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La rivoluzione dei robot taglierà 200mila posti nelle banche Usa

Le banche e le assicurazioni sono tra le più colpite dall'invasione dei “ChatBot”, le finestre con gli assistenti virtuali, ora molto diffuse, che utilizzano l’intelligenza artificiale per rispondere all'istante alle richieste dei clienti sui siti internet e le app

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


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3' di lettura

NEW YORK - I robot e i computer minacciano l'esistenza del 14% dei posti di lavoro attuali nei prossimi venti anni sostiene, uno studio dell'Ocse. Le banche e le assicurazioni sono tra le più colpite dall'invasione dei “ChatBot”, le finestre con gli assistenti virtuali, ora molto diffuse, che utilizzano l'intelligenza artificiale per rispondere all'istante alle richieste dei clienti sui siti internet e le app. Un sistema che ha cambiato il modo con cui i brand comunicano.

Secondo uno studio di 225 pagine appena pubblicato da Wells Fargo, i robot porteranno via all'industria del credito americana 200mila posti di lavoro nei prossimi dieci anni. I tagli del personale per l'automazione, in realtà, sono molti di più perché riguardano tutte le banche del mondo, chiamate a misurarsi con la rivoluzione digitale: la scorsa settimana, ad esempio hanno iniziato a scioperare i bancari sudafricani di Nedbank, Standard Bank, Capitec e Absa dopo gli annunci di chiusure di centinaia di filiali e di tagli di organico di migliaia di persone. «Nei contact centers il cambiamento, un cambiamento drammatico è appena cominciato», racconta Michael Tang, partner di Deloitte che si occupa di innovazione dei servizi finanziari.

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Un altro report di McKinsey & Co. pubblicato a maggio stima che il personale bancario che lavora del front office, negli sportelli e nella consulenza con la clientela, diminuirà di almeno un terzo nel prossimo futuro grazie all'avvento dei robot. Anche i trader sono toccati dall'avanzata del fintech. Stando ai dati di Coalition Development l'emorragia di personale nelle banche per investment banking e trading continua ininterrotta da cinque anni.

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La macchina è in corsa ed è impossibile fermarla. Tutte le grandi banche continuano a investire in tecnologia. Lo studio di Wells Fargo stima una riduzione di almeno il 10% del totale dei posti di lavoro nel credito. Risentiranno maggiormente dei tagli i call center, i back office e i dipendenti delle filiali. I posti di lavoro legati al marketing e alla consulenza saranno risparmiati almeno per il momento, anche se i progressi dell’intelligenza artificiale potrebbero metterli a rischio in un futuro non troppo lontano.

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Per le banche e i loro clienti si tratta di cambiamento radicale che arriva al termine di “25 anni di matrimonio burrascoso” fra istituti di credito e tecnologia. Nozze che cominciano a dare i propri “frutti” e destinate, afferma l'analista di Wells Fargo Mike Mayo, a spianare la strada dell'efficienza negli istituti di credito.

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Le banche americane spendono ogni anno circa 150 miliardi di dollari in tecnologia e innovazione. Più di qualsiasi altro settore. Investimenti, efficienze, miglioramenti dei tempi e dei servizi che tradotti in parole povere significano inevitabilmente meno personale. L'Ia e il cloud computing, il machine learning e tutto il mondo delle fintech consente di mettere a punto strategie di marketing mirate, servizi su misura del cliente. «L'industria bancaria cresce più lentamente che in passato. La metà dei costi delle banche sono per il costo del lavoro e non ci sono molte altre leve da usare. Non hanno scelta», osserva Mayo riferendosi alla possibilità che le banche non siano pronte a ridurre la propria forza lavoro. Ma succederà inevitabilmente: i tagli invertiranno il trend di continua creazione di posti di lavoro nell'industria bancaria americana.

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I dati occupazionale sul settore credito della Federal Deposit Insurance Corporation (Fdic), l'agenzia federale che garantisce i depositi bancari e la solvibilità delle banche in caso di fallimento, indicano che il numero complessivo di posti nel settore si è contratto solo 16 volte dal 1935 e non si sono persi mai più di 55.000 posti di lavoro all'anno, anche durante le peggiori crisi finanziarie, quella del dot.com nel 2000 e quella dei mutui subprime nel 2007-2009. Tuttavia, se le previsioni dello studio di Wells Fargo si riveleranno vere per le banche americane si tratterà di uno scossone ben più forte di una crisi finanziaria.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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