di idrocarburi offshore. E magari anche trovare qualche sinergia, finché la transizione energetica non sarà compiuta.

«Nel decennio passato – ricorda Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Aie – due grandi aree di innovazione tecnologica sono state dei game changer nel sistema energetico, provocando una marcata discesa dei costi: la rivoluzione dello shale e l’ascesa del solare fotovoltico. L’eolico offshore ora ha il potenziale di raggiungerle».

Dal punto di vista tecnico una svolta potrebbe essere vicina grazie alle turbine galleggianti, che possono essere installate anche a grande distanza dalla costa, dove fondali profondissimi impedirebbero di ancorare le pale tradizionali. Questo migliorerebbe ulteriormente l’efficienza degli impianti eolici offshore, che anche in acque basse producono più energia e in modo meno intermittente rispetto a quelli sulla terraferma. In prospettiva si apre anche la possibilità di abbinare l’eolico alla produzione di idrogeno “verde”.

Il cammino verso il sogno dell’energia pulita dal vento è comunque lungo e ricco di ostacoli, come insegna anche la lunga e travagliata storia del parco eolico di Taranto, il primo in Italia e nel Mediterraneo, che sta arrivando al traguardo (con 30 Megawatt di capacità) dopo oltre dieci anni dalla sua ideazione.

Oggi costa ben 4 miliardi di dollari costruire gli impianti per un Gigawatt di eolico offshore (anche se l’Aie è convinta che il costo scenderà di oltre il 40% nei prossimi dieci anni). E per ora questa fonte – concentrata soprattutto nel Nord Europa – alimenta appena lo 0,3% della generazione elettrica a livello globale.

L’Europa da sola potrebbe salire da 20 a 130 GW entro il 2040 con le attuali politiche, stima l’Aie. Ma se la Ue vuole raggiungere gli obiettivi di neutralità sulla CO2 allora per la stessa data potremmo arrivare a 180 GW e ricavare più elettricità dal vento offshore che dal gas.

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