La trasmissione della conoscenza

La rivoluzione digitale della formazione deve unire pubblico e privato

di Franco Amicucci

(WrightStudio - stock.adobe.com)

3' di lettura

Importanti flussi finanziari sono a disposizione delle aziende per i progetti formativi di reskilling e upskilling delle persone, necessari per far fronte alle rapide trasformazioni del lavoro e delle professionalità che richiedono un rapido e continuo aggiornamento. Alle tradizionali risorse dei Fondi interprofessionali, che si avvalgono dello 0,30% del monte stipendi di tutto il personale delle aziende private italiane, si sono aggiunte in epoca pandemia le risorse del Fondo nuove competenze e ora si stanno aggiungendo, grazie al Pnrr, nuove risorse per la formazione della pubblica amministrazione, dei disoccupati e del mondo del lavoro.

È pronto il nostro Paese a gestire efficacemente queste risorse? Il sistema della formazione professionale, i tradizionali enti di formazione, le strutture formative della pubblica amministrazione e le academy delle aziende private sono pronte a gestire processi di reskilling e upskilling di qualità per far sì che la pubblica amministrazione e le aziende private siano in grado di acquisire le competenze necessarie per tenere il passo della rivoluzione digitale e dei rapidi e improvvisi cambiamenti che stiamo tutti vivendo?

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La rivoluzione digitale impatta profondamente sull’apprendimento. Vediamo alcune delle principali tendenze, molteplici e integrate tra loro, che richiedono un adeguamento culturale e professionale del mondo della formazione. Nuove competenze sono richieste ai docenti, formatori, progettisti.

Le connessioni sempre più potenti hanno permesso, durante la pandemia, di gestire in contemporanea la Dad di milioni di studenti e lo smart working di milioni di lavoratori. Solo pochi anni fa, non sarebbe stato possibile.

Le nuove connessioni 5G, e quelle che saranno successivamente sviluppate, amplieranno le possibilità di comunicazione, permettendo di scambiare dati a velocità impensabili. Realisticamente, nei prossimi anni, nuovi calcolatori quantistici, con capacità di calcolo fino a 200 milioni di volte superiore a quella degli attuali Pc, diventeranno accessibili quanto i tablet di oggi.

Parallelamente alla crescita della potenza delle connessioni, l’infosfera si popolerà di tante nuove modalità di apprendimento virtuale, come la realtà virtuale (Vr), che già oggi è in grado di trasportarci e immergerci in mondi e contesti di simulazione creati al computer, o la realtà aumentata (Ar), che può erogare informazioni, immagini, istruzioni in maniera direttamente connessa, integrando ciò che vediamo e tocchiamo.

L’intelligenza artificiale (Ai) comprende sempre meglio il nostro linguaggio e l’interazione uomo/macchina, accompagnata e potenziata, acquisisce tratti sempre più realistici e naturali. Nello stesso tempo, si alimenta e impara grazie alla mole di informazioni generata dall’utilizzo di prodotti digitali, i big data. Questo apprendimento asincrono e continuo restituisce significati e connessioni invisibili alla mente umana, con una tendenza irreversibile, che ci porta a una personalizzazione sempre più profonda dell’apprendimento.

Robot, cobot e droni acquisiscono indipendenza e autonomia e sono già in grado di aiutare o sostituire l’uomo in numerose attività. La formazione tecnica e l’apprendimento di operazioni complesse si spostano in ambienti, laboratori, campus dove queste innovazioni sono presenti con simulatori evoluti e integrati.

Lo smartphone conquista una posizione sempre più centrale per l’apprendimento, grazie alle App e al trend mondiale del microlearning, mentre le classiche piattaforme e-learning (Lms) si evolvono per tenere il passo con la rivoluzione in atto e si preparano a essere uno tra gli ambienti di apprendimento digitali.

Processi così radicali non sono indolori e una vasta fascia della popolazione e del mondo del lavoro ha difficoltà a tenere il passo e vive con sofferenza queste trasformazioni. È indubbio che questo processo, se non accompagnato, rischia di creare tante nuove emarginazioni: tecnostress e tecnofobia sono presenti, così come lo sono i rischi legati alla cybersecurity. Per questo è importante che i temi della trasformazione digitale siano centrali in tutti i programmi di apprendimento e che si lavori sulle culture, sul digital mindset e sulle competenze.

È la grande sfida delle nuove digital academy, il compito è gestire architetture, unire i puntini delle mille opportunità di apprendimento, governare la formazione formale, aprire le organizzazioni e le persone al non formale e all’informale, adattarsi alle evoluzioni della propria organizzazione, delle tecnologie, delle metodologie, Per questo, possiamo definire le academy dell’infosfera, adaptive digital academy, academy in continua evoluzione.

Ci stiamo affacciando in un nuovo mondo, dove espressioni come “apprendere nell’infosfera” e “apprendere nel metaverso” saranno presto familiari e ad aprile a Milano ci sarà il primo evento italiano, con contributi internazionali, sul metaverso.

I grandi programmi formativi di reskilling e upskilling sostenuti dal Pnrr saranno vincenti se tutti i sistemi formativi, pubblici e privati, saranno essi stessi coinvolti in questi processi di innovazione.

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